Una partita a senso unico
La nazionale vietnamita si sta rafforzando proprio grazie alla sua apertura: apertura nello stile di gioco, apertura nella selezione dei giocatori e apertura nella condivisione delle risorse.

Nguyen Xuan Son e Do Hoang Hen
Il Vietnam non è sceso in campo con l'intenzione di chiudere la partita il prima possibile. Fin dall'inizio, la squadra ha imposto il proprio ritmo, controllato il gioco e creato una pressione costante. Il gol del capitano e difensore centrale Do Duy Manh è arrivato presto, fungendo da catalizzatore per allentare la pressione e gettare le basi per una partita a senso unico.
La Malesia non manca certo di motivazione. Si è preparata a fondo, allenandosi in Thailandia, e ha portato in Vietnam una squadra di 51 giocatori, di cui 13 su 28 con un background multiculturale. Il loro obiettivo è chiaro: dimostrare che, anche senza le polemiche che circondano i giocatori naturalizzati, possono comunque sconfiggere il Vietnam.
Ma sul campo, tutte le manovre tattiche furono rapidamente neutralizzate. Il Vietnam controllò il centrocampo, organizzò il proprio gioco in modo coerente e, soprattutto, seppe sfruttare le occasioni in modo decisamente migliore.
Il potere dell'armonia
L'aspetto più interessante risiede nel modo in cui il Vietnam ha impiegato i propri giocatori. La formazione titolare comprendeva il portiere Filip Nguyen e il difensore Quang Vinh, due giocatori naturalizzati vietnamiti, insieme a due giocatori nati in Brasile, Nguyen Xuan Son e Do Hoang Hen.
Ma il valore non risiede nel loro background, bensì nel modo in cui si integrano nel sistema. Non esistono più confini tra "interno" ed "esterno", ma solo un collettivo che funziona senza intoppi.

Nguyen Xuan Son ha segnato una doppietta.
La loro intesa era evidente nelle combinazioni a centrocampo, dove il trio composto da Hai Long, Hoang Hen e Nguyen Xuan Son formava dei triangoli interconnessi. Non si trattava solo di tecnica, ma di intesa reciproca, affinata a livello di club e ulteriormente sviluppata in nazionale, soprattutto tra il duo Son-Hen.
Il gol di Xuan Son, che ha portato il risultato sul 2-0, è stato il frutto proprio di quella intesa. Una combinazione fluida, un tocco perfettamente sincronizzato. Nel contesto della notorietà acquisita grazie al film "Io sono Nguyen Xuan Son", questo gol ha rappresentato anche il modo in cui l'attaccante ha superato la pressione.

Do Hoang Hen ha giocato molto bene, ma sfortunatamente non è stato abbastanza "fortunato" da segnare un gol.
Per il terzo gol, Xuan Son ha completato la sua doppietta con un potente colpo di testa che ha sfiorato il palo: una conclusione che ha messo in mostra il suo istinto da goleador, coronando la loro prestazione dominante.
La Malesia ha accorciato le distanze su rigore portandosi sull'1-3, ma si è trattato di un momento positivo nel finale di una partita in cui è stata quasi completamente surclassata, riprendendo slancio solo verso la fine del primo tempo, quando l'allenatore Kim Sang-sil ha effettuato una serie di sostituzioni di giocatori chiave.

Son e Hen erano felicissimi dopo aver segnato un gol.
I tre gol del Vietnam rispecchiano chiaramente un quadro preciso: un gol segnato da un giocatore locale (Duy Manh), due gol da giocatori naturalizzati (Xuan Son); e assist da entrambe le fonti. Non ci sono confini, solo complementarietà.
Questa è l'immagine di una squadra che sa aprirsi per diventare più forte, non solo nel calcio, ma anche nella sua mentalità di sviluppo: pronta ad accogliere risorse esterne e, soprattutto, capace di integrarle per creare una forza collettiva.

La squadra vietnamita ha sconfitto nettamente la Malesia.
La vittoria per 3-1 contro la Malesia non è stata quindi solo un risultato, ma la conferma che, quando gioca nel modo giusto, la squadra vietnamita non solo vince, ma vince in modo convincente, mostrando una versione di sé più competitiva.
Fonte: https://nld.com.vn/viet-nam-malaysia-3-1-chien-thang-toan-dien-196260331212721897.htm
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