Il meccanismo deve essere sufficientemente chiaro da infondere fiducia nel mercato.
L'articolo 4 del progetto di risoluzione è considerato la "colonna portante" della strategia di sviluppo dell'industria culturale, incentrata sulla creazione di un quadro giuridico e di politiche preferenziali per attrarre risorse sociali. Un aspetto rilevante è l'emergere di nuovi modelli come i cluster e le zone industriali creative culturali, o complessi creativi, compresi quelli basati sulla riconversione di vecchi stabilimenti. Questo approccio è in linea con le tendenze internazionali, che prevedono sia l'utilizzo delle risorse esistenti sia la creazione di spazi per la creatività e l'innovazione.

Inoltre, le politiche preferenziali in materia di terreni, tasse e finanza sono concepite per essere trasparenti, legate all'obiettivo di sviluppare l' economia privata e promuovere settori promettenti come il cinema, le arti performative, il turismo culturale e l'alta tecnologia in ambito culturale. Parallelamente, l'affidamento delle istituzioni culturali di base all'autogestione comunitaria rappresenta un passo avanti nel pensiero di governance: da un modello "gestito dallo Stato" a un modello "guidato dallo Stato, gestito dalla società".
Queste normative riflettono chiaramente un passaggio da una mentalità incentrata esclusivamente sulla "creazione di cultura" a una focalizzata sulla "gestione dello sviluppo dell'industria culturale", dove la cultura non è solo un valore spirituale, ma anche un settore economico capace di generare crescita. In particolare, nel contesto di risorse di bilancio limitate, si prevede che incentivi fiscali come l'esenzione per due anni e una riduzione del 50% per i successivi quattro anni fungano da "leva" per attrarre capitali dal settore privato e dalle grandi aziende tecnologiche.
Affinché queste politiche siano realmente efficaci, la questione chiave rimane la specificità e la trasparenza delle normative. In primo luogo, modelli come i "parchi industriali creativi culturali" necessitano di una serie di criteri chiari. Senza standard quantitativi, il rischio di sfruttamento per lo sviluppo immobiliare commerciale sotto la maschera della cultura è concreto. Allo stesso tempo, dare priorità alla conversione di siti di interesse industriale – come le vecchie fabbriche nelle grandi città – in spazi creativi richiede normative specifiche che preservino il valore storico e ne sfruttino efficacemente l'economia.

Per quanto riguarda l'accesso ai terreni, pur essendo necessario fare riferimento alle politiche esistenti, è fondamentale garantirne la compatibilità con l'ordinamento giuridico, in particolare con la legge fondiaria. Date le peculiarità del settore culturale e i suoi lunghi tempi di ammortamento, integrare il meccanismo dei contratti di locazione fondiaria a lungo termine con condizioni preferenziali è cruciale per rafforzare la fiducia degli investitori.
Anche le politiche fiscali necessitano di una definizione più chiara. Le esenzioni fiscali per i professionisti rappresentano uno sviluppo positivo, ma la definizione di "professionisti della cultura" dovrebbe essere ampliata per includere artisti, curatori e manager creativi. Allo stesso tempo, le aliquote fiscali successive al periodo di incentivazione dovrebbero essere definite con precisione per favorire la competitività regionale.
Per il modello di autogoverno comunitario delle istituzioni culturali, questo è un approccio moderno, ma non può comportare una completa delega di responsabilità. In realtà, molte comunità hanno capacità gestionali e risorse finanziarie limitate. Pertanto, è necessario un meccanismo di sostegno da parte dello Stato, unitamente all'autorizzazione a sfruttare i servizi accessori per generare entrate da reinvestire.
Dalla liberalizzazione delle politiche alla necessità di sincronizzazione giuridica.
L'articolo 5 del progetto di risoluzione segna un cambiamento significativo nell'approccio allo sviluppo culturale. Invece di basarsi principalmente sul bilancio statale, la politica si concentra ora fortemente sulla mobilitazione delle risorse sociali attraverso specifici meccanismi preferenziali relativi a imposte, terreni e finanziamenti. Questo è considerato fondamentale per promuovere lo sviluppo dell'industria culturale in un'ottica orientata al mercato.
Un aspetto rilevante è l'applicazione di un'imposta sul valore aggiunto (IVA) del 5% ad attività quali cinema, mostre, sport e arti performative. Questa politica incide direttamente sulla "produzione" di beni e servizi culturali, contribuendo a ridurre i costi dei servizi e ad ampliare l'accessibilità per il pubblico. Tuttavia, per evitare abusi, è necessario definire chiaramente l'ambito delle "arti performative", distinguendo in particolare tra forme d'arte creative e servizi di intrattenimento puramente commerciali.
Il meccanismo per il rimpatrio di manufatti e opere d'arte è considerato una svolta. L'esenzione totale dalle tasse di importazione e dai relativi oneri non solo incentiva i collezionisti privati, ma contribuisce anche a prevenire la "dissanguamento" del patrimonio culturale. Tuttavia, l'efficacia di questa politica dipende in larga misura dalle procedure amministrative. Se il processo di verifica della finalità non lucrativa non viene semplificato, i collezionisti avranno difficoltà a partecipare tempestivamente alle aste internazionali, che richiedono risposte rapide. Allo stesso tempo, è necessario chiarire il meccanismo per il successivo trasferimento, tenendo conto del diritto prioritario dello Stato di riacquistare manufatti di eccezionale valore.

