In una recente dichiarazione rilasciata ad Arab News (arab.news), il ricercatore saudita Hassan Al-Mustafa, esperto di movimenti islamici e relazioni tra gli stati del Golfo e l'Iran, ha affermato che il "memorandum" preliminare tra Stati Uniti e Iran rappresenta una vera prova del difficile cammino verso la pace nel Golfo, soprattutto nel contesto dell'attuale stallo politico e di sicurezza.
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Un deposito di carburante a Teheran, in Iran, è stato colpito da un raid aereo israeliano la sera del 15 giugno 2025. |
Questa situazione mette a rischio l' economia del Golfo, l'Iran e persino l'economia globale, con potenziali conseguenze che vanno oltre il settore energetico, colpendo l'industria alimentare, dei fertilizzanti, dei medicinali e molti altri settori.
Contenuto principale del potenziale memorandum
Secondo Al Arabiya, il "memorandum" si concentra su diverse disposizioni fondamentali: il rafforzamento di un cessate il fuoco potenzialmente rinnovabile; la riapertura dello Stretto di Hormuz entro 30 giorni; la rimozione delle mine navali; la possibilità per navi commerciali e petroliere di transitare senza tariffe; l'allentamento graduale di alcune restrizioni economiche imposte all'Iran, consentendogli al contempo di vendere parte del suo petrolio e potenzialmente di accedere a una piccola porzione dei suoi beni congelati all'estero. In particolare, il memorandum rinvia a una fase successiva i negoziati dettagliati sul nucleare.
Secondo il ricercatore Al-Mustafa, questo memorandum non rappresenta una formula di pace definitiva, bensì un tentativo di stabilire un percorso sicuro per tutte le parti coinvolte, al fine di passare dalla guerra ai negoziati. L'obiettivo immediato per le principali potenze regionali, tra cui Arabia Saudita e Qatar, è quello di allentare la tensione e riaprire lo Stretto di Hormuz per garantire la sicurezza delle petroliere e delle navi mercantili.
Un aspetto significativo è che il processo diplomatico non si è arrestato, nonostante gli Stati Uniti continuino a condurre attacchi limitati contro obiettivi iraniani nel sud del Paese. Washington descrive queste operazioni come "difensive", legate a minacce alle operazioni o alle forze marittime statunitensi, e comprende l'intercettazione di cinque droni d'attacco nello Stretto di Hormuz e nelle aree circostanti, nonché la prevenzione di un ulteriore lancio da una stazione di controllo a terra nella zona portuale di Bandar Abbas. Ciò indica che gli Stati Uniti proseguono i negoziati, mantenendo al contempo una pressione calcolata per affermare la propria posizione ferma.
Dal punto di vista dell'Iran, il Paese riconosce che continuare a bloccare o minacciare lo Stretto di Hormuz trasformerebbe una disputa bilaterale in una crisi internazionale, con ripercussioni sui settori energetico, assicurativo e marittimo e attirando critiche internazionali nei confronti di Teheran.
Il ruolo dell'Arabia Saudita, del Qatar e del Pakistan
Secondo l'esperto Al-Mustafa, il coinvolgimento dell'Arabia Saudita crea un equilibrio regionale e stabilisce una rete di sicurezza per impedire che il Golfo precipiti in una nuova guerra. Riyadh è interessata a prevenire l'escalation del conflitto, a proteggere la sicurezza del Golfo e a riaffermare la libertà di navigazione.
Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha partecipato a una telefonata con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e i leader di Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Giordania, Egitto, Turchia e il comandante militare pakistano, il maresciallo Asim Munir, per garantire che qualsiasi accordo con Teheran si inserisse in un quadro di sicurezza regionale integrato e non fosse semplicemente un accordo tra Stati Uniti e Iran.
Gli sforzi dell'Arabia Saudita hanno trovato riscontro nell'attivismo diplomatico del Qatar in veste di mediatore. I colloqui tra il Primo Ministro e Ministro degli Esteri del Qatar, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani, e il Ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan si sono concentrati sul raggiungimento di un cessate il fuoco e sull'affrontare le cause profonde della crisi attraverso mezzi pacifici. Ciò significava che il Qatar non agiva al di fuori del quadro del Golfo, ma all'interno di un approccio integrato in cui Riyadh forniva il quadro politico più ampio, mentre Doha apriva i canali di comunicazione e gestiva le complesse questioni con Teheran e Washington.
Per il Pakistan, il suo ruolo di mediatore principale deriva dal fatto di essere un grande Paese che condivide confini terrestri e marittimi con l'Iran, nonché dalla sua capacità di negoziare con Teheran sulla base dell'"amicizia islamica" e con Washington sulla base degli "interessi di sicurezza", pur mantenendo stretti legami con l'Arabia Saudita e il Qatar.
Ostacoli e la strada da percorrere
In questo contesto diplomatico, sono emerse diverse questioni: in primo luogo, la riapertura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran avverrà in modo completo e immediato, oppure gradualmente? In secondo luogo, l'allentamento delle sanzioni statunitensi, delle restrizioni petrolifere e la revoca parziale del congelamento dei beni iraniani precederanno eventuali impegni nucleari da parte di Teheran, oppure saranno vincolati a passi specifici?
In terzo luogo, l'Iran si impegnerà a contenere le milizie filo-Teheran in Iraq, Libano e Yemen, o l'accordo rimarrà limitato alle questioni di Hormuz e del nucleare? E in quarto luogo, il presidente Trump riuscirà a separare la questione iraniana dal suo desiderio di ampliare gli Accordi di Abramo, soprattutto considerando che l'Arabia Saudita subordina il riconoscimento di Israele a una tabella di marcia credibile per la creazione di uno Stato palestinese nell'ambito di una soluzione a due Stati coerente con le risoluzioni delle Nazioni Unite?
L'esperto Al-Mustafa ha osservato che la tabella di marcia da seguire deve essere affrontata per fasi: in primo luogo, consolidare il cessate il fuoco e riaprire lo Stretto di Hormuz sotto supervisione internazionale; in secondo luogo, trovare soluzioni economiche per incentivare l'Iran; poi, condurre negoziati sul nucleare con garanzie tecniche da parte dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA); e infine, costruire un quadro regionale più ampio che comprenda missili balistici, gruppi armati non statali e sicurezza energetica.
Fonte: https://baobacninhtv.vn/nhung-tro-ngai-lon-voi-hoa-binh-trung-dong-postid446799.bbg









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