
Lì, il focolare è il centro della vita, dove la comunità ricrea la storia e alimenta l'immaginazione mitica. Nella narrazione ritmica e ondeggiante, il personaggio di Dam San emerge come un eroe letterario, simbolo della civiltà della foresta.
Prima che nomi come Dam San, Xinh Nha, Kinh Ru e Dang Di raggiungessero i lettori al di fuori degli Altipiani Centrali attraverso opere collettive e testi scritti, le popolazioni indigene avevano convissuto con questi personaggi di generazione in generazione. Questi eroi epici erano parte integrante della vita quotidiana, emergendo dalle storie e rimanendo parte integrante della comunità. E il luogo in cui le epopee ebbero inizio, dove vennero tramandate, non era altro che il focolare della casa su palafitte.
Nel 1929, un etnologo francese raccolse il poema epico Dam San, portando l'epica degli Altipiani Centrali all'attenzione del mondo . All'epoca, i versi epici trasmettevano ai lettori un senso di innocenza, intimità, eroismo e romanticismo, come una porta d'accesso alla "civiltà delle erbe" della terra basaltica.
Le epopee nascono da un mondo vibrante.
Nel corso della storia della tradizionale società matriarcale degli Altipiani Centrali, l'immagine della donna è sempre stata presente come pilastro: custode della casa e del fuoco. Gli etnografi l'hanno definita una civiltà forestale, uno spazio in cui gli esseri umani vivono come parte integrante della natura. Lì, il mito a volte sostituisce la vita quotidiana.
Il popolo Ede credeva un tempo che dove ci sono fiumi, ci siano fiumi maschili, fiumi femminili, fiumi mariti e fiumi mogli. Questi nomi non sono semplici personificazioni della natura, ma espressioni di un concetto profondo: la natura ha un'anima, relazioni e una vita simile a quella degli esseri umani. Pertanto, le epopee degli Altipiani Centrali non sono semplici prodotti dell'immaginazione. Sono il culmine di una vita in cui gli uomini, le montagne e le foreste sono in comunione, dove gli spiriti sono presenti in ogni cambiamento della terra e del cielo.
Secondo la leggenda degli Ede, i loro antenati migrarono dalle pendici orientali delle montagne attraverso un varco chiamato Andrenh per raggiungere una nuova terra vasta e ricca. In questo contesto culturale, emerge la figura di Dam San come un valoroso guerriero che attraversa le immense foreste, vivendo in un mondo abitato da divinità della montagna, dei fiumi, della pioggia, del vento, del sole, della luna e da animali capaci di parlare la lingua umana.
È il mondo delle epopee, il mondo tra la terra e il cielo.
Foreste: spazi per decifrare le leggende
Per le popolazioni indigene degli Altipiani Centrali, la foresta è il luogo più adatto per "decifrare" i racconti storici e trasmettere immagini eroiche ai propri discendenti. Durante la stagione delle piogge, tra il vento impetuoso che soffia intorno alle palafitte, attorno al fuoco scoppiettante, le storie prendono vita in un vasto spazio di immaginazione: antiche entità celesti, battaglie, conquiste e l'anelito all'amore.
Sebbene oggi siano in pochi a mantenere la tradizione di recitare poemi epici attorno al fuoco, il calore delle fiamme e le leggende evocano ancora un mondo scintillante, connesso alla vita reale, perché la vita comunitaria degli Altipiani Centrali si è fusa con i poemi epici. I poemi epici servivano come mezzo per tramandare la storia, una forma di trasmissione orale attraverso racconti in rima, prima di essere messi per iscritto. Ciò che conosciamo oggi è solo una modesta parte dell'immenso tesoro di poemi epici degli Altipiani Centrali.
Nella memoria collettiva, tracce di poemi epici sono sempre presenti nella vita quotidiana. Il popolo Ede crede che le grandi rocce che si ergono dalle colline erbose o che giacciono prostrate nelle risaie siano l'incarnazione della mandria di elefanti di Dam San dei tempi antichi. Da queste credenze, la natura degli Altipiani Centrali appare come uno spazio vibrante e mitico. Una terra perfettamente adatta a creare poemi epici. Ogni collina, ogni riva di fiume può diventare dimora di spiriti.
La poesia epica nelle aspirazioni della vita quotidiana.
I poemi epici degli Altipiani Centrali non narrano solo gesta eroiche, ma incarnano anche le aspirazioni della vita. Le aspirazioni quotidiane delle coppie non sono dissimili da quelle del leggendario Dam San, quando chiese di sposare la Dea del Sole.
Nel dialogo della Dea, il mondo epico emerge come un confine sacro: "Voglio rimanere nella terra dei miei nonni, nel luogo dove i miei antenati diedero alla luce gli dei del sole e della luna. Voglio rimanere nella mia terra, il confine tra cielo e terra". Queste parole non sono semplici dettagli letterari; riflettono la concezione che gli abitanti degli Altipiani Centrali hanno del regno, del sacro, dello spazio "tra cielo e terra" che gli esseri umani possono raggiungere attraverso la loro immaginazione.
Oggi, i rapidi cambiamenti della vita moderna hanno gradualmente eroso i concetti puri della civiltà erboristica tradizionale. Non rimangono molte case tradizionali su palafitte e, tra le poche rimaste, sono rari i focolari dove le persone si riunivano nelle notti di pioggia per narrare storie eroiche. Anche il lavoro sul campo e la ricerca sono diventati più difficili. Molte tradizioni orali sono scomparse dalla vita quotidiana.
Ma anche con la progressiva riduzione degli spazi dedicati alle rappresentazioni, le epopee degli Altipiani Centrali rimangono nei cuori delle popolazioni indigene, nei paesaggi che incontrano ogni giorno. Continuano a vivere come un equilibrio tra realtà e sogno, tra il tangibile e il mistico.
Finché l'umanità continuerà a creare miti e a preservare l'immaginazione che ne deriva, la vita manterrà il potenziale per raggiungere un mondo più perfetto. La riflessione proveniente dal mondo dei miti, pur priva di una base razionale, può ancora decifrare molti misteri su una comunità, su una terra un tempo sconosciuta ma che ora appare vicina grazie alle storie raccontate attorno al fuoco.
Fonte: https://baodanang.vn/su-thi-tay-nguyen-ngon-lua-huyen-thoai-3338789.html








Commento (0)