
Immagine a scopo illustrativo. Foto: VNA
A marzo, le azioni giapponesi hanno subito un forte calo, il più consistente degli ultimi 35 anni, a causa dell'impatto della crisi mediorientale e dell'impennata dei prezzi del petrolio. Ciò dimostra anche il forte impatto che la volatilità del mercato globale del petrolio greggio ha sull'economia del Paese.
L'indice azionario Nikkei 225 ha chiuso a 51.063 punti il 31 marzo, in calo di 7.786 punti (13%) rispetto all'ultimo giorno di febbraio. Si è trattato del maggiore calo mensile dall'agosto del 1990.
I produttori di pneumatici hanno registrato forti cali, a causa di una grave carenza di materie prime per la produzione di gomma sintetica, un sottoprodotto dell'etilene. Anche le azioni delle società petrolchimiche hanno subito cali significativi, con Mitsubishi Chemical e Mitsui Chemicals che hanno perso entrambe oltre il 20%.
I timori di un rallentamento economico in Asia hanno portato a forti cali dei prezzi azionari delle aziende con significative basi produttive nella regione. Le principali aziende di robotica e i produttori di macchine utensili hanno visto il valore delle loro azioni diminuire di oltre il 20% a causa dei timori di una recessione economica globale.
D'altro canto, gli investimenti affluiscono verso azioni che beneficiano degli alti prezzi dell'energia, come INPEX, una società che vende petrolio greggio estratto al largo delle coste dell'Azerbaigian al Giappone, le cui azioni sono aumentate fino al 23% a marzo. Anche società del settore delle risorse naturali come Mitsubishi e Mitsui & Co. hanno visto le proprie azioni registrare un trend positivo.
Il forte calo delle azioni giapponesi a marzo ha evidenziato la sensibilità del Paese alle fluttuazioni dei prezzi del petrolio. Ha inoltre sollevato preoccupazioni tra i responsabili politici giapponesi in merito alla futura sicurezza energetica.
Fonte: https://vtv.vn/chung-khoan-nhat-ban-giam-manh-nhat-trong-35-nam-100260402173202647.htm









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