I film sul giornalismo sono rari.
Il giornalismo è una "miniera d'oro" per il cinema: offre elementi drammatici, profondità sociale, conflitti e lotte interiori molto realistiche. Dal giornalismo investigativo al commento sociale, dai giornalisti che affrontano il pericolo alla pressione tra la professione e l'etica personale, tutto è materiale inestimabile.
Nelle industrie cinematografiche più sviluppate, come quelle di Stati Uniti, Corea del Sud, Giappone e Francia, il giornalismo viene rappresentato sullo schermo come simbolo di critica sociale e voce della giustizia. Film come Spotlight (USA), The Post (USA), Kill the Messenger e Argon (Corea del Sud) hanno riscosso successo per i loro contenuti avvincenti e la loro visione schietta della professione.
In Vietnam, il numero di film sul giornalismo si conta sulle dita di una mano. La maggior parte sono vecchie serie televisive, e non esistono quasi opere simili al cinema. Nel 2006, la serie di 20 episodi "La professione del giornalista", diretta da Phi Tien Son, ha suscitato scalpore nell'opinione pubblica. I personaggi della serie includevano sia coloro che esercitavano la professione con onestà, sia coloro che si lasciavano tentare dal denaro. La serie esplorava anche direttamente molti aspetti oscuri legati alla corruzione, alla concussione e ai pericoli che i giornalisti possono affrontare nello svolgimento del loro lavoro.
La serie in 12 episodi "Yellow Light", basata sull'omonimo romanzo di Tran Chien, affronta temi urgenti della vita visti da una prospettiva giornalistica, come l'istruzione e la corruzione fondiaria. Nel 2007, il regista Quoc Trong ha realizzato il film "Trainee Reporter", che racconta la storia di giovani reporter alle prime armi, con dettagli sull'amore e sugli ideali dei giovani. "Human Skin Mask" (2012) è una battaglia senza compromessi tra verità e menzogna, bene e male dentro ogni persona. Con una sceneggiatura acuta e avvincente di Nguyen Xuan Truong, il regista Mai Hong Phong racconta la storia del giornalismo, una professione completamente diversa da quella che la gente solitamente immagina, costantemente esposta a pericoli e pressioni.
È innegabile che alcune serie televisive vietnamite abbiano incluso personaggi giornalistici, ma la maggior parte di essi appare in ruoli secondari, spesso ritratti in modo stereotipato: o eccessivamente idealizzati, o come personaggi emotivamente complessi ma privi di spessore professionale. Scene familiari come giornalisti che digitano al computer, tengono in mano dispositivi di registrazione, lavorano sul campo in modo poco realistico o portano costantemente con sé taccuini, e persino alcune serie esagerano mostrando giornalisti che si sostituiscono al lavoro investigativo della polizia, lasciando gli spettatori distaccati. La mancanza di autenticità e di realismo professionale impedisce a queste serie di attrarre il pubblico.
Serve un "impulso" da parte dei giornalisti e dell'intero settore giornalistico.
Sebbene i giornalisti siano considerati "i fedeli segretari del tempo", sempre in prima linea nell'informazione, questa immagine non è chiaramente rappresentata nei film vietnamiti. Perché il giornalismo, una professione che unisce elementi investigativi e umanitari, che implica impegno e dedizione, è così raramente raffigurato nei film vietnamiti?
Secondo alcuni registi e sceneggiatori, una delle principali ragioni per cui i cineasti esitano a realizzare film sul giornalismo è che l'argomento è "delicato" e facilmente controverso. Il giornalismo è sempre associato al riflettere la negatività sociale, al rivelare verità scomode e al combattere la corruzione: questo fa temere ai produttori di dover rivedere eccessivamente la sceneggiatura. Inoltre, scrivere una sceneggiatura sul giornalismo richiede allo sceneggiatore una profonda conoscenza della professione, esperienza di vita e competenze pratiche. È impossibile ritrarre un giornalista semplicemente attraverso qualche telefonata e la digitazione su una tastiera. Allo stesso tempo, molti giovani sceneggiatori e registi oggi hanno poche opportunità di entrare in contatto con il mondo del giornalismo, mancando così di una prospettiva autentica. Questo spiega la loro riluttanza ad affrontare l'argomento.
Un altro motivo è che il pubblico vietnamita attualmente predilige temi di intrattenimento facilmente accessibili: romanticismo, famiglia, azione, ecc. I film d'inchiesta e di critica sociale, come quelli sul giornalismo, sono considerati "difficili da digerire" e non attraggono facilmente il grande pubblico.
Se i giornalisti sono narratori di storie per la società, allora il cinema è il mezzo per raccontare queste storie in modo più ricco e vivido dal punto di vista emotivo. Credo che se l'Associazione dei Giornalisti del Vietnam organizzasse laboratori di regia e di giornalismo, o concorsi di sceneggiatura sulla professione, si creerebbe un'opportunità per avvicinare il cinema alla vita dei giornalisti.
Dal canto loro, i giornalisti, dalle testate giornalistiche e associazioni di categoria ai singoli reporter e redattori, collaborano attivamente con i registi per raccontare storie avvincenti sulla loro vita quotidiana. I giornalisti non solo indagano sulla corruzione e dicono la verità, ma partecipano anche ai soccorsi in caso di calamità, sostengono le persone vulnerabili e narrano storie toccanti. Questi temi si prestano perfettamente al cinema, offrendo prospettive positive, umane e di grande impatto emotivo.
Fonte: https://baophapluat.vn/nghe-bao-trong-dien-anh-mo-vang-con-bo-ngo-post552460.html








Commento (0)