In questo contesto in continua evoluzione, la curatela (termine che si riferisce alla professione di selezione, sviluppo dei contenuti e organizzazione delle mostre) è emersa come una posizione cruciale, influenzando direttamente la qualità delle mostre, il coinvolgimento del pubblico e persino il modo in cui un museo si posiziona nella vita contemporanea. Tuttavia, in Vietnam, la professione di curatore si trova ancora ad affrontare lacune significative, sia in termini di consapevolezza, sia di formazione e standard professionali.
Per lungo tempo, le attività museali sono state concepite principalmente attraverso la lente della "conservazione e dell'esposizione dei reperti". Questo approccio rimane necessario, ma non è più sufficiente in una società in rapida evoluzione, dove il pubblico – soprattutto i giovani – attribuisce sempre più valore all'esperienza, all'emozione e all'interazione, oltre al bisogno di informazione. Pertanto, oggi i curatori non si limitano più a "disporre reperti", ma sono piuttosto organizzatori di storie, creatori di esperienze e artefici del modo in cui il pubblico interagisce con il passato.
Il problema è che, sebbene il ruolo sia cambiato, i sistemi di formazione e riconoscimento professionale non si sono adeguati, con la conseguenza che i curatori rischiano di essere "diluiti" in altre funzioni all'interno del museo. In molti casi, questo lavoro è frammentato tra diversi dipartimenti, senza un team dedicato con competenze interdisciplinari. Di conseguenza, molte mostre, nonostante gli investimenti, risultano carenti in termini di profondità di pensiero, coerenza e identità ben definita.
Nel frattempo, l'esperienza internazionale dimostra che la curatela è il "perno" dell'innovazione museale. Allo Smithsonian Museum System (USA), il modello di "curatela partecipativa" consente ai gruppi sociali di partecipare direttamente alla creazione dei contenuti espositivi, dando vita a narrazioni più sfaccettate e coinvolgenti. Al British Museum o alla Tate Modern (Regno Unito), i team curatoriali sono altamente qualificati e agiscono come "produttori di contenuti", collegando la ricerca accademica alla creatività contemporanea.
Un'altra tendenza degna di nota è il passaggio dalle "mostre statiche" alle "esperienze dinamiche". Il Museo del Louvre (Francia) e il Museo Nazionale di Singapore hanno integrato in modo significativo la tecnologia digitale , dalla realtà aumentata agli spazi immersivi, trasformando il percorso del visitatore in un'esperienza multisensoriale. In questi modelli, il lavoro del curatore si estende al design, alla tecnologia e alla comunicazione per costruire uno "scenario esperienziale" completo per i visitatori.
Osservando questi sviluppi, la questione centrale non è se la tecnologia venga adottata o meno, ma se la capacità curatoriale sia sufficiente a "raccontare" il patrimonio in un modo nuovo. La tecnologia è solo uno strumento; è il curatore che decide come la storia viene raccontata, con quale tono e a quale pubblico.
In Vietnam, l'esigenza urgente è ora quella di sviluppare un quadro standardizzato di competenze curatoriali che funga da base per la formazione e la pratica. Questo quadro deve andare oltre i confini della museologia tradizionale, integrando elementi interdisciplinari come la comunicazione, il design, la tecnologia e la ricerca sulle pubbliche relazioni. Allo stesso tempo, deve creare spazi sperimentali in cui i curatori possano mettere in pratica nuove idee, assumersi rischi creativi e imparare dall'esperienza pratica.
Ancora più importante, è necessario un cambio di prospettiva riguardo ai curatori, che non devono più essere considerati figure "dietro le quinte", ma strategiche. Nel contesto di una competizione culturale sempre più agguerrita, i musei si stanno trasformando da depositi di memoria in spazi per la produzione di contenuti e immagini. E sono i curatori a "scrivere la sceneggiatura" di come un museo racconta la storia che custodisce.
Quando i curatori sono adeguatamente posizionati, i musei non saranno più spazi silenziosi del passato, ma diventeranno entità vive, capaci di dialogare con il presente e di aprire nuove prospettive di comprensione del patrimonio. Questa è anche la strada che i musei vietnamiti possono percorrere per allinearsi alle tendenze globali e lasciare gradualmente il proprio segno sulla mappa culturale mondiale.
Fonte: https://www.sggp.org.vn/khoang-trong-nguoi-ke-chuyen-cho-di-san-post852997.html








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