
In definitiva, in Vietnam i marciapiedi hanno da tempo cessato di essere "passaggi pedonali esclusivi". Sono diventati piuttosto un crocevia tra la gestione statale e la vita quotidiana, tra la pianificazione urbana e abitudini profondamente radicate da decenni. Pertanto, qualsiasi tentativo di ristabilire l'ordine che si concentri esclusivamente sulla repressione delle violazioni difficilmente produrrà un cambiamento duraturo.
Un cambiamento di prospettiva nella gestione urbana.
In realtà, la storia del ripristino dell'ordine sui marciapiedi di Da Nang non è nuova.
In particolare, dal 2023 ad oggi, Da Nang ha emanato ininterrottamente decisioni relative all'adeguamento della gestione e al ripristino dell'ordine urbano, concentrandosi sull'ulteriore restrizione e standardizzazione dell'uso dei marciapiedi, nonché sulla sperimentazione e la mobilitazione dei cittadini per la partecipazione alla gestione.
In particolare, la Decisione n. 81/2025/QD-UBND del 17 novembre 2025 del Comitato popolare della città sull'abrogazione delle Decisioni n. 55, 24 e 08 (2023) mostra un chiaro cambiamento di mentalità nella gestione urbana, passando dall'accettazione e dallo sfruttamento dei marciapiedi come risorsa economica al loro ripristino come veri e propri spazi pubblici.
In altre parole, questa decisione segna la fine del modello di "affitto dei marciapiedi" che ha caratterizzato Da Nang per molti anni. Da ciò scaturisce un nuovo interrogativo: se non esiste più un meccanismo per "legalizzare" l'uso dei marciapiedi a fini commerciali, come gestirà la città questo spazio per garantire l'ordine urbano ed evitare gravi disagi alla vita dei residenti, soprattutto dei più poveri?
Attualmente, uno dei principali ostacoli risiede nella sovrapposizione delle responsabilità gestionali. I marciapiedi fanno parte dell'infrastruttura dei trasporti, ma sono anche collegati alle attività commerciali, all'ordine urbano e all'ambiente. Quando più enti sono coinvolti nella gestione ma manca un unico punto di responsabilità, l'efficacia dell'applicazione delle norme risulterà frammentata e l'integrità della politica stessa potrebbe essere compromessa.
Anche se la struttura organizzativa venisse risolta, la sfida principale rimane quella di garantire il sostentamento. In passato, le politiche di assistenza sociale del governo e di vari dipartimenti, agenzie e organizzazioni, come la fornitura di risorse per il sostentamento alle famiglie povere e svantaggiate, hanno utilizzato i "punti di riferimento sui marciapiedi" come base gratuita per sostenere lo sviluppo economico delle famiglie. Ciò solleva un interrogativo: quando i marciapiedi delle piccole e già affollate strade urbane verranno riorganizzati, dove andranno a finire i carretti di succo di canna da zucchero, le bancarelle di pane e le altre attività commerciali dei poveri?
Trasparenza - Responsabilità - Flessibilità
Non solo Da Nang, ma molte città in tutto il mondo si sono trovate ad affrontare la sfida di conciliare l'ordine urbano con il sostentamento dei propri residenti.
A Tokyo, in Giappone, le autorità consentono alle piccole attività commerciali di utilizzare una porzione del marciapiede durante determinate ore, a condizione che mantengano la pulizia e non ostacolino il passaggio dei pedoni.
Analogamente, a Barcellona (Spagna) è in vigore un modello di "superisolati", che suddivide i quartieri in zone dando priorità ai pedoni, pur riservando spazi adeguati alle piccole attività commerciali. Questa politica contribuisce a ridurre la congestione, a migliorare la qualità degli spazi pubblici e a mantenere vivace l'economia di strada.
L'esperienza internazionale dimostra che i modelli efficaci di gestione dei marciapiedi si basano su tre principi: trasparenza, responsabilità e flessibilità. Le autorità non adottano un unico approccio, ma inseriscono sempre la gestione dei marciapiedi nel contesto generale della pianificazione urbana e della vita socio-economica.
Ancora più importante, qualsiasi politica, per essere attuata efficacemente, deve basarsi su dati di ricerca ed esperienze concrete. Analizzare le esigenze di utilizzo dei marciapiedi, valutare l'impatto sui mezzi di sussistenza delle persone e monitorare l'efficacia dopo l'attuazione consentirà al governo di apportare tempestivamente le modifiche necessarie. In questo modo, la gestione dei marciapiedi diventerà un processo operativo proattivo e predittivo.
Da questa prospettiva, la partecipazione dei cittadini è fondamentale. Se i cittadini sono considerati semplicemente "soggetti da gestire", anche le politiche più ragionevoli faticheranno a raggiungere un'efficacia duratura. Al contrario, quando vengono coinvolti fornendo il loro contributo, quando viene loro offerta l'opportunità di riqualificare i propri mezzi di sussistenza o quando vengono organizzate attività adeguate, il consenso diventa il fondamento per il mantenimento dell'ordine a lungo termine.
Questa è anche l'aspettativa di molte famiglie il cui sostentamento si basa da anni sui venditori ambulanti e sulle piccole bancarelle sui marciapiedi di Da Nang. Non è difficile constatare come ogni metro quadrato di marciapiede sia intriso di vita quotidiana. Ogni venditore e ogni piccola bancarella fa parte del ritmo urbano. Pertanto, dopo la riorganizzazione, la città deve continuare a studiare e predisporre aree commerciali concentrate, mercati notturni, vie del cibo o spazi commerciali controllati, in modo che i marciapiedi riacquistino la loro funzione originaria, garantendo al contempo la sopravvivenza delle piccole imprese.
La misura definitiva del ripristino dell'ordine sui marciapiedi non risiede nel numero di campagne di controllo o nel numero di infrazioni comminate, bensì nella capacità della città di instaurare un ordine urbano stabile, condiviso e mantenuto volontariamente dai cittadini. Allo stesso tempo, è necessario evitare di ripetere la mentalità gestionale del "se non si riesce a gestirlo, lo si vieta", e costruire invece meccanismi flessibili e trasparenti che garantiscano la disciplina urbana e creino le condizioni per un sostentamento sostenibile per i cittadini.
Fonte: https://baodanang.vn/thuoc-do-nang-luc-quan-tri-do-thi-3332125.html








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