
Immagine illustrativa di funghi - Foto: BRITANNICA
Gli scienziati sanno da tempo che alcuni batteri possono produrre proteine che aiutano l'acqua a congelare a temperature relativamente elevate (intorno ai -5 °C), attraverso un processo chiamato "nucleazione iconica".
Tuttavia, resta un mistero se anche i funghi possiedano capacità simili. Un team di ricerca guidato dal microbiologo Boris Vinatzer, che lavora presso la Virginia Tech University (USA), ha cercato di decifrare questo meccanismo, secondo quanto riportato da LiveScience il 28 aprile.
La scoperta, pubblicata sulla rivista Science Advances , apre una prospettiva completamente nuova sul ruolo dei microrganismi nel sistema climatico terrestre.
Analizzando i genomi di due ceppi fungini appartenenti alla famiglia delle Mortierellaceae, il team di ricerca ha identificato un segmento di DNA quasi identico al gene InaZ presente nei batteri.
Quando hanno trasferito questo gene nelle cellule di lievito, anche il lievito ha iniziato a essere in grado di formare ghiaccio. Ciò ha confermato che questo gene è responsabile della produzione della proteina che avvia il processo di formazione del ghiaccio.
Questa scoperta suggerisce che in un lontano passato, forse milioni di anni fa, gli antenati di alcune specie fungine abbiano acquisito questo gene dai batteri attraverso un processo chiamato "trasferimento genico orizzontale". In seguito, hanno sviluppato le proprie capacità, trasformando questo gene in un utile strumento biologico.
Tuttavia, i vantaggi evolutivi specifici di questa capacità non sono ancora del tutto chiari.
Una teoria suggerisce che i funghi lo utilizzino per assorbire acqua dall'aria. Ad esempio, nei licheni, una relazione simbiotica tra funghi e alghe, le proteine che formano il ghiaccio possono far condensare il vapore acqueo in brina al mattino, che poi si scioglie trasformandosi in acqua, fornendo all'organismo acqua per tutto il giorno.
In particolare, gli scienziati ritengono che queste proteine possano disperdersi nell'atmosfera e agire come "nuclei di ghiaccio", contribuendo alla formazione di cristalli di ghiaccio nelle nuvole.
Man mano che questi cristalli crescono di dimensioni, possono cadere sotto forma di pioggia o neve. Questo meccanismo è simile al modo in cui alcuni batteri, come Pseudomonas syringae, partecipano al ciclo dell'acqua.
Poiché un singolo fungo può secernere una grande quantità di proteine, il numero di "nuclei di ghiaccio" provenienti dai funghi nell'atmosfera potrebbe essere maggiore di quello proveniente dai batteri, il che significa che i funghi potrebbero svolgere un ruolo più significativo nella regolazione delle precipitazioni.
Questa scoperta non è solo di rilevanza scientifica, ma apre anche la strada ad applicazioni pratiche. Attualmente, la tecnologia di inseminazione delle nuvole utilizza spesso ioduro d'argento, una sostanza chimica che può sollevare preoccupazioni ambientali.
I ricercatori ritengono che le proteine derivate dai funghi potrebbero diventare in futuro una proteina organica più sicura e biodisponibile.
Fonte: https://tuoitre.vn/nam-co-the-tac-dong-den-mua-va-thoi-tiet-20260428130522565.htm








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