
Intervenendo alle riunioni primaverili annuali del FMI e della Banca Mondiale a Washington, D.C., il 9 aprile, la direttrice generale del FMI, Kristalina Georgieva, ha sottolineato che anche nello scenario più ottimistico, è improbabile che il mondo torni alla situazione pre-bellica. L'aumento dei costi energetici, i danni alle infrastrutture, l'interruzione delle catene di approvvigionamento e il calo della fiducia dei mercati porteranno a una crescita inferiore alle aspettative.
Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, scoppiato alla fine di febbraio, ha gettato il Medio Oriente nella violenza, sconvolto le catene di approvvigionamento globali e fatto impennare i prezzi del petrolio dopo che l'Iran ha quasi bloccato lo Stretto di Hormuz, una rotta cruciale per il trasporto di energia a livello mondiale. Il FMI prevede un forte aumento del fabbisogno di assistenza finanziaria di emergenza da parte dei paesi colpiti, inizialmente stimato tra i 20 e i 50 miliardi di dollari. Inoltre, l'organizzazione potrebbe dover fornire fino a 50 miliardi di dollari in aiuti alle economie vulnerabili, poiché si prevede che la crisi delle catene di approvvigionamento e dei trasporti lascerà almeno 45 milioni di persone in una situazione di insicurezza alimentare.
Il FMI prevede inoltre una revisione al rialzo dell'inflazione globale, a causa dell'impatto degli shock dei prezzi dell'energia e delle interruzioni del commercio mondiale. Secondo una dichiarazione congiunta del FMI, della Banca Mondiale e del Programma Alimentare Mondiale (PAM), il forte aumento dei prezzi del petrolio, del gas e dei fertilizzanti, unitamente alle strozzature nei trasporti, spingerà inevitabilmente al rialzo i prezzi dei prodotti alimentari. La Banca Mondiale stima che il Medio Oriente stia subendo gravi e immediate perdite economiche. Escludendo l'Iran, la crescita economica regionale quest'anno dovrebbe raggiungere solo l'1,8%, un calo drastico di 2,4 punti percentuali rispetto ai livelli pre-conflitto.
Inoltre, il FMI ha anche messo in guardia dall'impatto di una crisi "asimmetrica", in cui i paesi poveri importatori di energia sono colpiti in modo molto più grave rispetto alle altre economie. I paesi che si trovano alla fine della catena di approvvigionamento, come le nazioni insulari del Pacifico, rischiano gravi carenze di carburante. In questo contesto, il FMI ha esortato i paesi a coordinare le politiche per mitigare l'impatto del conflitto, evitando misure unilaterali come controlli sulle esportazioni o sui prezzi che potrebbero esacerbare la situazione. Alle banche centrali è stato inoltre consigliato di essere pronte ad aumentare i tassi di interesse qualora l'inflazione rischiasse di sfuggire al controllo, sebbene ciò potrebbe ulteriormente soffocare la crescita.
Secondo i rapporti del FMI, la produzione nei paesi dilaniati dalla guerra potrebbe diminuire del 3% nel primo anno e continuare a calare negli anni successivi. I paesi a basso reddito corrono un rischio maggiore di insicurezza alimentare e necessitano di maggiore sostegno internazionale in un contesto di aiuti globali in calo.
Fonte: https://baotintuc.vn/kinh-te/imf-can-nhac-ha-du-bao-tang-truong-toan-cau-20260410095128930.htm








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