Prima che i quattro astronauti della missione Artemis II salissero a bordo della navicella Orion per orbitare attorno alla Luna, una parte del loro materiale biologico fu inviata in anticipo. Si trattava di "chip di organi", ovvero campioni coltivati a partire dalle loro stesse cellule, collocati in una piccola scatola a bordo, progettata per aiutare gli scienziati a monitorare la risposta del corpo all'ambiente spaziale.

Questi campioni sono stati creati a partire da cellule del midollo osseo degli astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen. L'esperimento, denominato AVATAR, permette di simulare la reazione degli organi del corpo alle radiazioni e alle condizioni estreme al di fuori della Terra.
Secondo Lisa Carnell, direttrice della Divisione di Scienze Biologiche e Fisiche della NASA, questo metodo aiuta a rilevare precocemente i cambiamenti nell'organismo, cosa che i precedenti test post-volo non erano in grado di rivelare.
I dati ottenuti potrebbero contribuire a sviluppare piani sanitari personalizzati per i singoli astronauti impegnati in missioni di lunga durata, anche quelle che precedono viaggi lontani come quello su Marte.
L'obiettivo a lungo termine è quello di poter inviare in anticipo questi "campioni biologici" per le missioni future, prevedendo così i rischi per la salute e preparando le modalità di gestione prima che gli esseri umani si mettano effettivamente in viaggio.

Parallelamente a questo esperimento, gli astronauti a bordo della navicella Orion hanno partecipato direttamente anche a numerosi studi sulla salute. Lo spazio è considerato un ambiente ostile per il corpo umano, a causa di fattori quali radiazioni, isolamento, distanza dalla Terra, assenza di gravità e condizioni di vita limitate.
Durante tutto il viaggio, l'equipaggio ha vissuto in spazi angusti paragonabili a quelli di un camper. Gli scienziati hanno monitorato il loro modo di lavorare, riposare e interagire tra loro per valutare il loro benessere fisico e mentale.
I dati vengono raccolti in diversi modi. I dispositivi indossabili registrano il sonno e l'attività fisica, i questionari valutano le emozioni e i campioni biologici, come la saliva, vengono analizzati per studiare la funzionalità del sistema immunitario. Questi campioni aiutano anche a esaminare gli effetti delle radiazioni e a verificare se i virus latenti presenti nell'organismo si riattivano nello spazio.

Inoltre, la navicella spaziale Orion è dotata di sensori di radiazioni e ogni astronauta porta con sé un dispositivo di monitoraggio personale per essere avvisato di un eventuale aumento dei livelli di radiazione, soprattutto in caso di tempesta solare.
Dopo il rientro sulla Terra, gli astronauti si sottoporranno a test fisici per valutare la loro capacità di riadattarsi alla gravità, tra cui attività come arrampicarsi, sollevare oggetti pesanti e testare il proprio equilibrio. Questa è anche un'importante preparazione per le missioni future, quando gli esseri umani potrebbero dover muoversi autonomamente subito dopo l'allunaggio.
Secondo gli scienziati della NASA, i dati raccolti da Artemis II contribuiranno a colmare il vuoto lasciato dal programma Apollo, durante il quale gli esseri umani rimasero sulla Terra solo per brevi periodi. Si prevede che queste nuove conoscenze saranno utili per la costruzione di basi permanenti sulla Luna e per la preparazione di future missioni.
Fonte: https://congluan.vn/vi-sao-nasa-gui-mo-sinh-hoc-cua-phi-hanh-gia-artemis-vao-khong-gian-10337691.html









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