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Le strisce nere che respirano

VHO - "Ci sono crepe che non sono mai ferite. Sono porte, ricordi, i deboli respiri di qualcosa che è vissuto – e non ha mai avuto un nome."

Báo Văn HóaBáo Văn Hóa12/07/2025

Le strisce nere che respirano - immagine 1

Ho appoggiato la mano sul muro di pietra dell'antica torre. La pietra era fredda, ma non era il freddo della materia, bensì il freddo del tempo, dei secoli trascorsi, che si erano silenziosamente depositati in ogni mattone, in ogni crepa, in ogni vena consumata. Le mie dita sembravano toccare uno strato di memoria che si era materializzato, cristallizzato nel silenzio.

Tra le crepe, sottili come segni di coltello incisi nella carne della terra e della roccia, si intravedeva una striscia scura. Non era immobile. La percepivo muoversi, come una corrente invisibile, nascosta sotto strati di tempo.

Quella striscia scura si insinuava lungo il bordo dei mattoni, seguendo le scanalature della pietra, per poi scomparire tra i ciuffi di muschio che si aggrappavano silenziosamente al muro. Sotto la luce del sole che filtrava tra i vecchi alberi, quella striscia scura brillò improvvisamente, non in modo brillante, ma in modo struggente, come l'ultimo sguardo di qualcuno che sta per andarsene.

Penso a una dinastia caduta – Champa, le sue cittadelle tinte di rosso dalla terra, i suoi dèi e le sue storie d'amore dimenticati tra le ceneri.

Forse, questo luogo un tempo era la casa di una ragazza Cham che camminava a piedi nudi sui freddi gradini di pietra, stringendo uno xilofono di pietra, con lo sguardo rivolto verso la foresta, in attesa di qualcuno che non sarebbe mai tornato.

Quando i cavalli da guerra riportarono la torre alle sue fondamenta, quando le fiamme avvolsero l'intera dinastia, quell'amore rimase, piccolo come un granello di polvere, eppure duraturo come quella macchia scura: non sarebbe mai scomparso.

Rimasi lì, in mezzo alle rovine silenziose, a vedere quella striscia scura come un'entità vivente: un flusso d'inchiostro di memoria che scorreva attraverso la storia, continuando a scrivere cose che non erano mai state nominate.

Strisce scure e sinuose serpeggiavano tra le fessure dei mattoni, per poi fondersi con le radici degli alberi, infiltrandosi nella roccia come un fiume sotterraneo senza fine. Nessuno le aveva viste di persona, ma tutti ne avevano percepito la presenza, come un sussurro nel cuore, flebile ma impossibile da ignorare.

Le strisce nere che respirano - immagine 2

Anche il cielo sopra la cupola della torre sembrava pesante. Un uccello mitico si levò inaspettatamente dall'ala della torre, non il suono di ali, ma un tocco delicato tra il cielo e la memoria. Quel suono scosse lo spazio, lasciando un'eco come un filo invisibile che collegava passato e presente, tra anima e corpo.

Nell'angolo, le dita dell'antico bassorilievo si protendevano verso l'alto, fremendo nel crepuscolo, come se cercassero di aggrapparsi a qualcosa che si stava dissolvendo. Udii il vento sibilare tra gli archi vuoti, come Shiva che si risveglia.

Lei – di origini ignote – stava in piedi accanto a me, con lo sguardo perso nel vuoto, come proveniente da innumerevoli vite. Le sfiorai la mano, sfiorando solo un sottile strato di fumo profumato d'incenso. Era l'incarnazione di coloro che avevano amato in silenzio, atteso nella nebbia e si erano dissolti in pietra.

Intuivo che nel profondo della torre si celava un cuore antico, screpolato e sanguinante, striature scure non di tristezza, ma l'impronta di storie non raccontate, di desideri inappagati.

L'amore che provai allora non aveva nome, né promesse, ma aveva una forma: la forma di una silenziosa striscia nera aggrappata a un antico muro di pietra. Non sapevo con chi fosse iniziato, né dove fosse finito, ma esisteva, senza testimoni superflui, senza cerimonie.

È una musica che non risuona con il suono, ma vibra nel petto ogni volta che tocchiamo qualcosa che un tempo era sacro.

Il muro di pietra non era più un oggetto. Era un brano musicale ancora da eseguire. Ogni crepa, ogni segno scuro, era una nota bassa e risonante. Mentre la luce svaniva attraverso il muschio, vidi non solo le cicatrici del tempo, ma anche un'anima ancora viva. E su quelle chiazze di muschio luccicanti, vidi improvvisamente sbocciare fiori verdi.

Premetti di nuovo la mano contro la pietra, non per capire, ma per rimanere in silenzio con essa. E in quel silenzio, udii un respiro, non dal tempio, ma da dentro di me.

Una parte profonda di me che un tempo avevo perso, ora sta ritornando, insieme a te, insieme alle scintillanti striature nere sullo sfondo antico.

Noi, e quell'amore, ci fondevamo nell'immensità.

Fonte: https://baovanhoa.vn/van-hoa/nhung-vet-den-biet-tho-151502.html


Tag: Champa

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