
Nel corso del seminario, la direttrice Nguyet Que, CEO di SANTANI e fondatrice del progetto "Colors of Heritage", ha sostenuto che il Vietnam è pienamente in grado di implementare con successo modelli culturali digitali, come molti altri Paesi, ma il divario generazionale rappresenta un ostacolo importante. La generazione più anziana possiede un patrimonio di conoscenze e risorse, mentre le generazioni più giovani utilizzano lingue, tecnologie e metodi di informazione differenti. Secondo la signora Que, i media costituiscono un collo di bottiglia che ostacola il trasferimento dei contenuti culturali dagli spazi tradizionali alle piattaforme digitali.
Risolvere il problema della "comunicazione senza comprensione" nella trasformazione digitale della cultura.
Partendo da questa realtà, il progetto "Colors of Heritage" è nato con il supporto di SIHUB e fa parte del gruppo di accelerazione dell'industria culturale di Ho Chi Minh City. Il progetto mira a sviluppare una piattaforma basata su esperienze concrete, che colleghi il patrimonio culturale ai giovani attraverso la tecnologia. La signora Que ha affermato che persino i materiali di comunicazione del progetto utilizzano l'intelligenza artificiale, considerandola una tendenza inevitabile; tuttavia, "per quanto potente sia la tecnologia, non può sostituire l'identità". Pertanto, il compito cruciale è creare un meccanismo che permetta di tramandare sistematicamente il pensiero creativo dei giovani dalle generazioni precedenti.
Il progetto “Colors of Heritage” è nato dalla serie di attività culinarie “Delicious Vietnamese Cuisine”, considerando il cibo come il punto di contatto più accessibile per attrarre giovani e famiglie agli eventi dal vivo. Da qui, il progetto integra contenuti culturali, come la storia del cibo di Cho Lon, spettacoli di arte tradizionale, interazioni con gli artisti e giochi popolari per promuovere l'interesse per il patrimonio culturale.
Il direttore Nguyet Que ha affermato che la seconda versione di "Colors of Heritage" è una piattaforma digitale il cui lancio è previsto per il 22 novembre, in concomitanza con la Giornata del Patrimonio Culturale del Vietnam. Questa piattaforma consentirà ad aziende e giovani di presentare i propri prodotti, collegare i siti storici e vivere la cultura. Il progetto collabora con l'Università delle Scienze per sviluppare la tecnologia necessaria a esporre le lanterne di Hoi An, decorate con dipinti artigianali, in uno spazio digitale, e continua al contempo a digitalizzare gli spazi espositivi, tra cui la mostra "La valuta vietnamita, un viaggio nella storia" presso la Banca di Stato del Vietnam.
Secondo la signora Que, il "colore" rappresenta l'individualità di ogni persona, la "tonalità" la raffinatezza coltivata attraverso la creatività e il "patrimonio" il fondamento dello sviluppo. Il progetto "Colori del Patrimonio" si propone di far conoscere il patrimonio vietnamita al mondo attraverso applicazioni 3D, tecnologie performative e attività interattive. L'auspicio è che diventi un'estensione per musei e destinazioni culturali, contribuendo alla commercializzazione dei prodotti culturali e reinvestendo nella loro conservazione.

I musei e la pressione della trasformazione digitale
Secondo la dottoressa Pham Ngoc Uyen, vicedirettrice del Museo di Belle Arti di Ho Chi Minh City, la città conta attualmente 24 musei, di cui 13 pubblici e 11 privati, con funzioni che spaziano dalla storia e dalle belle arti a temi specifici. Si tratta di un importante sistema istituzionale, che preserva il patrimonio e funge da spazio per lo studio accademico, la formazione e lo scambio culturale. Tuttavia, i musei devono ancora affrontare numerose sfide in termini di infrastrutture, risorse umane, meccanismi di gestione e accessibilità al pubblico nel contesto della trasformazione digitale.
Il patrimonio culturale è sottoposto a un'enorme pressione dovuta al degrado naturale, al rischio di perdita dei valori immateriali e ai cambiamenti nelle modalità di fruizione da parte del pubblico. Allo stesso tempo, le tecnologie digitali come l'intelligenza artificiale, la realtà virtuale/aumentata, la blockchain e i big data aprono nuove opportunità per la conservazione e la comunicazione culturale. La combinazione di cultura e tecnologia dà vita all'approccio CultureTech, che consente la conservazione attraverso strumenti moderni e una più ampia diffusione del patrimonio. Tuttavia, lo sviluppo di CultureTech non può basarsi esclusivamente sul bilancio statale. I modelli di partenariato pubblico-privato (PPP) sono considerati un meccanismo valido per mobilitare capitali, tecnologie e competenze gestionali dal settore privato, mentre lo Stato mantiene il suo ruolo di guida e tutela dei valori culturali.
