Il rotolo, lungo circa 7,34 metri e risalente a oltre 2.200 anni fa, è uno dei sette antichi rotoli scoperti nella zona di Qumran, vicino al Mar Morto, nel 1947. Si tratta di un documento fondamentale che aiuta i ricercatori a comprendere la storia dell'Antico Testamento.
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| Gli scribi scelsero uno stile di scrittura che consentisse ai lettori dell'epoca, principalmente di lingua aramaica, di leggere l'ebraico con maggiore precisione. (Fonte: Times of Israel) |
Il professor Marcello Fidanzio dell'Università della Svizzera Italiana ha affermato che la conclusione si basa sull'analisi materiale del rotolo, in particolare sulle differenze tra i primi otto fogli di pergamena e i successivi nove.
Secondo lui, le due parti presentavano processi di fabbricazione differenti e anche il numero di toppe e segni di riparazione differiva in modo significativo, il che indica che non erano state prodotte contemporaneamente.
I ricercatori hanno notato che la prima parte, contenente i capitoli da 1 a 33 del libro di Isaia, presenta numerose cuciture e rattoppi, e in alcuni punti sono stati persino incollati lembi di pelle per rinforzarla.
Al contrario, le sezioni successive – capitoli 34-66 – non mostrano praticamente alcun segno di interferenza. Sono state inoltre rilevate alcune differenze nella grafia, nell'ortografia e nella struttura del testo.
Analisi precedenti, compresi studi che utilizzano l'intelligenza artificiale, hanno suggerito che almeno due copisti siano stati coinvolti nel processo di copiatura di questo rotolo.
Tuttavia, nuove ricerche sottolineano la natura fisica del manoscritto, suggerendo che il rotolo abbia subito un lungo processo di formazione e consolidamento.
Secondo il professor Fidanzio, il rotolo riflette il modo in cui gli antichi interagivano con i testi sacri, con centinaia di revisioni e aggiunte apportate nel corso delle generazioni.
Fidanzio sostiene che i testi biblici di quel periodo non fossero del tutto statici, ma rimanessero "dinamici" e si modificassero in base alle esigenze dei lettori.
Fidanzio osservò: "Gli scribi scelsero uno stile di scrittura che avrebbe permesso ai lettori dell'epoca, principalmente di lingua aramaica, di leggere l'ebraico con maggiore precisione".
Il rotolo sarà esposto integralmente al Museo d'Israele all'inizio del 2026, per la prima volta dal 1968. In concomitanza con la mostra, il museo presenterà anche il libro "Il grande rotolo di Isaia: Parole dal deserto", una raccolta di studi di numerosi studiosi internazionali.
Gli scienziati continuano a studiare le origini del cuoio e il processo di lavorazione, nella speranza di contribuire a una comprensione più chiara della formazione di uno dei manoscritti biblici più importanti giunti fino a noi.
Fonte: https://baoquocte.vn/cong-bo-nghien-cuu-moi-ve-hien-vat-kinh-thanh-co-e-sai-343177.html









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