
Rischi esistenti
Giugno non è solo il mese in cui iniziano le vacanze estive per gli studenti, ma anche il Mese d'azione per l'infanzia. Nel 2026, il tema scelto è "Bambini felici, sicuri e fiduciosi nell'era digitale", a testimonianza di una realtà sempre più evidente: l'ambiente digitale è diventato parte integrante della vita dei bambini.
Secondo l'UNICEF Vietnam, quasi 9 bambini vietnamiti su 10 di età compresa tra i 12 e i 17 anni utilizzano attualmente internet. Lo spazio online offre opportunità di apprendimento, accesso alla conoscenza, connessione con gli amici e sviluppo di competenze. Tuttavia, insieme a questi vantaggi, si presentano una serie di rischi, come l'uso improprio dei dati personali, le frodi online, l'esposizione a informazioni dannose, gli abusi sessuali online e la dipendenza dai dispositivi elettronici.
Le statistiche dimostrano che non si tratta di una minaccia lontana. Secondo il Ministero della Salute , da giugno 2021 a giugno 2025, la linea telefonica nazionale di protezione dell'infanzia 111 ha ricevuto oltre 1,55 milioni di chiamate, di cui 2.439 relative a segnalazioni di abusi su minori online. Le principali problematiche segnalate includevano abusi sessuali su minori online, violenza e bullismo online, pubblicazione di informazioni personali online al fine di offendere l'onore e la dignità, e adescamento o vendita di minori attraverso l'ambiente digitale.
Oltre ai rischi facilmente identificabili, gli esperti mettono in guardia anche sugli impatti più lievi, ma altrettanto preoccupanti, sullo sviluppo dei bambini.
Un fenomeno di cui si è parlato molto di recente è il "cervello da popcorn". Questo termine descrive uno stato di attenzione che si sposta costantemente da un contenuto all'altro sotto l'influenza di stimoli rapidi e continui provenienti dall'ambiente digitale, in particolare dai brevi video sui social media.
Una meta-analisi su larga scala, condotta su circa 98.000 partecipanti, ha dimostrato che l'uso prolungato di video brevi è associato a problemi di concentrazione, perdita di memoria, disturbi della qualità del sonno e problemi di salute mentale. Man mano che il cervello si abitua a ricevere stimoli brevi, rapidi e continui, le attività che richiedono pazienza, come leggere, studiare o concentrarsi su un problema per periodi prolungati, diventano più difficili.
In particolare, i bambini e gli adolescenti sono considerati il gruppo più vulnerabile perché sono anche coloro che trascorrono più tempo sulle piattaforme digitali durante le vacanze estive.
Il professor Huynh Van Son, rettore dell'Università di Educazione di Ho Chi Minh City, ritiene che i rischi nel cyberspazio non risiedano solo nelle attività illegali, ma anche nei sottili impatti sullo sviluppo della personalità dei bambini. Secondo lui, l'aspetto preoccupante non è che i bambini vedano contenuti dannosi, ma piuttosto la loro ripetuta esposizione a norme distorte, al punto da considerarle normali.
Il signor Son ha inoltre messo in guardia dal rischio di manipolazione cognitiva, in quanto i bambini vengono fuorviati da tendenze pericolose, sfide, pubblicità ingannevoli o modelli di comportamento privi di valore, senza rendersi conto di essere influenzati.
Dalla protezione all'emancipazione.
Considerata la crescente complessità dei rischi, molti esperti ritengono che la protezione dei minori nell'ambiente digitale non possa limitarsi al monitoraggio o al divieto. "L'importante è non educare i bambini a essere semplici utilizzatori della tecnologia, ma piuttosto aiutarli a diventare cittadini digitali responsabili e competenti, capaci di padroneggiarla", ha sottolineato il professor Huynh Van Son.
Secondo lui, una delle competenze più importanti che i bambini devono acquisire fin dalla tenera età è la capacità di selezionare e valutare le informazioni. In un'epoca in cui un singolo clic può condurre i bambini a milioni di fonti di dati, la preoccupazione non è la mancanza di informazioni, ma l'incapacità di distinguere quali siano affidabili. I bambini devono essere guidati nell'apprendimento di come porre domande, verificare le fonti e analizzare criticamente le informazioni, anziché riceverle passivamente. Inoltre, hanno bisogno di sviluppare capacità di autogestione nell'ambiente digitale, imparando a bilanciare il tempo online e offline, a controllare le emozioni quando partecipano ai social media, a proteggere i dati personali e a chiedere aiuto quando incontrano difficoltà.
Una tendenza significativa è che molti paesi in tutto il mondo hanno iniziato a inasprire le normative sull'uso dei social media da parte dei minori. L'Australia è stata il primo paese a vietare l'uso dei social media ai minori di 16 anni. Anche il Canada, il Regno Unito e diversi paesi europei stanno valutando o implementando misure simili. Questa tendenza riflette la crescente preoccupazione per l'impatto dei social media sulla salute mentale dei giovani e la richiesta che le piattaforme tecnologiche si assumano maggiori responsabilità nella protezione dei loro giovani utenti.
In Vietnam, oltre a educare i bambini alle competenze digitali, molti esperti ritengono necessario studiare con urgenza normative adeguate, barriere tecniche e meccanismi di monitoraggio per le piattaforme transfrontaliere al fine di limitare i contenuti dannosi, ridurre il rischio di dipendenza e rafforzare la protezione dei giovani utenti.
Gli esperti sostengono inoltre che internet non dovrebbe essere considerato un luogo pericoloso da vietare, ma piuttosto un nuovo ambiente di vita per i bambini. Una volta che diventa un ambiente di vita, invece di limitarsi a erigere barriere protettive, è fondamentale fornire ai bambini gli strumenti per identificare i rischi, reagire ad essi e chiedere aiuto quando necessario.
Ciò si allinea anche con l'orientamento del settore sanitario, poiché il Mese d'azione per l'infanzia del 2026 sottolinea la necessità di costruire un "sistema immunitario digitale" per le generazioni future. Si tratta della capacità di proteggersi dagli impatti negativi dell'ambiente online attraverso la conoscenza, le competenze, i valori di vita e la responsabilità personale.
In questo processo, famiglia, scuola e società devono diventare i tre pilastri che accompagnano i bambini. La cosa preoccupante non è che i genitori non conoscano le password dei telefoni dei figli, ma che non sappiano cosa succede nella loro mente. Il contatto, il dialogo e la compagnia degli adulti rimangono il fondamento più importante a cui i bambini possono rivolgersi per chiedere aiuto quando incontrano problemi online.
Fonte: https://daidoanket.vn/xay-dung-he-mien-dich-so-cho-tre-em.html






