Questo sposta la mentalità dalla crescita alla costruzione della fiducia, dagli obiettivi materiali alla felicità umana. La bozza afferma chiaramente "prosperità, civiltà e felicità" fin dal tema iniziale, ribadendo che la misura del buon governo è la soddisfazione del popolo.
Dagli indicatori materiali alle istituzioni della felicità
Per la prima volta nella storia del Congresso Nazionale, la parola "felicità" viene posta al centro della filosofia di sviluppo nazionale. La "felicità" si afferma come valore di riferimento della moderna governance pubblica a livello nazionale, dove il progresso del Paese si misura non solo in termini di crescita economica, ma anche in base al senso di sicurezza, equità e fiducia dei cittadini.

I sorrisi delle donne sugli altipiani della provincia di Nghe An . Foto: Le Anh Dung
Questo modo di pensare riflette un nuovo sviluppo nella visione del Partito riguardo alle persone e alle istituzioni per lo sviluppo: lo sviluppo non consiste solo nel creare ricchezza, ma nel garantire che ogni cittadino si senta protetto, rispettato e abbia opportunità. La "felicità", pertanto, non è più un concetto emotivo, ma una categoria politica ed etica, direttamente collegata alla responsabilità dello Stato di creare un ambiente di vita sicuro, umano e sostenibile.
Se la “prosperità” simboleggia il potere materiale e la “civiltà” rappresenta la realizzazione intellettuale e culturale, allora la “felicità” è il fondamento dei valori umani – credenze e moralità – che conferisce agli altri due pilastri un significato più profondo e duraturo. Porre la “felicità” al centro del tema del XIV Congresso non è quindi una mera espressione sottile, ma un'affermazione definitiva che lo sviluppo a beneficio dell'umanità è l'essenza di tutte le istituzioni progressiste.
Dall'economia della felicità alle istituzioni della fede
Con l'evoluzione dell'economia al di là dei limiti imposti dai numeri, è diventato chiaro che la felicità, e non solo il reddito, rappresentava la misura ultima dello sviluppo.
A partire dagli anni '70, Richard Easterlin scoprì il "paradosso della felicità": all'aumentare del reddito, le persone non sono necessariamente più felici se la società è ineguale e la fiducia nella comunità diminuisce. Pressappoco nello stesso periodo, Amartya Sen – che in seguito vinse il Premio Nobel per l'economia nel 1998 – diede inizio all'"approccio delle capacità", sostenendo che una società felice non è quella in cui le persone sono più ricche, ma quella in cui hanno la capacità e l'opportunità di fare ciò che considerano significativo.

Ritratto di un bambino proveniente dagli altipiani della provincia di Tuyen Quang. Foto: Le Anh Dung
All'inizio del XXI secolo, Daniel Kahneman – premio Nobel per l'economia nel 2002 – ha ulteriormente dimostrato che la "felicità" ha due livelli distinti: la felicità esperienziale, ovvero l'emozione provata nel momento presente, e la felicità valutativa, che è la soddisfazione che si prova ripensando alla propria vita. Ha sottolineato che il reddito può migliorare i livelli di soddisfazione, ma non garantisce la tranquillità o la riduzione dell'ansia nella vita quotidiana.
La felicità, quindi, non è il risultato della crescita, ma il prodotto della libertà e della dignità, garantite da un'istituzione umana e giusta. Queste idee convergono in un punto: una buona istituzione non è solo quella che governa efficacemente, ma quella che ispira fiducia nei suoi cittadini. La fiducia – quando rafforzata dallo stato di diritto, dalla trasparenza e dall'equità – diventa "capitale sociale" che promuove la creatività, l'innovazione e un consenso duraturo.
L'economista Joel Mokyr, vincitore del Premio Nobel per l'economia nel 2025, sostiene che l'innovazione è sostenibile solo in una società "aperta alle nuove idee e che permette il cambiamento". La definisce una "cultura della speranza e della sperimentazione", in cui le persone osano innovare perché credono che il domani sarà migliore di oggi. La felicità, in questo senso, non è solo l'obiettivo dello sviluppo, ma anche l'energia spirituale dell'istituzione.
Quando la felicità viene quantificata, monitorata e ritenuta politicamente responsabile.
Sulla base di tali fondamenta teoriche, il Vietnam ha recentemente avviato un profondo cambiamento di approccio al concetto di "sviluppo per la felicità umana". Diverse località pioniere hanno sperimentato la misurazione e l'integrazione di indici di felicità nei piani e nelle strategie di sviluppo socio-economico, dimostrando una nuova visione nella pubblica amministrazione.

