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Si tratta di una tecnica microchirurgica complessa, che richiede assoluta precisione e una "golden hour" per l'esecuzione.
Nello specifico, l'area danneggiata si trova a livello dell'articolazione interfalangea distale (DIP), dove il diametro dei vasi sanguigni è di soli 0,7-0,8 mm. Queste strutture sono estremamente piccole e fragili, e la loro riconnessione richiede una precisione quasi assoluta, oltre a grande abilità e intensa concentrazione da parte dell'équipe chirurgica.
Grazie a una formazione approfondita e specializzata in microchirurgia, i medici hanno trattato rapidamente la ferita, individuato e ricollegato con successo i vasi sanguigni, i nervi e i tendini flessori del dito amputato. Dopo molte ore di lavoro, l'intervento si è concluso con pieno successo.
Dopo due settimane di monitoraggio, il dito si presentava caldo, roseo, con un buon ritorno capillare e senza segni di necrosi, a conferma della stabilità dell'arto e aprendo a un'alta probabilità di recupero funzionale per il paziente.
Nel malaugurato caso di un grave infortunio, è fondamentale recarsi immediatamente presso una struttura medica qualificata per ricevere cure tempestive. La corretta conservazione dell'arto amputato (pulizia, avvolgimento in garza umida, inserimento in un sacchetto sigillato e successiva conservazione in ghiaccio) e il tempestivo arrivo in ospedale sono fattori chiave per aumentare le probabilità di successo di un intervento di reimpianto dell'arto.
Fonte: https://baodanang.vn/noi-thanh-cong-dot-tay-bi-dut-bang-ky-thuat-vi-phau-3299376.html








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