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L'intelligenza artificiale non sostituirà gli esseri umani, ma la mancanza di comprensione dell'IA porterà alla dipendenza. Foto: Midjourney

Entro il 2026, l'intelligenza artificiale non sarà più un vantaggio competitivo, bensì una nuova infrastruttura per la conoscenza. Così come Internet ha cambiato il modo in cui le persone accedono alle informazioni, l'intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui le persone elaborano e creano la conoscenza.

È proprio a questo punto che inizia a manifestarsi una sottile divergenza. Un gruppo utilizza l'IA per accelerare ciò che già comprende. L'altro gruppo la utilizza per colmare le lacune che ancora non ha.

Questa differenza, apparentemente piccola, determina completamente la qualità del risultato.

A livello comportamentale, gli utenti di IA intelligenti condividono spesso una caratteristica comune: non si fidano immediatamente della prima risposta. Per loro, l'IA è il punto di partenza di un processo, non il punto di arrivo. Si pongono domande, chiedono spiegazioni, confrontano diverse prospettive e verificano le informazioni prima di utilizzarle.

Nel frattempo, gli individui dipendenti dall'IA tendono a considerare le risposte dell'IA come le soluzioni più logiche disponibili. Il processo di pensiero si riduce a un unico passaggio: chiedere e scegliere. In questo processo, la capacità umana più importante – la capacità di mettere in discussione e analizzare criticamente – viene gradualmente trascurata.

Uno studio del 2025 condotto da Microsoft Research e dalla Carnegie Mellon University ha rilevato che le persone che accettano regolarmente risultati non verificati dall'IA tendono a sperimentare un declino nella capacità di ragionamento indipendente dopo un breve periodo di tempo. Questo non perché l'IA "peggiori gli esseri umani", ma perché gli esseri umani smettono di praticare il pensiero critico.

A livello cognitivo, il problema è ancora più profondo.