La bellezza naturale di Cao Bang suscita un sentimento di felicità nel cuore.
Yen Bai ne è un esempio precoce, avendo condotto un'indagine a livello provinciale sulla soddisfazione e la felicità dei cittadini. I risultati non solo hanno aiutato il governo a identificare chiaramente i punti di forza e le criticità della vita sociale, ma hanno anche promosso una nuova cultura di governo: ogni decisione politica è finalizzata a migliorare la soddisfazione dei cittadini.
Hanoi ha inoltre ufficialmente integrato il concetto di "felicità" nel suo piano di sviluppo urbano per il periodo 2025-2030, con la visione di costruire una capitale "colta, civile, moderna e felice". Ciò dimostra chiaramente la consapevolezza che lo sviluppo urbano non si limita all'espansione dello spazio fisico, ma mira a creare un ambiente di vita umano e sostenibile, in cui le persone possano vivere con fiducia e libertà creativa.
In particolare, Cao Bang – la prima provincia ad aver ospitato un Congresso del Partito a livello provinciale in questa legislatura – ha fatto un ulteriore passo avanti: ha integrato l'"Indice di Felicità di Cao Bang" (CB-HPI) nella Risoluzione del Congresso del Partito per il periodo 2025-2030. L'obiettivo specifico è che oltre il 90% dei comuni raggiunga un punteggio CB-HPI pari o superiore a 90 entro il 2030. Ciò rappresenta una svolta istituzionale, in cui la felicità non viene semplicemente espressa a parole, ma viene quantificata, monitorata e ritenuta politicamente responsabile.
Secondo l'opera "Costruire una Cao Bang felice - Un percorso di sviluppo per la gente" del Dr. Quan Minh Cuong, la provincia non solo "menziona la felicità", ma la identifica come il sistema di valori centrale dell'intero modello di sviluppo: la felicità è l'obiettivo, la cultura è l'elemento distintivo, la forza interna locale è il fondamento e la dignità umana è la ragione ultima di tutte le azioni del governo.
Dalla felicità alla capacità istituzionale: raccomandazioni per il documento del XIV Congresso del Partito.
Inserire la "felicità" accanto a "prosperità" e "civiltà" nella bozza del documento del XIV Congresso Nazionale non è meramente simbolico, ma suggerisce una nuova categoria di governo per lo stato socialista di diritto del Vietnam: un governo basato sulla fiducia e sulla soddisfazione del popolo. Un paese felice non è solo un paese in cui le persone hanno abbastanza da mangiare e da vestire, ma un paese in cui si fidano di loro, vengono ascoltate e ispirate a costruire insieme il futuro.
In tal senso, la "felicità" non è più una ricompensa per lo sviluppo, ma una misura della capacità istituzionale – la capacità di individuare e rispondere ai bisogni umani più profondi: sicurezza, dignità e fiducia. Un'istituzione forte non si costruisce sui comandi, ma sulla fiducia volontaria che il popolo ripone in essa; e tale fiducia è sostenibile solo quando il governo è sufficientemente trasparente, equo ed empatico.
Traendo spunto dalle esperienze locali di province come Yen Bai, Hanoi e soprattutto Cao Bang – dove l'"Indice di Felicità" è stato ufficialmente incluso nella Risoluzione del Congresso del Partito – è possibile elaborare un approccio specifico per il livello nazionale. Si propone che il Progetto di Documento del XIV Congresso Nazionale preveda l'inserimento di una direttiva per la creazione e la sperimentazione dell'Indice di Felicità del Vietnam (VHI), affidando al Governo la guida dell'attuazione in collaborazione con diverse autorità locali nel periodo 2025-2030, come base per l'istituzionalizzazione nel prossimo mandato.
Strategicamente, è necessario identificare la "felicità" come valore cardine del nuovo modello di sviluppo del Vietnam, che si manifesta su tre livelli: politico, socio-economico e culturale-etico. La felicità, quindi, non è solo un obiettivo, ma anche un metodo di sviluppo e un principio guida per l'azione di uno Stato al servizio del popolo, dove tutte le politiche sono orientate alle persone e ognuno si sente parte del futuro del Paese.
Vietnamnet.vn
Fonte: https://vietnamnet.vn/hanh-phuc-mach-nguon-hy-vong-trong-the-che-doi-moi-2454067.html
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