NGK, una bambina di due anni (di Ho Chi Minh City) vittima di abusi da parte della madre biologica e del patrigno, ha occhi luminosi con le palpebre doppie. Il suo sguardo ci ha trafitto, noi estranei, mentre il suo corpo si irrigidiva in un riflesso di autodifesa. Solo quando l'infermiera, a lei familiare, si è avvicinata al suo letto, un barlume di innocenza è riapparso. Stringeva un piccolo giocattolo, con gli occhi che brillavano di gioia. Sulla sua piccola schiena, larga meno di una spanna, c'erano ferite ancora cicatrizzate. Le sue braccia erano coperte di vecchie cicatrici. La cosa più dolorosa era che quei segni provenivano proprio dalle persone che avrebbero dovuto amarla e proteggerla più di tutte.
L'indagine ha rivelato che il ragazzo era stato picchiato ripetutamente dalla madre e dal patrigno per un lungo periodo, al punto che entrambe le sue braccia si erano rotte e guarite da sole senza mai essere portato in ospedale, ingessato o ricevere cure adeguate. Durante tutte quelle percosse, qualcuno ha mai davvero ascoltato le sue grida di dolore? Nessuno! Solo quando un vicino ha chiamato la polizia, i giorni di "inferno" di K. sono finalmente finiti.
È stata portata d'urgenza al pronto soccorso e curata all'Ospedale Pediatrico 1 di Ho Chi Minh City, dove è stata accolta con affetto e amore da degli sconosciuti. Se solo quella protezione fosse arrivata prima dalla sua stessa casa. Se solo le autorità locali fossero state più attente e premurose, il pianto di una bambina e gli abusi che si consumavano proprio davanti a casa sua non sarebbero rimasti inosservati.
K. è uno delle migliaia di bambini che ogni anno nel nostro Paese subiscono abusi e sfruttamento. È allarmante constatare che molti casi vengono scoperti solo quando le conseguenze hanno raggiunto il livello di reato penale. La linea telefonica nazionale per la protezione dei minori, il 111 – un numero breve e facile da ricordare – ha ricevuto quasi 360.000 chiamate nel 2025, con un aumento di oltre 38.000 rispetto all'anno precedente. Questo è un segno che la consapevolezza della comunità in materia di protezione dei minori sta cambiando. Ma non è ancora sufficiente.
Ancora più importante, ogni cittadino deve saper riconoscere i segnali insoliti che lo circondano: un livido ricorrente, un pianto disperato nel cuore della notte, la paura negli occhi di un bambino o un comportamento insolitamente introverso. Una semplice chiamata tempestiva al numero di emergenza 111 o alle autorità potrebbe salvare un bambino da giorni di sofferenza.
Molti bambini non sono in grado di proteggersi dalla violenza. Molti subiscono violenze persino nel luogo che dovrebbe essere più sicuro: la propria famiglia. Pertanto, la solidarietà della comunità, la stretta attenzione delle autorità locali e la responsabilità di ogni individuo di denunciare gli abusi rappresentano efficaci "scudi" per proteggere i bambini.
Perché a volte, anche una sola telefonata può salvare una vita.
Fonte: https://www.sggp.org.vn/them-cuoc-goi-giam-noi-dau-voi-tre-bi-bao-hanh-post851992.html









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