L'intelligenza artificiale è ancora inferiore all'intelligenza del cervello biologico.

Grazie ai loro meccanismi unici, le scimmie e persino gli esseri umani possono adattarsi a sfide e compiti mai affrontati prima (Foto: Getty).
Sebbene l'intelligenza artificiale (IA) abbia fatto passi da gigante e abbia persino superato gli esseri umani in alcuni compiti specifici, il cervello umano possiede ancora un vantaggio fondamentale che le macchine non sono ancora riuscite a replicare: la flessibilità di trasferire e riutilizzare le competenze in compiti diversi.
Si tratta di una conclusione degna di nota emersa da un nuovo studio condotto da un team di scienziati dell'Università di Princeton (USA), pubblicato il 15 dicembre.
Anziché condurre esperimenti direttamente sugli esseri umani, i ricercatori hanno scelto le scimmie rhesus (Macaca mulatta), una specie di primate la cui struttura e funzione cerebrale sono simili a quelle umane.
Nell'esperimento, alle scimmie è stato chiesto di distinguere forme e colori visualizzati su uno schermo e di eseguire specifici movimenti oculari per fornire le risposte. Contemporaneamente, la loro attività cerebrale è stata monitorata utilizzando tecniche avanzate di scansione neurale per identificare le regioni cerebrali attivate e i modelli di attività sovrapposti.
I risultati hanno dimostrato che il cervello della scimmia non elabora ogni compito come un'entità separata, ma utilizza gruppi di neuroni relativamente stabili per una varietà di compiti diversi.
Gli scienziati paragonano questi gruppi a "mattoncini Lego cognitivi", che possono essere smontati, riutilizzati e combinati in modo flessibile per risolvere nuove esigenze. Questo meccanismo permette al cervello di adattarsi rapidamente, mentre molti modelli di intelligenza artificiale attuali devono ancora essere riaddestrati quasi da zero quando vengono assegnati a un compito diverso.
Quali sono i principali punti deboli dell'intelligenza artificiale?

Gli attuali modelli di intelligenza artificiale perdono facilmente le competenze acquisite in precedenza quando imparano nuovi compiti. Questa è una debolezza fatale, ma conferisce anche un vantaggio ai cervelli biologici (Immagine: Getty).
Secondo il neuroscienziato Tim Buschman dell'Università di Princeton, i sistemi di intelligenza artificiale più avanzati possono raggiungere prestazioni pari o addirittura superiori a quelle umane in singoli compiti, ma incontrano notevoli difficoltà quando si tratta di apprendere ed eseguire più compiti consecutivamente.
Al contrario, il cervello biologico può assemblare componenti cognitive esistenti per costruire nuove strategie senza dover "imparare da zero".
Questi “blocchi cognitivi” sono concentrati principalmente nella corteccia prefrontale, la regione cerebrale associata alle funzioni cognitive di ordine superiore come la pianificazione, la risoluzione dei problemi e il processo decisionale. Questa è considerata il centro della plasticità cognitiva nei primati e negli esseri umani.
In particolare, il team di ricerca ha scoperto che quando determinati blocchi cognitivi non erano più necessari per il compito in corso, i loro livelli di attività diminuivano. Ciò suggerisce che il cervello ha la capacità di "immagazzinare" programmi neurali non utilizzati, evitando così il sovraccarico e concentrando le risorse sul compito immediato.
Buschman ha paragonato questo meccanismo al funzionamento delle funzioni in un programma per computer. Un gruppo di neuroni potrebbe essere responsabile della distinzione dei colori, e il segnale di output viene poi trasmesso a un'altra funzione per controllarne l'azione. Grazie a questa struttura, il cervello è in grado di risolvere compiti complessi eseguendo in sequenza passaggi più semplici.
Questa scoperta aiuta a spiegare perché le scimmie, e molto probabilmente anche gli esseri umani, riescono ad adattarsi a sfide completamente nuove sfruttando conoscenze e abilità preesistenti. Questo rappresenta anche un punto debole importante dell'intelligenza artificiale attuale, poiché le reti neurali spesso soffrono di "dimenticanza", ovvero perdono le competenze acquisite in precedenza quando apprendono nuovi compiti.
Inoltre, gli scienziati ritengono che i risultati della ricerca non solo chiariscano la superiorità cognitiva del cervello biologico rispetto all'intelligenza artificiale, ma aprano anche nuove strade per lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale più flessibili.
Al contempo, questi risultati potrebbero anche contribuire alla ricerca e al trattamento dei disturbi neurologici e psichiatrici in cui i pazienti hanno difficoltà a trasferire le competenze da un contesto all'altro.
Sebbene il continuo passaggio da un'attività all'altra non sia sempre benefico per il cervello, la ricerca suggerisce che la capacità di riutilizzare "elementi cognitivi" sia una scorciatoia intelligente che aiuta gli esseri umani ad adattarsi rapidamente a un mondo in continua evoluzione: un vantaggio che l'intelligenza artificiale, almeno per ora, sta ancora cercando di eguagliare.
Fonte: https://dantri.com.vn/khoa-hoc/tim-thay-diem-yeu-lon-cua-ai-thua-ca-nao-khi-20251215075622649.htm








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