La sera del 29 marzo, al Teatro Ho Guom di Hanoi , tornerà in scena il balletto contemporaneo "Do", che offrirà uno spazio scenico ricco di emozioni, ispirato alla suite "Le quattro stagioni" di Antonio Vivaldi.
Lo spettacolo è stato realizzato da Thanh Productions, in collaborazione con la Delegazione dell'Unione Europea e il Teatro Nazionale dell'Opera e del Balletto del Vietnam.

Ciò che è degno di nota non è la consueta fusione tra Oriente e Occidente nell'arte contemporanea, bensì il modo in cui la performance "rovescia" il sistema estetico del balletto.
Ispirandosi a materiali tradizionali vietnamiti come cesti da pesca, ventagli di carta, stuoie floreali e carta dó, l'opera va oltre il semplice "portare la cultura sul palcoscenico": trasforma questi stessi materiali nelle strutture di movimento del corpo.
Mentre il balletto classico europeo mira a movimenti verso l'alto, sfidando la gravità, in "Dó" il corpo viene tirato più vicino al suolo.
L'abbassamento del baricentro e i movimenti di torsione, rotolamento e scivolamento diventano il linguaggio dominante, evocando il lavoro ritmico delle comunità agricole nelle civiltà dedite alla coltivazione del riso, piuttosto che i salti idealizzati del palcoscenico accademico.
È proprio in questo approccio "radicato a terra" che si forma un'identità estetica diversa. Il balletto non è più l'arte del cielo, ma diventa l'arte della memoria: memoria culturale custodita nel corpo stesso dell'interprete.
La struttura dell'opera non segue la tipica narrazione drammatica occidentale con chiari conflitti personali, ma presenta invece un movimento ciclico. Gli esseri umani non si contrappongono gli uni agli altri, ma esistono in una relazione reciproca con il loro ambiente e la loro comunità.
La musica di "Dó" utilizza un arrangiamento della suite "Le quattro stagioni" di Antonio Vivaldi, eseguita da Max Richter, aprendo uno spazio emotivo cinematografico ricco di profondità e vicino alla sensibilità contemporanea.
Questo particolare allestimento dimostra una chiara visione artistica: non utilizzare la musica classica come un "patrimonio immobile", bensì come un mezzo vivente che può essere reinterpretato, ristrutturato e inserito in nuovi contesti culturali.
Se inserita nel contesto di "Dó", la musica di Vivaldi non è più puramente "europea"; viene "riascoltata" attraverso un ritmo orientale: ciclico, delicato e profondamente commovente.

Sotto la direzione del direttore generale Huong Na Tran e con la collaborazione dei coreografi Phan Luong, artista di fama internazionale, e Vu Ngoc Khai, lo spettacolo si dispiega come una sinfonia multisensoriale, in cui i movimenti del corpo non illustrano più la storia, ma sono la storia stessa.
L'opera teatrale "Dó" dimostra una direzione notevole: partendo dal patrimonio culturale, trasforma la tradizione in una forza motrice creativa, dando vita a prodotti artistici che recano l'impronta del Vietnam nell'era della globalizzazione.
Fonte: https://congluan.vn/vo-dien-do-dao-chieu-he-tham-my-cua-ballet-10334944.html







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