
I social media rappresentano sempre un rischio per i bambini se non vengono adottate tempestivamente misure di protezione - Foto: Q. DINH
La mia amica mi ha raccontato che suo figlio, che frequenta l'ottavo anno di scuola, chiede spesso ai genitori il permesso di usare il computer con motivazioni "ragionevoli", come fare verifiche, cercare materiale o studiare in gruppo. Poi, gradualmente, la situazione è degenerata in gruppi di gioco privati, messaggi protetti da password e uscite nei internet café durante il periodo di isolamento domiciliare.
Fu solo quando il rendimento scolastico del figlio peggiorò che scoprì che questi aveva segretamente utilizzato il suo conto corrente per acquistare piccole quantità di carte gioco nel corso di diversi mesi.
Molti rischi
Dopo quello shock, invece di inasprire il controllo, ha scelto un metodo più accessibile: parlare, analizzare, instaurare un rapporto di amicizia con suo figlio e utilizzare i dispositivi in modo intelligente ed efficace per l'apprendimento e l'intrattenimento. Di recente, ha affermato che suo figlio è cambiato, riducendo significativamente il tempo trascorso a giocare e tornando a concentrarsi sullo studio.
Storie del genere non sono rare, ma soluzioni efficaci come questa non sono diffuse. Ciò riflette la realtà che molte famiglie si trovano "sole" e disorientate di fronte alla vita digitale sempre più complessa dei loro figli.
I social media sono diventati un "secondo ambiente sociale" per bambini e adolescenti. In questo contesto, le attività di intrattenimento si intrecciano con il processo di formazione dell'identità personale, la creazione di amicizie e la costruzione dell'autostima.
Tuttavia, a differenza degli spazi fisici, gli ambienti digitali non funzionano secondo una logica educativa o psicofisiologica, bensì secondo algoritmi che ottimizzano l'attenzione e sono progettati per gli adulti.
Questa discrepanza fa sì che molti rischi superino la capacità dei bambini di proteggersi, costringendo la società a riconoscere che la sicurezza online non è più una questione che riguarda le singole famiglie o le scuole, ma è diventata una questione che richiede un intervento politico.
Il mondo sceglie strade diverse.
L'esperienza internazionale dimostra che i paesi stanno scegliendo percorsi di risposta molto diversi. Il 2025 è considerato un punto di svolta nella governance globale dei social media, con una serie di nuove politiche in fase di attuazione o in procinto di entrare in vigore.
L'Australia ha attirato l'attenzione per essere diventata il primo Paese ad approvare una legge che vieta ai minori di 16 anni l'uso dei social media, entrata in vigore ufficialmente il 10 dicembre 2025.
Tuttavia, il modello australiano ha subito suscitato dibattito. La verifica dell'età ha sollevato preoccupazioni in merito alla violazione della privacy e all'esclusione dei minori sprovvisti di documenti di identità validi.
Un divieto assoluto potrebbe inoltre spingere i bambini verso piattaforme più piccole e meno regolamentate o a utilizzare account di adulti "presi in prestito", compromettendo di fatto l'efficacia della protezione.
Le opinioni contrastanti che circondano questo modello hanno indotto molti paesi a valutare attentamente le diverse opzioni prima di decidere di adottare un approccio simile.
Il Regno Unito ha scelto ancora una volta di ridefinire le responsabilità delle aziende tecnologiche. L'Online Safety Act 2023, che entrerà pienamente in vigore a partire dal 2025, non si concentra sui divieti basati sull'età, ma impone alle piattaforme obblighi legali per valutare i rischi in base alla fascia d'età, filtrare i contenuti dannosi e limitare i meccanismi algoritmici che possono creare dipendenza nei minori.
Invece di limitarsi a chiedere "a che età è consentito ai bambini utilizzare i social media?", il governo dovrebbe chiedersi "cosa stanno facendo queste piattaforme ai bambini e a quali responsabilità sono soggette?".
Quale opzione dovrebbe scegliere il Vietnam?
In Vietnam, i bambini hanno accesso ai social media fin dalla più tenera età, principalmente attraverso i dispositivi intelligenti delle loro famiglie, mentre le loro competenze digitali e le capacità di autodifesa sono limitate.
Secondo l'UNICEF, nel 2022 l'82% dei ragazzi di 12-13 anni e il 93% di quelli di 14-15 anni utilizzavano internet quotidianamente, per una media di 5-7 ore; inoltre, circa il 20-25% degli episodi di violenza scolastica presenta una componente informatica. Queste cifre riflettono la prevalenza del rischio, evidenziando la sempre più evidente necessità di interventi politici.
Di recente, il Vietnam ha compiuto i primi passi in ambito legislativo. Il Decreto 147/2024/ND-CP stabilisce che gli account sui social media dei minori di 16 anni debbano essere registrati utilizzando le informazioni dei genitori o dei tutori, dimostrando così l'impegno a restituire alla famiglia il suo ruolo di prima linea di difesa.
Tuttavia, in realtà, questa normativa si basa ancora in larga misura sull'autodenuncia e non ha esercitato una pressione sufficiente per costringere le piattaforme a modificare il modo in cui progettano i prodotti per gli utenti minorenni.
Sulla base dei dibattiti sia nazionali che internazionali, è chiaro che il Vietnam deve valutare attentamente il proprio approccio quando fa riferimento al modello australiano di divieti assoluti. Un approccio più appropriato sarebbe quello di costruire un quadro di governance basato sull'età e sui livelli di rischio, combinando la responsabilità legale della piattaforma con il ruolo di supporto delle famiglie e delle scuole.
Lo Stato potrebbe stabilire un'età di "maturità digitale" intorno ai 16 anni, consentendo però diversi livelli di accesso prima di tale soglia, unitamente a chiari obblighi per le aziende tecnologiche di stratificare i contenuti, ridurre la personalizzazione algoritmica, aumentare gli avvisi sui rischi e fornire strumenti di controllo parentale.
Ancora più importante, le priorità politiche dovrebbero spostarsi dalla questione "vietare o non vietare" a "chi è responsabile e come viene determinata tale responsabilità?". Quando le piattaforme saranno costrette a dimostrare che i loro prodotti sono più sicuri per i bambini, anche senza soluzioni perfette di verifica dell'età, il livello di rischio diminuirà significativamente.
Oltre al quadro giuridico, l'educazione alle competenze digitali nelle scuole e la capacità dei genitori di sostenere queste iniziative sono pilastri fondamentali affinché le politiche vengano attuate in modo efficace e raggiungano risultati concreti.
La questione centrale
I social media sono un'arma a doppio taglio. Possono aprire spazi per l'apprendimento, la creatività e la connessione, ma possono anche trasformarsi in un circolo vizioso di confronto, danni e ansia se i bambini non vengono controllati da algoritmi che persino gli adulti faticano a gestire.
Per il Vietnam, la questione centrale è come intervenire in modo da proteggere i bambini e al contempo non ostacolare lo sviluppo delle competenze digitali nelle generazioni future. Una politica basata sulla gestione del rischio, sulla responsabilità fondamentale e sulla stratificazione per età, traendo ispirazione in modo selettivo da Regno Unito, Europa e Australia, risulterebbe un approccio più convincente e realizzabile nel contesto attuale.
Fonte: https://tuoitre.vn/con-choi-game-len-mang-xa-hoi-som-cam-hay-nuong-theo-20251223085908338.htm







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