Nonostante le accuse e le azioni penali intraprese dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, Donald Trump rimane in testa tra gli otto candidati repubblicani alla presidenza.
| Donald Trump (al centro) resta in testa nella corsa per la nomination repubblicana alla presidenza. (Fonte: AP) |
Secondo quanto riportato da The Hill (USA), in soli tre giorni (12-14 giugno 2023), dopo la citazione in giudizio di Donald Trump da parte del tribunale di Miami, il suo team elettorale ha raccolto 2 milioni di dollari durante una festa al Bedminster Golf Club; i restanti 4,5 milioni di dollari sono stati donati direttamente dagli elettori che sostenevano il politico .
Inoltre, sondaggi e valutazioni di analisti politici americani indicano che, nonostante le accuse a suo carico, l'ex presidente Donald Trump continua a guidare la corsa repubblicana alla presidenza, con il governatore della Florida Ron DeSantis al secondo posto.
Ad oggi, il Partito Repubblicano conta otto candidati. L'ultimo arrivato nella lista è Francis Suarez (cubano-americano), sindaco di Miami, in Florida.
All'inizio del suo mandato, il presidente Biden dichiarò che non avrebbe commentato le indagini del Dipartimento di Giustizia, in particolare quelle riguardanti l'ex presidente. Da quando il suo predecessore è stato incriminato il 13 giugno, ha mantenuto il silenzio. Alcuni suoi collaboratori sperano che il presidente Joe Biden riconsideri questa decisione, dato che le elezioni del prossimo anno potrebbero rappresentare una rivincita con l'ex presidente Trump, anche se la battaglia legale non è ancora conclusa.
Mentre i consiglieri del presidente Biden elaboravano la strategia per la prossima campagna elettorale, sostenevano che il silenzio sulle accuse contro Trump avrebbe privato Biden di una potente arma politica nella sua corsa alla rielezione. Il numero di capi d'accusa penali a carico di Trump è in aumento e potrebbe presto includere accuse di interferenza elettorale e incitamento alle rivolte del 6 gennaio 2020. Queste accuse costituiscono la base della tesi di lunga data del presidente Biden, secondo cui Trump rappresenta l'unica minaccia alla democrazia americana.
Nel frattempo, i senatori repubblicani temono che i problemi legali di Trump possano svantaggiare significativamente i loro candidati alle elezioni presidenziali del 2024. Credono che la battaglia tra il Dipartimento di Giustizia e Trump diventerà una prova cruciale, proprio come le affermazioni del politico secondo cui le elezioni del 2020 sarebbero state "rubate" divennero un punto di forte contesa nelle primarie repubblicane di due anni prima.
I senatori repubblicani temono che l'influenza di questo politico sui media possa far perdere interesse agli elettori, soprattutto alle donne dei sobborghi, compromettendo le possibilità del Partito Repubblicano di riconquistare il Senato o di difendere la sua fragile maggioranza alla Camera dei Rappresentanti.
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