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Martedì lo yen giapponese ha oscillato lateralmente, con i mercati che sono rimasti cauti a seguito dei sospetti di un intervento di Tokyo la scorsa settimana, fattore che ha causato una significativa volatilità della valuta nelle ultime sedute. Nel frattempo, il dollaro statunitense è stato sostenuto dalla domanda di beni rifugio, poiché i conflitti in Medio Oriente continuano a pesare sul sentiment degli investitori.
Il dollaro australiano è rimasto pressoché invariato, scambiando intorno a 0,7168 dollari statunitensi in attesa della decisione di politica monetaria della Reserve Bank of Australia (RBA). Gli analisti prevedono che la RBA aumenterà i tassi di interesse per la terza volta consecutiva al fine di contenere l'inflazione, che ha superato l'obiettivo del 2%-3% dalla metà del 2025.
Attualmente l'attenzione del mercato è concentrata sul messaggio di politica monetaria della RBA per valutare le prospettive dei tassi di interesse nel prossimo futuro. Le pressioni inflazionistiche sono in aumento a livello globale, a seguito delle interruzioni dello Stretto di Hormuz – una rotta marittima per circa il 20% dell'offerta mondiale di petrolio – che hanno mantenuto i prezzi del petrolio al di sopra dei 100 dollari al barile dall'inizio del conflitto.
I nuovi raid aerei tra Stati Uniti e Iran, avvenuti lunedì, hanno ulteriormente aumentato l'instabilità, mettendo a dura prova il fragile cessate il fuoco e mantenendo gli investitori in un atteggiamento cauto.
In questo contesto, il dollaro statunitense ha trovato sostegno, mentre l'euro è sceso a 1,1693 dollari e la sterlina britannica a 1,353 dollari. L'indice del dollaro statunitense si attestava a 98,452 punti, dopo un rialzo dello 0,3% nella sessione precedente.
Nick Twidale, direttore della strategia di mercato presso ATFX Global, ritiene che, sebbene il sentimento difensivo si sia accentuato, il mercato non abbia ancora assistito alla forte volatilità che si verifica tipicamente in caso di piena escalation del conflitto. Tuttavia, avverte che un'eventuale escalation delle tensioni potrebbe spingere al rialzo i prezzi del petrolio e mettere sotto pressione gli asset rischiosi.
Il petrolio Brent è attualmente scambiato a 113,8 dollari al barile, in leggero calo durante la seduta ma rimanendo in territorio positivo dopo il forte aumento iniziale.
Lo yen si è attestato intorno a 157,22 JPY/USD, vicino al suo massimo degli ultimi due mesi, dopo i recenti rialzi. Diverse fonti indicano che il Giappone potrebbe aver speso circa 35 miliardi di dollari intervenendo sul mercato per sostenere la propria valuta, sebbene l'efficacia a lungo termine di tali interventi rimanga oggetto di dibattito.
Secondo Deepali Bhargava, responsabile della ricerca per l'Asia-Pacifico presso ING, il recente intervento ha contribuito principalmente a riequilibrare l'intervallo di negoziazione a breve termine del tasso di cambio USD/JPY, mentre i fattori fondamentali continuano a esercitare pressione sullo yen.
Gli investitori continuano a monitorare attentamente la soglia di 160 JPY/USD, un livello considerato sensibile dal punto di vista delle politiche monetarie. Charu Chanana, direttore della strategia di investimento presso Saxo Markets, ritiene che il tasso di cambio USD/JPY potrebbe oscillare tra 155 e 160 nel breve termine, poiché le autorità tendono a concentrarsi sul contenimento del rapido deprezzamento dello yen piuttosto che sull'inversione di tendenza.
L'andamento futuro dello yen continuerà a dipendere fortemente dai prezzi del petrolio e dall'evoluzione del conflitto in Medio Oriente. Vasu Menon, direttore della strategia di investimento presso OCBC Bank (Singapore), ritiene che, se i prezzi dell'energia dovessero rimanere elevati, potrebbe tornare a esserci una pressione al ribasso sullo yen.
Fonte: https://thoibaonganhang.vn/sang-55-ty-gia-trung-tam-giam-1-dong-181465.html









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