
Al Mucem è attualmente in corso una mostra speciale intitolata "Madri", dal 21 marzo al 31 agosto. Si tratta di un'ampia "indagine" sulla maternità attraverso oltre 1000 anni di storia.
Attingendo a collezioni provenienti da oltre 250 musei nazionali e importanti istituzioni artistiche di tutta Europa, il Mucem ha riunito centinaia di manufatti, tra cui dipinti a olio, sculture, installazioni video e cimeli etnografici.
Il percorso artistico ebbe inizio nel Medioevo e nel Rinascimento, dove l'immagine della madre era associata alla sacralità.
Le statue lignee della Vergine Maria con il Bambino Gesù, o i manoscritti del XII secolo, non erano meramente religiose, ma rappresentavano la prima forma di venerazione protettiva. In questa fase, l'arte poneva la madre nella posizione di un simbolo duraturo: paziente, santa e compassionevole.
La mostra segnò una svolta, proiettandosi verso il XIX e il XX secolo, con l'emergere di opere realistiche e impressioniste. Non più simboli perfetti sugli altari, le madri apparivano attraverso le pennellate di artiste come Mary Cassatt, impegnate in attività quotidiane: mentre lavano i figli, pettinano i loro capelli o nello sguardo stanco dopo una lunga notte. Fu un periodo in cui l'arte riconobbe la forza dell'amore materno, che si manifestava nelle difficoltà e nella semplicità della vita reale.
Oltre al sentimento familiare, Mucem esplora anche il ruolo delle madri nel panorama politico e sociale del Mediterraneo. Le sue collezioni contemporanee presentano fotografie documentarie di "madri che scendono in piazza", dai movimenti che rivendicano i diritti dei loro figli alle madri resilienti nelle zone di conflitto.
L'arte, a questo punto, diventa una potente affermazione del fatto che la maternità non è semplicemente un istinto materno, ma anche una forza protettiva e trasformativa .
Ciò che rende speciale la mostra è la sua natura multiforme. Il Mucem espone senza timore opere che riflettono lotte interiori, il dolore della perdita e le pressioni del pregiudizio sociale nei confronti delle donne. Questo approccio permette agli spettatori di comprendere che ogni madre è un individuo indipendente con una gamma completa di emozioni, e non solo un ruolo predeterminato.
A conclusione di un percorso che abbraccia un millennio, la mostra al Mucem ci ricorda che, per quanto la società si evolva, la maternità rimane il legame più forte che unisce passato, presente e futuro.
Le opere qui esposte sono riuscite a ispirare empatia, gratitudine e rispetto per le donne nel corso della storia.
Fonte: https://www.sggp.org.vn/hinh-tuong-nguoi-me-qua-dong-chay-lich-su-post846377.html








Commento (0)