Originario della campagna suburbana dell'ex distretto di Phu Xuyen, ora comune di Dai Xuyen ( Hanoi ), la sua infanzia è stata intrisa di vecchie case, antiche strade, templi di villaggio, alberi secolari e uno stile di vita semplice e onesto. Questi luoghi sono diventati fonte d'ispirazione per la sua scrittura, permettendogli di ampliare la sua prospettiva su Hanoi nel suo complesso a partire dai suoi ricordi personali. Nei suoi scritti, Nguyen Van Hoc ricrea spesso queste immagini antiche con un pacato flusso emotivo. Si tratta di tradizioni culturali ancora preservate, bellezze che stanno gradualmente svanendo nella frenesia della vita moderna. Per lui, scrivere di Hanoi non significa solo osservare il presente, ma anche ricreare ricordi. L'immagine della campagna e della città coesistono quindi sempre, reali e suggestive, familiari eppure fonte di continua riflessione per lo scrittore.
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| Lo scrittore e giornalista Nguyen Van Hoc posa accanto a un albero secolare nella sua città natale. Foto fornita dal soggetto. |
Nella visione di Nguyen Van Hoc, Hanoi è al contempo un ricordo, un luogo in cui vivere e un luogo in cui vale la pena vivere, nonché un oggetto di riflessione sulla condizione umana nel flusso dell'urbanizzazione. Le pagine di "Hanoi: una vasta distesa di ricordi" rivelano in parte un senso di rimpianto, persino di tristezza, per l'erosione dei valori culturali che un tempo plasmavano il carattere di Hanoi. La città cresce rapidamente, ma i ricordi sono fragili, e lo scrittore si pone sempre nella posizione di chi deve preservarli, almeno attraverso la scrittura.
Il processo creativo di Nguyen Van Hoc non è mai stato facile. Alcune opere lo costringono a convivere con il soggetto per molti anni. Il saggio in più parti "Quando il villaggio diventa città" è il risultato di un'osservazione persistente e meticolosa dei cambiamenti nelle campagne di Hanoi. Egli ripercorre i nomi di luoghi e villaggi, la scomparsa di stagni e laghi, l'inquinamento dei fiumi, e da qui solleva interrogativi sulla responsabilità umana nei confronti del proprio spazio vitale. La letteratura, in questo caso, non si limita a esprimere emozioni, ma funge anche da silenziosa forma di petizione.
Nguyen Van Hoc non riusciva a nascondere la nostalgia per il passato, ma non voltava nemmeno le spalle al presente. Ascoltava le strade, gli alberi, i vicoli, i tetti di tegole, il susseguirsi delle stagioni, persino i momenti più piccoli e ordinari. Allo stesso tempo, credeva che Hanoi meritasse gratitudine. Questa città aveva accolto tante vite, tanti sogni, e ogni persona che vi abitava aveva la responsabilità di ricambiare quella gratitudine vivendo con bellezza, consapevolmente e lavorando insieme per preservarla.
Nei suoi scritti sulla natura, l'ambiente e la vita ecologica, Nguyen Van Hoc trasmette costantemente un chiaro messaggio di protezione. Crede che amare Hanoi non richieda dichiarazioni altisonanti. È sufficiente che ogni individuo, rispettando le norme urbane, preservando l'ambiente e custodindo i valori ereditati dai propri antenati, dimostri il proprio amore per la città. Per lui, questo amore è silenzioso e duraturo, proprio come ha scritto di Hanoi nel corso degli anni.
Forse è per questo che, guardando Hanoi dalla prospettiva di uno scrittore che l'ha vissuta, osservata e contemplata a lungo, Nguyen Van Hoc ha scelto un messaggio semplice. Ogni persona che vive ad Hanoi è un volto di Hanoi. Che la città sia bella o brutta, pacifica o caotica, è in parte plasmato dal modo in cui ognuno vive. E la letteratura, in questo caso, diventa un promemoria delicato ma persistente della responsabilità verso il luogo a cui si è legati.
Fonte: https://www.qdnd.vn/van-hoa/doi-song/thenh-thang-trong-mien-ky-uc-ha-noi-1017928








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