
Lo studio, condotto da un team di scienziati della Monash University in Australia e pubblicato sulla rivista Alzheimer's and Dementia: Diagnosis, Assessment & Disease Monitoring, ha analizzato i dati di oltre 2.000 adulti di età compresa tra i 40 e i 70 anni.
I risultati mostrano che gli alimenti trasformati, in particolare quelli ultra-trasformati, rappresentano circa il 41% del consumo energetico giornaliero totale.
In particolare, per ogni aumento del 10% di questo gruppo alimentare nella dieta, le capacità di concentrazione dei partecipanti diminuivano in modo significativo. Contemporaneamente, anche il rischio di demenza aumentava seguendo lo stesso andamento.
Per dare un'idea della portata del fenomeno, i ricercatori affermano che questo aumento del 10% equivale ad aggiungere ogni giorno alla propria dieta un sacchetto di patatine o una porzione di fast food. Piccoli cambiamenti ripetuti possono avere un impatto significativo sulle funzioni cerebrali, in particolare sulla capacità di attenzione e sulla velocità di elaborazione delle informazioni.
Sebbene si tratti di uno studio osservazionale e non sia ancora possibile stabilire in modo definitivo un rapporto di causa-effetto, i dati suggeriscono una correlazione costante tra diete ricche di alimenti trasformati e prestazioni cognitive inferiori.

Gli alimenti trasformati condividono caratteristiche comuni: praticità, facilità di consumo e lunga durata di conservazione, ma sono spesso poveri di micronutrienti e contengono molti ingredienti che possono avere un impatto negativo sulla salute a lungo termine. - Foto: AI
Il concetto di cibo ultra-processato va oltre il semplice essere "cotto" o "confezionato" e si riferisce in genere a prodotti industriali che hanno subito molteplici fasi di lavorazione, contenenti numerosi additivi, aromi, conservanti o elevate quantità di zucchero e sale.
Alcuni esempi comuni includono: bevande analcoliche gassate, energy drink, tè al latte in bottiglia, patatine fritte, snack, vari tipi di patatine, salsicce, salumi, prodotti in scatola, noodles istantanei, fast food come pollo fritto, pizza industriale, dolciumi, torte confezionate, gelato e dessert a base di latte.
Questi alimenti condividono caratteristiche comuni: sono pratici, facili da consumare e hanno una lunga durata di conservazione, ma spesso sono poveri di micronutrienti e contengono molti ingredienti che possono avere un impatto negativo sulla salute a lungo termine.
Gli scienziati ritengono che la lavorazione intensiva possa alterare la struttura naturale degli alimenti e introdurre composti non presenti negli alimenti freschi. Questi fattori possono influenzare il microbiota intestinale, con conseguenti ripercussioni sull'asse intestino-cervello, un meccanismo sempre più studiato nelle neuroscienze.
Inoltre, le diete ricche di alimenti trasformati sono spesso associate a problemi come obesità, ipertensione e diabete, fattori di rischio che hanno dimostrato di avere un impatto negativo sulla salute del cervello.
Un altro punto degno di nota è che, anche seguendo diete considerate sane, come la dieta mediterranea, il consumo di molti alimenti trasformati può comunque annullare i benefici di tale dieta. Ciò dimostra che il problema non riguarda solo "cosa mangiare", ma anche il "livello di trasformazione" degli alimenti.
Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche per chiarire il meccanismo, gli esperti ritengono che ridurre gradualmente il consumo di alimenti trasformati e privilegiare cibi freschi e minimamente trasformati sia un passo semplice ma efficace per proteggere la salute del cervello.
Fonte: https://tuoitre.vn/an-nhieu-thuc-pham-che-bien-san-khien-nao-mat-tap-trung-hon-20260501095332257.htm








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