L'esperienza di Ho Chi Minh City dimostra che il processo di digitalizzazione dei musei è ancora nelle sue fasi iniziali, caratterizzato da risorse di investimento limitate, carenza di personale qualificato nel settore tecnologico, contenuti digitali semplici, dati non standardizzati, scarsa capacità di attrarre il pubblico sulle piattaforme digitali e assenza di un quadro giuridico chiaro per il modello di partenariato pubblico-privato (PPP). Questi sono gli ostacoli che impediscono a molti progetti di realizzare una vera e propria "trasformazione digitale", anziché una semplice "applicazione tecnologica".
CultureTech, se implementata correttamente, diventerà un efficace strumento di conservazione, dalla digitalizzazione 3D dei manufatti alla preservazione del patrimonio immateriale, creando al contempo un potente canale di diffusione attraverso realtà virtuale/aumentata, piattaforme online e musei virtuali. Il modello di partenariato pubblico-privato (PPP) gioca un ruolo chiave, in quanto coinvolge Stato, imprese, ricercatori e comunità nel processo di conservazione, creazione e valorizzazione del patrimonio.
Per uno sviluppo sostenibile, è necessario perfezionare il quadro giuridico per i partenariati pubblico-privato (PPP) culturali, creare un database nazionale del patrimonio, investire nelle infrastrutture digitali, sviluppare risorse umane interdisciplinari e rafforzare la cooperazione internazionale. CultureTech non solo aiuta il patrimonio a "vivere" nello spazio digitale, ma apre anche la strada a un'economia del patrimonio, contribuendo alle industrie culturali e della conoscenza del Vietnam.
Assenza di una figura di riferimento nell'ecosistema culturale e tecnologico.
Il dottor Trinh Dang Khoa, presidente del consiglio di amministrazione dell'Università di Cultura di Ho Chi Minh City, ha sottolineato che per sviluppare l'industria culturale è necessario comprendere correttamente il suo ecosistema. Questo ecosistema comprende tre gruppi principali: i creatori di opere artistiche; coloro che organizzano la produzione e la commercializzazione per dare vita alle opere; e coloro che si occupano della gestione dei consumatori, della comunicazione, del marketing, della stimolazione della domanda, della formazione dei gusti e della creazione di un pubblico culturale. Il Vietnam attualmente forma personale in questi settori, ma i dipartimenti sono frammentati e privi di coordinamento.
Secondo gli esperti, il principale svantaggio è la mancanza di una forza "coordinatrice": amministratori culturali e artistici che comprendano l'identità nazionale, conoscano il mercato e sappiano collegare creatività, produzione e consumo. Questa figura è cruciale per gestire l'ecosistema e trasformare la cultura in un vero e proprio settore economico. Le scuole d'arte offrono un'ottima formazione nelle competenze creative; le scuole di economia formano nel marketing e nel management; e le scuole di scienze sociali e culturali formano nelle competenze manageriali. Tuttavia, gli studenti sono spesso competenti solo nel loro specifico campo, mancando di un "direttore d'orchestra" che coordini e crei una catena del valore completa.
La dottoressa Khoa ha sottolineato: "Ci mancano amministratori culturali e artistici, persone in grado di attivare la creatività, promuovere i consumi, coordinare la produzione e trasformare la cultura in una fonte di reddito". La dottoressa Trinh Dang Khoa ha informato che il Ministero dell'Istruzione e della Formazione ha attualmente una politica di apertura, che consente agli istituti di istruzione di proporre nuovi corsi di laurea che rispondano alle esigenze sociali. L'Università di Cultura di Ho Chi Minh City sta sviluppando un progetto per l'istituzione di un corso di laurea in Gestione Culturale e Artistica, formando personale in grado di integrare conoscenze di cultura, arte, mercato, economia e comunicazione, elementi fondamentali dell'industria culturale.
In attesa delle procedure per l'avvio del nuovo programma, gli esperti hanno proposto soluzioni per la formazione collaborativa, come l'organizzazione di "campi creativi interuniversitari" per aiutare gli studenti di arte, tecnologia e management a sperimentare, cooperare e sviluppare il pensiero interdisciplinare. Innoculture 2025 afferma che il patrimonio non è solo un deposito del passato, ma anche un fondamento per lo sviluppo dell'industria culturale, la promozione della creatività, il collegamento con le giovani generazioni e la valorizzazione economica. CultureTech e le partnership pubblico-private sono strumenti importanti per aiutare il patrimonio vietnamita a "vivere" sulle piattaforme digitali, creando esperienze nuove, intime e vivaci, e ponendo le basi per una comunità culturale creativa dinamica e professionale a Ho Chi Minh City.
Fonte: https://baovanhoa.vn/van-hoa/can-hoan-thien-khung-phap-ly-cho-hop-tac-cong-tu-van-hoa-181932.html










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