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Il Giappone si è presentato alla partita controil Brasile come una squadra disciplinata, tenace e molto difficile da battere. |
Il Brasile ha vinto il proprio girone ai Mondiali del 2026, evitando molti scenari complicati, ma il sorteggio contro il Giappone si è rivelato tutt'altro che facile. La nazionale asiatica ha chiuso al secondo posto nel Gruppo F, rimanendo imbattuta e accedendo alla fase a eliminazione diretta con la sua immagine ben nota: disciplinata, tenace e difficile da scardinare.
Felipe Melo definì il Giappone "robozinhos", ovvero "piccoli robot". Sebbene forse un po' ironico, questo termine descrive accuratamente la natura dei Samurai Blue. Erano ben organizzati, tatticamente astuti, mantenevano un'alta intensità e raramente rompevano la propria struttura.
La differenza è che questi "robot" ora sanno correre e seguire gli ordini, non solo correre. Come ha ammesso lo stesso Felipe Melo, il Giappone ora possiede abilità tecniche oltre alla disciplina e alla velocità. Ecco perché il Brasile non può più vederli come una squadra che sa solo come affrontare gli avversari.
Anche Eder Militao ha lanciato un avvertimento simile. Nonostante sia stato messo fuori gioco da un infortunio, il difensore del Real Madrid ritiene che il Giappone stia vivendo uno dei periodi migliori della storia della squadra. Ha sottolineato che il Brasile deve stare molto attento, perché i suoi avversari "non smettono mai di correre".
Quel commento non era solo una questione di cortesia. Il Giappone si sta sviluppando in una direzione ben precisa da molti anni. Hanno un ottimo sistema di formazione giovanile, incentrato sulle competenze tecniche, sulla struttura tattica e sull'invio sempre più frequente di giocatori nei principali campionati europei.
Quando quei giocatori tornarono in nazionale, il Giappone non si affidò più esclusivamente allo spirito di squadra. Possedeva una maggiore qualità individuale, uno stile di gioco più moderno e un livello di competitività più elevato contro squadre più forti. Il meritato pareggio contro l'Olanda ne è la prova.
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Felipe Melo ha definito la nazionale giapponese "robozinhos" per la loro capacità di attenersi alle tattiche e mantenere un'intensità elevata. |
È straordinario che il Giappone sia riuscito a raggiungere questo risultato nonostante l'assenza di diversi giocatori chiave come Morita, Endo, Mitoma e Minamino. Una squadra che ha perso così tanti giocatori cruciali, ma che è comunque riuscita a mantenere la stabilità, dimostra che la profondità del suo sistema non è più così esigua come un tempo.
Il Brasile è pur sempre il Brasile. Possiede la classe, la tradizione e la determinazione di una potenza calcistica. Felipe Melo crede addirittura che il Brasile "schiaccerà" il Giappone, pur ammettendo che sarà una partita difficile.
Ma proprio questa fiducia è qualcosa che il Brasile deve tenere sotto controllo. Il Giappone non fa paura perché ha un giocatore di punta capace di decidere una partita alla maniera brasiliana. Sono formidabili perché l'intera squadra riesce a trascinare gli avversari in una battaglia ad alta intensità, dove la concentrazione e la disciplina vengono mantenute fino all'ultimo minuto.
Per Ancelotti, questa è la prima vera prova nella fase a eliminazione diretta. Il Brasile deve dimostrare di non essere forte solo di nome, ma anche abbastanza astuto da scardinare un avversario ben organizzato. Contro il Giappone, qualsiasi momento di disattenzione potrebbe costare caro.
I "Samurai Blue" potrebbero non essere abbastanza forti da causare una clamorosa sorpresa. Ma sono abbastanza fastidiosi da far capire al Brasile che non c'è spazio per la presunzione nella fase a eliminazione diretta.
Fonte: https://znews.vn/nhat-ban-khong-den-de-lam-nen-cho-brazil-post1664315.html






























































