Questo è il terzo libro di Tran Quang Duc, dopo "Mille anni di abiti e copricapi" e "Storie di tè". "Nomi completi" è uno studio meticoloso e sistematico, con dati storici solidi e abbondanti che conducono a profonde intuizioni: ogni nome non è solo un simbolo, è una "fetta" della mente, un luogo in cui passato e presente dialogano costantemente. Dietro quelle poche parole sui nostri certificati di nascita si cela un intero flusso di storia, che registra le emozioni, le aspirazioni e i pensieri dell'umanità.
"Nomi completi: una storia vista attraverso la lente dell'identità vietnamita" è un libro che si concentra sull'esplorazione delle origini, del significato culturale e dell'evoluzione storica delle convenzioni onomastiche vietnamite attraverso diversi periodi. Racconta e chiarisce storie interessanti su usi e costumi, pensiero sociale e differenze nelle convenzioni onomastiche tra le antiche dinastie e le tendenze moderne.

Secondo l'autore Tran Quang Duc, fin dai tempi più antichi i nomi sono stati legati al desiderio di sopravvivenza. In passato, i vietnamiti credevano che le malattie infantili fossero spesso causate da spiriti maligni, quindi davano ai loro figli nomi brutti come Rospo, Topo, Donnola, Pidocchio, ecc., nella convinzione che gli spiriti maligni avrebbero evitato di prendere i bambini con brutti nomi, permettendo loro di crescere in pace. Poi, con la stabilizzazione della società, la diffusione della conoscenza e l'introduzione dei caratteri cinesi, i nomi iniziarono ad assumere un significato elegante o simbolico.
I concetti di nomi "appropriati", "nobili" o "raffinati" presero gradualmente forma, recando l'impronta della stirpe familiare, del buddismo, del taoismo e soprattutto del confucianesimo. I nomi vietnamiti, inizialmente semplici nomi singoli, si sono progressivamente evoluti in cognomi e poi in secondi nomi, riflettendo sia la stirpe familiare dell'individuo sia le sue aspirazioni di successo e realizzazione, trasmettendo al contempo eleganza e raffinatezza.
Nel XVI secolo, i vietnamiti prediligevano nomi contenenti il carattere "Ngọc" (Giada), spesso usato come secondo nome. Questa tendenza si diffuse sia nel nord che nel sud del Vietnam, dalla corte reale al popolo, ed era legata alla crescente autostima e alla necessità di abbellire la propria identità. Da allora, la "giadeizzazione" dei nomi divenne una tendenza onomastica di rilievo, che attraversò le dinastie Lê e Nguyễn e continuò a influenzare, seppur in modo sottile, i periodi successivi.

Da quel momento in poi, i nomi cessarono di essere una questione privata per ogni famiglia, diventando simboli di potere e ordine sociale. Le dinastie usarono i nomi come mezzo per dichiarare e mantenere il proprio status. La pratica di evitare nomi identici a quello del re, o la concessione del cognome reale a individui meritevoli, contribuirono a santificare e proteggere il potere regio.
Inoltre, un nome racconta anche la storia di un individuo: un nome viene scelto con cura per affermare "chi sono". Scrittori e studiosi usano pseudonimi o nomi d'arte per trasmettere i propri ideali di vita o gli alti e bassi della propria esistenza. Ad esempio, Nguyen Du usava il suo nome di battesimo, To Nhu, o il rivoluzionario Phan Boi Chau cambiava continuamente nome per esprimere le sue aspirazioni e i suoi pensieri in ogni fase della sua vita.
L'autrice osserva inoltre che le convenzioni onomastiche delle donne vietnamite nel XX secolo rappresentano una storia molto particolare. Da un'epoca in cui quasi tutti venivano chiamati con il cognome seguito dalla parola "Thi" - un nome unico, retaggio di una società patriarcale - lo status delle donne si è gradualmente affermato in modo più chiaro, portando all'adozione di modelli più moderni con due nomi.

In definitiva, il libro giunge a una conclusione importante: i cognomi e i nomi di battesimo costituiscono una struttura immaginaria collettiva. Nasciamo con un nome che ci indica a quale gruppo apparteniamo, ma comprendiamo anche che la discendenza familiare è una struttura fittizia mantenuta per favorire la coesione e l'organizzazione sociale. Questa consapevolezza non intende negare la tradizione o distruggere i legami, bensì alleggerire il peso dell'imposizione e innalzare lo spirito umano.
Il libro è diviso in tre parti, ognuna corrispondente all'evoluzione dei nomi nel corso della storia del nostro paese. La prima parte, "Dal semplice all'elaborato", analizza come i nostri antenati attribuivano nomi alle persone fin dai tempi antichi. Le convenzioni onomastiche si sono evolute e sviluppate, passando da forme semplici e "brutte" a forme più eleganti, simboliche, "nobili" e "raffinate", a testimonianza della crescente stabilità della vita e della diffusione della conoscenza.

La seconda parte del libro, "La lotta per il potere", si concentra sul periodo in cui le dinastie vietnamite detenevano il potere, un'epoca in cui i nomi diventavano simboli e strumenti di potere e prestigio.
Il tema della terza parte è "Verso la libertà", dove i nomi diventano un modo per le persone di affermare "chi sono".
Attraverso quest'opera, l'autore si propone di offrire ai lettori una prospettiva diversa, più ponderata e riflessiva sui nomi che incontriamo quotidianamente, ovunque. Questo libro dimostra che i nostri nomi possono aprire un mondo più vasto, proteggere, organizzare, persuadere e talvolta liberare le persone, e che la storia vietnamita è cambiata di pari passo con essi.
Fonte: https://congluan.vn/ho-va-ten-cuon-sach-ke-chuyen-danh-tinh-nguoi-viet-10327021.html










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