
Serbatoi di stoccaggio del petrolio presso la raffineria di Novokuibyshevsk, in Russia. Foto: TASS/VNA
Il conflitto in Medio Oriente sta inavvertitamente avvantaggiando il settore energetico russo: secondo i calcoli di Reuters, le entrate derivanti dalle tasse sul petrolio ad aprile dovrebbero raddoppiare, raggiungendo circa 9 miliardi di dollari.
La spinta principale deriva dal fatto che il prezzo del petrolio greggio degli Urali – il principale greggio d'esportazione della Russia – è balzato a una media di 77 dollari al barile, oltre il 70% in più rispetto alla soglia di 59 dollari al barile prevista nel bilancio di Mosca per quest'anno.
Il Cremlino afferma che il Paese sta ricevendo un gran numero di richieste di acquisto di energia per compensare le interruzioni delle forniture che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz. Tuttavia, gli economisti avvertono che la pressione sul deficit di bilancio nel primo trimestre rimane elevata e che le entrate petrolifere non sono ancora sufficienti a compensarla completamente.
L'8 aprile il Ministero delle Finanze russo ha annunciato che, nel periodo compreso tra gennaio e marzo 2026, la Russia ha registrato un deficit di bilancio di 4.580 miliardi di rubli, pari all'1,9% del suo prodotto interno lordo.
Inoltre, gli attacchi ucraini contro le infrastrutture energetiche russe riducono le entrate e minacciano di tagliare la produzione di petrolio.
Gli analisti ritengono che, sebbene gli alti prezzi globali del petrolio portino entrate significative al bilancio russo, i rischi per le infrastrutture interne rappresentino una sfida difficile per il Paese. Mantenere elevati i ricavi petroliferi e al contempo gestire i danni alle infrastrutture strategiche sarà un fattore chiave per determinare la sostenibilità finanziaria della Russia nel prossimo periodo.
Fonte: https://vtv.vn/nga-co-the-thu-9-ty-usd-tien-dau-chi-trong-thang-4-100260410151929504.htm








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