Il programma pilota per il modello di "città patrimonio" apre anche una nuova prospettiva per valorizzare i valori culturali in concomitanza con lo sviluppo economico. Il rafforzamento delle autorità locali consentirà ad aree ricche di patrimonio come Hue e Hoi An di essere più flessibili nell'attrarre investimenti. Tuttavia, in assenza di criteri unificati da parte del governo centrale, l'attuazione potrebbe risultare incoerente. Ancora più importante, è necessario un rigoroso meccanismo di monitoraggio per garantire che lo sfruttamento non alteri o danneggi i valori del patrimonio che costituiscono il fondamento di questa politica.
Inoltre, le normative che stabiliscono la responsabilità degli enti locali nell'assegnazione dei terreni e nell'utilizzo degli edifici pubblici in eccedenza sono considerate una soluzione diretta per affrontare il "collo di bottiglia" degli spazi per le attività culturali. Dare priorità all'assegnazione dei terreni a livello comunale contribuisce a ridurre il divario nell'accesso ai servizi culturali tra le regioni. Tuttavia, il meccanismo di locazione deve essere trasparente, possibilmente tramite asta, ma con prezzi preferenziali specificamente per scopi culturali. Allo stesso tempo, l'attuale politica di esenzione, se applicata solo agli enti statali, crea iniquità; pertanto, si dovrebbe valutare la possibilità di estenderla anche al settore privato nelle attività culturali pubbliche.
Trasformazione digitale: le fondamenta per un "ecosistema dell'innovazione"
L'articolo 10 del progetto di risoluzione è considerato l'aspetto più "moderno", in quanto pone la trasformazione digitale al centro della strategia di sviluppo culturale. Oltre alla semplice applicazione della tecnologia, questa politica mira a costruire un'infrastruttura digitale sincronizzata, che comprenda banche dati nazionali, la digitalizzazione del patrimonio, lo sviluppo di nuovi modelli di istituzioni culturali e la tutela della sovranità culturale nel cyberspazio.
L'articolo 10 si concentra sulla priorità degli investimenti nelle infrastrutture digitali, considerate un elemento mancante in molte istituzioni culturali attuali. La creazione di un sistema di dati condiviso e la promozione di partenariati pubblico-privati (PPP) non solo ottimizzano le risorse, ma pongono anche le basi per lo sviluppo di una moderna industria culturale. Allo stesso tempo, la politica di garanzia dei finanziamenti per la digitalizzazione del patrimonio nazionale dimostra l'impegno a preservare la cultura in una nuova forma, in cui i valori tradizionali vengono conservati e diffusi attraverso la tecnologia.

Inoltre, sostenere le imprese nell'applicazione delle tecnologie avanzate e attrarre grandi aziende a partecipare al settore culturale rappresenta un passo strategico, soprattutto se combinato con gli incentivi fiscali e agli investimenti previsti dalle disposizioni precedenti. Ciò apre la possibilità di creare prodotti culturali digitali ad alto valore aggiunto, dai contenuti digitali alle piattaforme di distribuzione.
Un altro aspetto degno di nota è la sperimentazione di modelli di istituzioni culturali digitali come musei aperti, biblioteche digitali e teatri mobili. Si tratta di nuovi approcci in linea con le moderne tendenze di consumo culturale. Allo stesso tempo, la creazione di centri per la creazione di contenuti digitali contribuisce a costruire una nuova forza creativa: i creatori di contenuti nell'era digitale.
In particolare, data la crescente diffusione di disinformazione sulla storia e sulla cultura online, le normative a tutela della sicurezza culturale e della sovranità digitale sono assolutamente essenziali. L'applicazione della tecnologia per monitorare e contrastare le informazioni dannose e tossiche non è solo una misura tecnica, ma anche uno strumento per la protezione dell'identità culturale nazionale.
Tuttavia, affinché queste politiche siano realmente efficaci, è necessario chiarire molti aspetti. In primo luogo, lo sviluppo di una banca dati nazionale deve essere accompagnato da standard tecnici unificati e da un meccanismo di scambio dati tra il livello centrale e quello locale. Se ogni ente locale lo implementasse a modo suo, il rischio di "frammentazione dei dati" ridurrebbe l'efficacia dell'intero sistema.
Dal punto di vista del supporto alle imprese, la tutela del diritto d'autore digitale rimane una delle maggiori sfide. Pertanto, è necessario istituire centri di supporto per il diritto d'autore digitale al fine di fornire servizi legali e tecnici agli artisti, in particolare a coloro che lavorano in modo indipendente su piattaforme transfrontaliere.
Per quanto riguarda i modelli pilota, oltre ai musei digitali o alle biblioteche digitali, è necessario espandersi in settori ad alto potenziale commerciale come il turismo in realtà virtuale/aumentata (VR/AR). Questo non solo rappresenta un efficace strumento promozionale, ma crea anche una nuova fonte di reddito per il settore culturale.
Per chi si occupa di creazione di contenuti digitali, definire chiaramente il pubblico di riferimento dei "creatori di contenuti" è fondamentale per implementare politiche di supporto efficaci. I centri creativi devono essere affiancati da infrastrutture di supporto, come spazi di coworking, agevolazioni economiche e un ambiente favorevole al networking, al fine di promuovere l'imprenditorialità nel settore della cultura digitale.
Infine, nella gestione di informazioni dannose e tossiche, è necessario stabilire una netta distinzione tra controllo e incentivazione della creatività. Un meccanismo di coordinamento interagenzie, unitamente a una serie di criteri trasparenti, contribuirà a garantire che le informazioni vengano gestite correttamente senza limitare le legittime attività creative.
Una questione cruciale è la tempistica per l'emanazione dei documenti guida. Senza una tempistica precisa, sussiste un rischio significativo che l'attuazione delle politiche subisca ritardi. Pertanto, è necessario fissare una scadenza per l'emanazione delle linee guida – ad esempio, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della Risoluzione – per garantire coerenza e fattibilità.
Fonte: https://daibieunhandan.vn/phat-trien-van-hoa-viet-nam-tu-dot-pha-the-che-den-co-che-thuc-thi-10414454.html








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