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Principali ostacoli alla pace in Medio Oriente

Dalle questioni nucleari allo Stretto di Hormuz, dalle milizie filo-iraniane agli Accordi di Abramo, una serie di disaccordi rende ancora fragile il cammino verso la pace in Medio Oriente.

Báo Bắc NinhBáo Bắc Ninh30/05/2026

Un aspetto significativo è che il processo diplomatico non si è arrestato, nonostante gli Stati Uniti continuino a condurre attacchi limitati contro obiettivi iraniani nel sud del Paese. Washington descrive queste operazioni come "difensive", legate a minacce alle operazioni o alle forze marittime statunitensi, e comprende l'intercettazione di cinque droni d'attacco nello Stretto di Hormuz e nelle aree circostanti, nonché la prevenzione di un ulteriore lancio da una stazione di controllo a terra nella zona portuale di Bandar Abbas. Ciò indica che gli Stati Uniti proseguono i negoziati, mantenendo al contempo una pressione calcolata per affermare la propria posizione ferma.

Dal punto di vista dell'Iran, il Paese riconosce che continuare a bloccare o minacciare lo Stretto di Hormuz trasformerebbe una disputa bilaterale in una crisi internazionale, con ripercussioni sui settori energetico, assicurativo e marittimo e attirando critiche internazionali nei confronti di Teheran.

Il ruolo dell'Arabia Saudita, del Qatar e del Pakistan

Secondo l'esperto Al-Mustafa, il coinvolgimento dell'Arabia Saudita crea un equilibrio regionale e stabilisce una rete di sicurezza per impedire che il Golfo precipiti in una nuova guerra. Riyadh è interessata a prevenire l'escalation del conflitto, a proteggere la sicurezza del Golfo e a riaffermare la libertà di navigazione.

Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha partecipato a una telefonata con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e i leader di Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Giordania, Egitto, Turchia e il comandante militare pakistano, il maresciallo Asim Munir, per garantire che qualsiasi accordo con Teheran si inserisse in un quadro di sicurezza regionale integrato e non fosse semplicemente un accordo tra Stati Uniti e Iran.

Gli sforzi dell'Arabia Saudita hanno trovato riscontro nell'attivismo diplomatico del Qatar in veste di mediatore. I colloqui tra il Primo Ministro e Ministro degli Esteri del Qatar, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani, e il Ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan si sono concentrati sul raggiungimento di un cessate il fuoco e sull'affrontare le cause profonde della crisi attraverso mezzi pacifici. Ciò significava che il Qatar non agiva al di fuori del quadro del Golfo, ma all'interno di un approccio integrato in cui Riyadh forniva il quadro politico più ampio, mentre Doha apriva i canali di comunicazione e gestiva le complesse questioni con Teheran e Washington.

Per il Pakistan, il suo ruolo di mediatore principale deriva dal fatto di essere un grande Paese che condivide confini terrestri e marittimi con l'Iran, nonché dalla sua capacità di negoziare con Teheran sulla base dell'"amicizia islamica" e con Washington sulla base degli "interessi di sicurezza", pur mantenendo stretti legami con l'Arabia Saudita e il Qatar.

Ostacoli e la strada da percorrere

In questo contesto diplomatico, sono emerse diverse questioni: in primo luogo, la riapertura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran avverrà in modo completo e immediato, oppure gradualmente? In secondo luogo, l'allentamento delle sanzioni statunitensi, delle restrizioni petrolifere e la revoca parziale del congelamento dei beni iraniani precederanno eventuali impegni nucleari da parte di Teheran, oppure saranno vincolati a passi specifici?

In terzo luogo, l'Iran si impegnerà a contenere le milizie filo-Teheran in Iraq, Libano e Yemen, o l'accordo rimarrà limitato alle questioni di Hormuz e del nucleare? E in quarto luogo, il presidente Trump riuscirà a separare la questione iraniana dal suo desiderio di ampliare gli Accordi di Abramo, soprattutto considerando che l'Arabia Saudita subordina il riconoscimento di Israele a una tabella di marcia credibile per la creazione di uno Stato palestinese nell'ambito di una soluzione a due Stati coerente con le risoluzioni delle Nazioni Unite?

L'esperto Al-Mustafa ha osservato che la tabella di marcia da seguire deve essere affrontata per fasi: in primo luogo, consolidare il cessate il fuoco e riaprire lo Stretto di Hormuz sotto supervisione internazionale; in secondo luogo, trovare soluzioni economiche per incentivare l'Iran; poi, condurre negoziati sul nucleare con garanzie tecniche da parte dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA); e infine, costruire un quadro regionale più ampio che comprenda missili balistici, gruppi armati non statali e sicurezza energetica.

Fonte: https://baobacninhtv.vn/nhung-tro-ngai-lon-voi-hoa-binh-trung-dong-postid446799.bbg


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