
Questo articolo analizza la presenza dei cavalli nell'arte di Champa; il loro ruolo economico e strategico nella rete commerciale del Sud-est asiatico dal VII al XIII secolo; e il collegamento tra Champa e le principali rotte commerciali, come la "Via del Tè e dei Cavalli", che collegava il Tibet e lo Yunnan con il Sud-est asiatico, come documentato da fonti storiche e reperti archeologici.
Simboli e linguaggio visivo
I cavalli compaiono in varie forme su manufatti e rilievi Champa del VII-VIII secolo. Tipica è soprattutto l'immagine del cavallo associato al dio del vento Vāyu.
Nei Veda, Vāyu è associato al vento e agli dei della tempesta Marut, dai quali nasce. Negli inni, Vāyu è descritto come dotato di una bellezza straordinaria, mentre si muove su un carro trainato da due, quarantanove o talvolta fino a mille cavalli bianchi o porpora, creando un suono potente e tumultuoso. L'immagine dei cavalli in questo contesto rappresenta la forza e la velocità del dio del vento.
L'immagine del dio del sole Surya a cavallo di un cavallo a sette teste – un simbolo induista diffusosi nel Sud-est asiatico attraverso scambi religiosi e artistici – compare anche nell'arte Champa. Surya è talvolta raffigurato in piedi su un carro trainato da sette cavalli, a simboleggiare i sette colori della luce visibile e i sette giorni della settimana.
Un'altra opera notevole è il bassorilievo "Cavalcare un cavallo e giocare a polo" (Polo/Palla di cavallo), una delle raffigurazioni più vivide dell'equitazione nell'arte Champa. Scoperto nel 1923 a Thach Han, Quang Tri, questo bassorilievo non solo riflette la vita quotidiana, ma dimostra anche il potere dell'aristocrazia Champa, attraverso l'adozione e la localizzazione di simboli provenienti dall'India e dalla Cina (questo sito era una grande struttura con torre-tempio distrutta all'inizio del XX secolo; in seguito vi fu costruita una chiesa cattolica, ora la chiesa di Thach Han - nota dell'autore).
Quest'opera è degna di nota per la sua tecnica di raffigurazione di cavalli e cavalieri: è l'unico rilievo rinvenuto nella scultura Cham che mostra un cavallo con sella e staffe complete. Queste caratteristiche sono state finora poco studiate. Le sue somiglianze formali con i rilievi dello stesso periodo di Phra That Phnom (Thailandia nord-orientale) o con alcuni rari rilievi del tempio di Borobudur (Indonesia) suggeriscono una vasta rete di interazioni artistiche tra la terraferma e le isole del Sud-est asiatico.
Un'analisi dettagliata suggerisce che gli artigiani Cham potrebbero aver adottato tecniche di scultura animale provenienti da fonti esterne e averle combinate con osservazioni sull'equitazione a Champa per localizzare l'iconografia dei cavalli in particolare e degli animali in generale.

Le somiglianze tra il rilievo di Champa "Cavalcare e giocare a polo" e opere contemporanee in Asia, come l'affresco dei "Giocatori di polo" nella tomba del principe Truong Hoai della dinastia Tang, sepolto nel 706, o le statue in ceramica della dinastia Tang raffiguranti nobildonne che giocano a polo, dimostrano che Champa faceva parte di uno scambio artistico regionale. In un periodo successivo, questa iconografia può essere paragonata a un dipinto persiano raffigurante il polo nel poema di Guy-o Chawgan del periodo safavide (1546).
Approfonditi studi sull'arte di Champa suggeriscono che gli artigiani di Champa abbiano adottato motivi equini dall'India e dalla Persia, ma li abbiano espressi con una sensibilità estetica locale, riflettendo sia la sacralità della religione sia la vita materiale degli abitanti del luogo.
Cavalli e vita quotidiana a Champa
Sebbene ad oggi non siano stati rinvenuti resti di cavalli nei siti archeologici di Champa o nel Sud-est asiatico, molti studiosi ritengono che l'immagine del cavallo nell'arte regionale raffiguri una razza equina originaria dello Yunnan-Tibet o della Cina.
Secondo alcuni studi, Champa non solo consumava cavalli, ma li forniva anche a Giava e ai Khmer. I cavalli provenienti dallo Yunnan venivano trasportati lungo il corso del Fiume Rosso fino al Golfo del Tonchino, nel Dai Viet; da lì venivano trasferiti a Champa e, durante il periodo di Angkor, venivano ulteriormente trasportati via terra fino al mercato khmer.
Le figure equine di piccola taglia e dalla testa rotonda, presenti nell'arte Champa dei siti di Dong Duong, Khuong My e My Son, hanno fornito la base per l'ipotesi che l'iconografia equina che compare sui rilievi di Angkor sia caratteristica dei cavalli dello Yunnan/Yi; e che questi cavalli potessero essere forniti al mercato di Angkor dai mercanti Champa.

Il tempio in mattoni di Phra That Phnom, risalente al IX-X secolo e situato sull'altopiano di Khorat, nella provincia di Nakhon Ratchasima, in Thailandia, presenta caratteristiche artistiche Cham e motivi del "cavallo volante" influenzati dalla Cina. Ciò ha indotto gli storici dell'arte a ipotizzare che i Cham possano aver introdotto direttamente i cavalli per commerciare in questa regione attraverso una rete di rotte terrestri che collegavano i piccoli stati del sud-est asiatico continentale.
Il commercio di cavalli tra il popolo Cham e i mercanti cinesi attraverso il Golfo del Tonchino si formalizzò durante la dinastia Song, quando il Golfo del Tonchino divenne il "Mediterraneo dell'Asia orientale". Il commercio di cavalli tra Champa e la dinastia Song durò per oltre un secolo, dal 959 al 1068.
Nel complesso, l'immagine del cavallo nell'arte antica di Champa e del Sud-est asiatico suggerisce che il cavallo fosse principalmente un simbolo di potere, nobiltà e religione, piuttosto che uno strumento militare. Allo stesso tempo, grazie alla sua rete commerciale di cavalli, Champa trasmise elementi artistici, tecniche equestri e simbolismo religioso alla cultura Khmer e del Sud-est asiatico.
Fonte: https://baodanang.vn/ngua-trong-van-minh-champa-3324528.html







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