Non molto tempo fa, una spedizione di gas naturale liquefatto (GNL) è arrivata silenziosamente in un porto cinese. In particolare, questa spedizione proveniva da Arctic LNG 2, un progetto energetico russo attualmente incluso nella lista delle sanzioni statunitensi.
Allo stesso tempo, in occasione di un forum economico a Vladivostok, la Russia ha rilasciato una dichiarazione perentoria, affermando che il progetto del gasdotto Power of Siberia 2 diventerà presto realtà, a vantaggio di entrambe le parti.
Questi due eventi apparentemente non correlati hanno delineato un quadro più ampio: un profondo cambiamento nei flussi energetici globali. Più che un semplice accordo commerciale, si tratta di una mossa strategica che inaugura una nuova era del mercato del gas, in cui la Cina sta gradualmente diventando un attore di primo piano, rimodellando la concorrenza e potenzialmente sfidando il predominio delle potenze energetiche tradizionali come gli Stati Uniti.
L'asse energetico si sta spostando verso est.
Per lungo tempo, gli Stati Uniti hanno utilizzato la propria capacità di esportazione energetica come strumento di negoziazione, una forma di "soft power" sulla scena internazionale. Tuttavia, Pechino, il maggiore importatore mondiale di GNL, sta mostrando un netto cambiamento nella sua politica energetica.
Di recente, la Cina ha temporaneamente sospeso le importazioni di GNL dagli Stati Uniti, una mossa che gli analisti ritengono legata alle tensioni commerciali. Pechino si è quindi rivolta alle forniture provenienti dalla Russia.
Il progetto Power of Siberia 2, se realizzato, rappresenterebbe la prova più evidente di questo cambiamento. Il gasdotto è concepito per collegare i giacimenti di gas siberiani, che in precedenza rifornivano il mercato europeo, con il mercato cinese, passando attraverso la Mongolia.
Con una capacità prevista fino a 50 miliardi di metri cubi all'anno, pari a quasi la metà delle importazioni totali di GNL della Cina, questo progetto non rappresenta semplicemente un incremento dell'offerta, ma anche una leva strategica.
Oltre al progetto Power of Siberia 2, si ritiene che la russa Gazprom e la cinese CNPC abbiano concordato di aumentare la capacità dei gasdotti esistenti, tra cui Power of Siberia 1. Se tutti questi accordi entreranno in vigore, la quantità di gas che la Russia esporta in Cina tramite gasdotto raddoppierà.

La Russia annuncia uno storico accordo, impegnandosi a fornire alla Cina oltre 100 miliardi di metri cubi di gas naturale: una svolta che potrebbe ridisegnare la mappa energetica globale (Foto: AI).
I benefici economici sono intrinsecamente legati ai rischi.
Per la Russia, questo accordo rappresenta una via d'uscita strategica. Dopo essere stata esclusa dal mercato europeo a causa del conflitto con l'Ucraina, Mosca ha bisogno di un cliente grande e stabile che la sostituisca.
Sebbene la Russia possa dover accettare un prezzo scontato rispetto al mercato europeo, avere un partner di acquisto a lungo termine la aiuterà a mantenere i flussi energetici e ad attenuare l'impatto delle sanzioni. Ciò rafforza inoltre i legami economici e politici tra i due Paesi, creando una nuova alleanza energetica.
Per la Cina, diversificare le proprie fonti energetiche è una priorità assoluta. Con il gasdotto Power of Siberia 2, Pechino disporrà di un'ulteriore fonte affidabile di gas naturale, non soggetta ai rischi geopolitici in mare o alle problematiche legate al commercio internazionale.
Il gas naturale fornito tramite gasdotti tende inoltre ad avere prezzi più stabili rispetto al GNL, offrendo alla Cina un maggiore controllo sui costi energetici. Inoltre, grazie a questo nuovo potere contrattuale, la Cina può negoziare prezzi migliori nei futuri contratti per il GNL.
Tuttavia, questo accordo non è privo di rischi. Molti analisti rimangono scettici sulla probabilità che il progetto Power of Siberia 2 venga effettivamente realizzato.
"Permane una notevole incertezza sulla realizzazione del progetto, soprattutto perché Cina e Russia devono ancora raggiungere un accordo su prezzo, produzione e finanziamento", ha affermato Anne-Sophie Corbeau, studiosa di studi globali presso la Columbia University.
La questione dei prezzi, che da molti anni rappresenta un ostacolo, rimane irrisolta. Resta da vedere se la Russia accetterà margini di profitto inferiori in cambio di un mercato stabile che sostituisca l'Europa. Inoltre, la Cina si è dimostrata piuttosto reticente.
Questo cambiamento creerà un effetto domino sul mercato energetico globale. Una volta che la Russia reindirizzerà il suo gas dall'Europa all'Asia e la Cina aumenterà le sue importazioni di gas tramite gasdotto, la domanda di GNL diminuirà.
Secondo Florence Schmit, stratega energetica di Rabobank, non esiste alcuno scenario in cui la Cina possa contemporaneamente raddoppiare le importazioni di gas tramite gasdotto, mantenere una forte produzione interna e continuare ad aumentare le importazioni di GNL.
Ciò pone un difficile dilemma per gli esportatori statunitensi di GNL. Con numerosi progetti di esportazione in corso, una riduzione delle importazioni cinesi creerebbe un forte shock.
Le compagnie energetiche statunitensi potrebbero trovarsi ad affrontare una sovraccapacità produttiva, compromettendo i progetti futuri e potenzialmente costringendole ad accettare prezzi più bassi. "Questi accordi infliggeranno un duro colpo all'industria globale del GNL e ai maggiori fornitori mondiali di GNL", ha affermato Schmit.
L'accordo Power of Siberia 2 ha lanciato un segnale forte: il mondo sta assistendo all'emergere di un nuovo asse energetico. Questo non solo sta rimodellando i flussi di merci, ma sta anche mettendo in discussione le strutture di potere economico consolidate da decenni.
Fonte: https://dantri.com.vn/kinh-doanh/khi-dot-nga-do-ve-trung-quoc-va-thoa-thuan-lich-su-20250905181942987.htm
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