Operai e carpentieri stanno ricostruendo nuove strutture di quarantena, in sostituzione di quelle distrutte il 21 maggio nel distretto di Rwampara. La scena mostra ancora letti e materassi carbonizzati sparsi ovunque.
Il dottor Isaac Mugeni ha riferito che molte persone hanno protestato e aggredito gli operatori sanitari a causa della mancanza di informazioni accurate sull'Ebola. Secondo lui, questo malinteso ha indotto alcuni pazienti in cura ad abbandonare le strutture mediche e a tornare a casa.
Le difficoltà a livello locale derivano non solo dalla mancanza di strutture di trattamento, ma anche dalla riluttanza psicologica dei familiari ad ammettere l'infezione da Ebola.



Nella Repubblica Democratica del Congo, gli operai stanno ricostruendo con urgenza un centro per la cura dell'Ebola alla periferia della città di Bunia.
Il dottor Isaac Mugeni ha affermato che alcune famiglie non hanno segnalato la malattia e hanno tenuto in casa le persone infette da Ebola. Di conseguenza, molti pazienti sono stati portati nelle strutture mediche solo quando la malattia era già progredita a uno stadio grave e critico.
Le autorità sanitarie di tutto il mondo sono attualmente impegnate in una corsa contro il tempo per individuare le opzioni mediche più efficaci per contenere l'epidemia di Ebola in Congo, legata al raro ceppo Bundibugyo.
Al 30 maggio, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha segnalato che il numero di casi sospetti di Ebola era salito a 1.028, di cui 225 casi confermati.
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Fonte: https://htv.vn/chdc-congo-khan-truong-khoi-phuc-co-so-y-te-de-doi-pho-ebola-222260530184238502.htm








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