Sembra che in innumerevoli vite passate, la mia anima appartenesse a quelle navi lontane e alla deriva. Quell'anima solitaria un tempo desiderava ardentemente vedere la luce dei fari. Quella luce non era semplicemente luce fisica, ma divenne un vero e proprio punto di ancoraggio spirituale.
Molti anni fa, sono salito in cima al faro dell'isola di Song Tu Tay, nell'arcipelago di Truong Sa: un faro remoto, situato nel punto più orientale del nostro paese, esposto agli elementi. Dalla cima della maestosa torre del faro, guardando l'infinita distesa di onde, ho percepito la grande forza di volontà dell'umanità riflessa in questi "occhi del mare" che non dormono mai. L'umanità deve accendere le proprie piccole scintille per affrontare l'oscurità onnipresente dell'universo. Perché, più di ogni altra cosa, le persone comprendono che, in mezzo alla vastità e all'incertezza, la cosa più terrificante non sono le onde e le tempeste, ma la paura di perdersi.
Proprio ieri mi trovavo a Eo Gió (comune dell'isola di Tan Hiep, Da Nang ), a oltre 130 metri sul livello del mare, il luogo più suggestivo per ammirare il maestoso faro dell'isola di Cham, arroccato sulla scogliera orientale. Un capolavoro architettonico, di un bianco immacolato in mezzo al verde ondeggiante della speranza. Mentre calava l'oscurità sulla vasta distesa d'acqua, il faro dell'isola di Cham lampeggiava silenziosamente, usando la quiete della sua luce per dissipare le ansie e individuare le anime perdute lontane all'orizzonte... Per me, ogni lampo della sua luce era come un monito: "Continua ad andare avanti e troverai la riva..."
Qualcuno una volta mi ha detto che la filosofia che si cela dietro un faro è strana. Semplicemente sta lì immobile, "lampeggiando" e "lampeggiando" da solo, evocando il ritmo di un cuore caldo, confortante e pieno di speranza. Non è forse vero che anche la vita di ognuno di noi ha bisogno di un faro simile? Nei momenti più precari, quando l'oscurità avvolge ogni cosa, le persone cadono facilmente in uno stato di disorientamento, vedendo la propria vita come una fragile e solitaria barca alla deriva in mezzo al mare. Ma finché "l'occhio del mare" rimane, la barca sarà guidata, il cuore si agiterà e tenderà verso la speranza.
La presenza di un faro non può placare la furia e le tempeste dell'oceano, ma può alleviare la confusione, l'incertezza e la paura delle persone. Vedendo quella luce, sanno di non essere abbandonate; si sentono abbastanza forti da affrontare le onde. Perché comprendono che, dopo un lungo e faticoso viaggio, c'è sempre un "occhio del mare" vigile, sempre lì ad accoglierle al loro ritorno.
In definitiva, la vita è un viaggio verso il proprio faro, dove, nonostante tempeste e burrasche, la luce della speranza brilla silenziosamente e con orgoglio sulla riva lontana. Presto sarò di nuovo lì, dove sorge il mio faro.
Fonte: https://thanhnien.vn/diem-tua-tam-thuc-giua-bien-185260606183701436.htm







