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Come hanno reagito i giovani di altri Paesi al divieto dei social media in Australia?

(CLO) La storica decisione dell'Australia di emanare una legge che vieta ai minori di 16 anni di utilizzare i social media è un test che ha attirato l'attenzione globale.

Công LuậnCông Luận09/12/2025

Nel contesto di molti Paesi che cercano di affrontare l'impatto dei social media sulla salute mentale dei giovani, questa iniziativa ha il potenziale per costituire un importante precedente.

A Mumbai, in India, le opinioni dei giovani riflettono un equilibrio tra opportunità e rischi. La diciannovenne Pratigya Jena sostiene che la soluzione non risieda in un divieto assoluto: "I social media dovrebbero essere vietati parzialmente, perché a mio parere nulla è assolutamente bianco o nero".

Nel frattempo, a Berlino, in Germania, la discussione si è concentrata sull'impatto psicologico e sull'immagine corporea. Luna Drewes, 13 anni, ha visto il lato positivo: "In un certo senso è una cosa positiva, perché i social media spesso propongono una certa immagine di come le persone dovrebbero apparire".

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Il divieto di utilizzo dei social media per i minori di 16 anni in Australia sta suscitando polemiche.

A Lagos, in Nigeria, il dibattito mette in luce il conflitto tra empatia e identità generazionale. Mitchelle Okinedo, 15 anni, comprende le motivazioni del governo – secondo cui gli studenti si distraggono "molto facilmente" – ma afferma: "...siamo nati così... E non credo sia qualcosa che voglio eliminare". Sua madre, Hannah Okinedo, 50 anni, appoggia il divieto perché i genitori "non hanno tempo di sorvegliare i figli tutto il giorno".

A Città del Messico, In Messico, i social media sono visti come un'arma a doppio taglio. Per Aranza Gomez, 11 anni, sono indispensabili: "Onestamente, mi rattristo". Santiago Ramirez Rojas, 16 anni, ne sottolinea il ruolo nell'espressione di sé: "Oggi i social media sono molto importanti per esprimersi". Tuttavia, mette anche in guardia da pericoli reali come i rapimenti e la vulnerabilità dei bambini piccoli.

Anche in Australia, dove la politica ha avuto origine, le opinioni rimangono profondamente divergenti. Il quindicenne Layton Lewis è scettico: "Non credo che il governo sappia davvero cosa sta facendo". Al contrario, sua madre, Emily Lewis, spera che la legge aiuti i bambini a costruire relazioni "migliori e più autentiche" attraverso interazioni faccia a faccia.

Queste diverse reazioni rivelano una mancanza di consenso globale. Riflettono un chiaro conflitto tra il desiderio dei genitori di proteggere i propri figli e la necessità di connettersi ed esprimere l'identità di una generazione nata nell'era digitale.

Fonte: https://congluan.vn/gioi-tre-cac-nuoc-phan-ung-ra-sao-truoc-lenh-cam-mxh-cua-uc-10321904.html


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