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| I mercati azionari globali hanno aperto la settimana in territorio negativo. |
I mercati azionari globali hanno aperto la settimana in territorio negativo, poiché la dura retorica del presidente statunitense Donald Trump sui dazi ha alimentato i timori di una nuova spirale di tensioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa. Il crollo dei mercati ha coinciso con un indebolimento del dollaro statunitense, mentre i beni rifugio come oro, argento, yen giapponese e franco svizzero sono stati acquistati massicciamente dagli investitori.
Nell'ultima seduta di contrattazione, il mercato azionario statunitense è rimasto chiuso per la festività del Martin Luther King Jr. Day, ma ciò non ha impedito al sentiment negativo di diffondersi anche sui mercati dei derivati. I future sull'S&P 500 e sul Nasdaq hanno entrambi perso oltre l'1,2%, riflettendo una chiara cautela da parte degli investitori in un contesto di crescenti incertezze geopolitiche e commerciali.
In Europa, la pressione di vendita è stata più marcata. L'indice STOXX 600 è sceso dell'1,2%, trascinando al ribasso anche gli altri principali indici blue-chip. I mercati di Francoforte, Parigi e Londra hanno registrato ribassi, con perdite comprese tra lo 0,4% e l'1,7%. Questa dinamica riflette l'elevata sensibilità dei titoli azionari europei al rischio di dazi diretti da parte degli Stati Uniti, soprattutto considerando i profondi legami commerciali tra le principali economie della regione e Washington.
In Asia, il quadro dei mercati è risultato più eterogeneo. L'indice Nikkei giapponese ha perso lo 0,7%, mentre l'indice più ampio delle azioni dell'Asia-Pacifico, escluso il Giappone, è rimasto pressoché invariato. Gli investitori della regione si trovano ad affrontare i rischi derivanti dalle tensioni tra Stati Uniti ed Europa, monitorando attentamente i fattori interni, in particolare la politica monetaria giapponese.
La causa principale della turbolenza sui mercati globali è stata l'annuncio del presidente Trump relativo all'imposizione, a partire dal 1° febbraio, di un dazio aggiuntivo del 10% sulle importazioni provenienti da diversi paesi europei, tra cui Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Finlandia e Regno Unito. Tale dazio potrebbe addirittura aumentare al 25% dal 1° giugno, qualora non si raggiungesse un accordo sulla Groenlandia. Questa mossa ha immediatamente suscitato una forte opposizione da parte dei paesi europei, molti dei quali l'hanno considerata un atto di "ricatto" economico.
La Francia ha proposto una risposta con contromisure economiche senza precedenti, mentre l'Unione Europea sta valutando l'attivazione degli strumenti a sua disposizione. Un'opzione è un pacchetto di dazi da 93 miliardi di euro sui prodotti statunitensi, precedentemente sospeso. In alternativa, l'UE potrebbe utilizzare lo Strumento anti-coercizione per colpire gli scambi commerciali di servizi o gli investimenti statunitensi, inasprendo ulteriormente le tensioni bilaterali.
Secondo George Lagarias, capo economista di Forvis Mazars, la reazione negativa del mercato è comprensibile. Ritiene che la Casa Bianca probabilmente continuerà a utilizzare le minacce tariffarie come strumento di pressione, anche nel contesto degli accordi commerciali esistenti. Ciò rende il contesto globale degli investimenti più imprevedibile e rischioso.
Le controversie tariffarie dovrebbero rimanere un tema caldo al Forum economico mondiale di Davos, dove i leader globali, tra cui un'ampia delegazione statunitense guidata dal presidente Trump, discuteranno delle prospettive economiche e della geopolitica globale. L'evento dovrebbe fungere sia da forum di dialogo sia da banco di prova per la capacità di allentare le tensioni commerciali nel prossimo futuro.
Sul mercato valutario, un dato rilevante è stato il fatto che il dollaro statunitense ha smesso di fungere da bene rifugio come di consueto. L'euro si è ripreso dal minimo di sette settimane, salendo dello 0,4% a 1,1641 dollari. Anche la sterlina britannica ha recuperato terreno, attestandosi a 1,3422 dollari dopo l'indebolimento registrato nella sessione asiatica. Nel frattempo, il dollaro statunitense ha perso lo 0,7% contro il franco svizzero e lo 0,2% contro lo yen giapponese, segnalando uno spostamento di capitali dagli asset statunitensi.
Gli strateghi ritengono che l'indebolimento del dollaro statunitense rifletta il fatto che i rischi attuali derivano direttamente dalla politica degli Stati Uniti. Ciò potrebbe indurre gli investitori a diversificare i propri portafogli, ridurre le posizioni in attività denominate in dollari e cercare beni rifugio.
L'oro ha confermato ancora una volta il suo tradizionale status di bene rifugio, raggiungendo il massimo storico di 4.689 dollari l'oncia. Anche l'argento ha registrato una performance altrettanto positiva, arrivando a 94,08 dollari. Il forte rialzo dei metalli preziosi riflette un chiaro atteggiamento difensivo da parte degli investitori, a fronte del rischio di un'escalation della guerra commerciale e del suo impatto negativo sulla crescita economica globale.
Negli altri mercati, le azioni cinesi sono rimaste sostanzialmente invariate nonostante i dati che mostravano un rallentamento della crescita economica del quarto trimestre al 4,5%. La produzione industriale ha superato le aspettative grazie alle forti esportazioni, ma le vendite al dettaglio deboli indicano che la domanda interna rimane un collo di bottiglia. I prezzi del petrolio hanno mostrato scarse variazioni, con il Brent in leggero calo a 64,04 dollari al barile, mentre i mercati monitoravano gli sviluppi in Medio Oriente e valutavano il potenziale impatto di un eventuale riaccendersi delle tensioni commerciali.
Nel complesso, gli sviluppi attuali suggeriscono che i mercati globali stanno entrando in una fase delicata in cui le dichiarazioni politiche possono tradursi rapidamente in una significativa volatilità finanziaria. In questo contesto, l'oro e altri beni rifugio probabilmente rimarranno privilegiati fino a quando il quadro commerciale e geopolitico non si sarà chiarito.
Fonte: https://thoibaonganhang.vn/de-doa-thue-quan-cua-trump-khien-chung-khoan-lao-doc-176794.html









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