
Nel corso dell'ultima settimana, i mercati finanziari globali hanno assistito a una svolta senza precedenti: la capitalizzazione di mercato combinata dei tre principali produttori di chip di memoria – Micron (USA), Samsung Electronics e SK Hynix (Corea del Sud) – ha superato, per la prima volta, quella delle tre maggiori compagnie petrolifere e del gas al mondo: Saudi Aramco, Exxon Mobil e Chevron.
Nello specifico, questa cifra è superiore di circa il 22%, segnando un cambiamento epocale nel modo in cui vengono valutati gli asset.
Questo cambiamento simbolico è guidato dalla sete di dati necessaria ad alimentare la rivoluzione dell'intelligenza artificiale (IA). I moderni sistemi di IA richiedono enormi quantità di memoria per addestrare e far funzionare i loro modelli, causando un aumento così rapido della domanda di chip di memoria da superare di gran lunga l'offerta.
Oltre ai tre "giganti" menzionati in precedenza, nel segmento dei chip flash anche Sandisk (USA) ha visto la sua capitalizzazione di mercato quasi triplicare in pochi mesi, raggiungendo un livello equivalente a quello di PetroChina (Cina).
È interessante notare che, nonostante il recente aumento e le preoccupazioni degli investitori riguardo a un ciclo correttivo, la natura dell'industria dei chip di memoria sta cambiando radicalmente. Come il petrolio, i chip di memoria sono stati a lungo considerati una materia prima di base, con cicli di boom e crollo guidati da un eccesso di offerta.
Tuttavia, l'ondata di intelligenza artificiale ha sconvolto le vecchie regole. I produttori stanno iniziando a richiedere ai clienti la stipula di contratti di fornitura a lungo termine, una pratica molto rara nella storia del settore. Ad esempio, Micron si è assicurata il suo primo contratto quinquennale, mentre Sandisk si è garantita la produzione di oltre un terzo della sua capacità produttiva attraverso contratti a lungo termine con 5 importanti clienti.
Dietro questa tendenza si celano i colossi tecnologici più ricchi, come Microsoft, Google e Amazon. Sono disposti a pagare prezzi più alti per assicurarsi le forniture, perché una carenza di chip di memoria è ben più pericolosa di un prezzo elevato. Secondo le stime dell'analista Tim Arcuri (UBS Bank), i contratti a lungo termine potrebbero rappresentare fino al 30% delle spedizioni totali di chip DRAM il prossimo anno.
Grazie a questa stabilità, i profitti delle aziende sono schizzati alle stelle: in un solo anno, l'utile per azione rettificato di Micron è passato da 1,56 dollari a 12,20 dollari.
In particolare, nonostante la sua capitalizzazione di mercato superi i 1.000 miliardi di dollari, il titolo Micron è ancora scambiato a meno di 10 volte gli utili previsti, collocandosi nel 10% inferiore dell'indice S&P 500. Le azioni di Samsung e SK Hynix sono persino più economiche, a circa 6-7 volte, ben al di sotto della media di 26 volte dell'indice dei semiconduttori PHLX.
Pertanto, la vicenda non riguarda solo un'impennata speculativa dei prezzi, ma un cambiamento fondamentale nel modello di business, che eleva i chip di memoria allo status di "risorsa strategica" simile al petrolio nell'era digitale.
Fonte: https://baovanhoa.vn/nhip-song-so/lan-dau-tien-chip-nho-dat-gia-hon-dau-mo-233045.html









Commento (0)