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"Aggrappato alle gonne della mamma"

Alcuni libri, fin dal titolo, ci inducono a fermarci, a riflettere e persino a reagire. "Aggrappandosi alla gonna della mamma" (Kim Dong Publishing House) di Ta Quoc Ky Nam è uno di questi. Ma è proprio questa "provocazione" che apre le porte a un profondo viaggio interiore, in cui l'autore non racconta la propria storia, ma con discrezione raccoglie prove per smantellare un pregiudizio diffuso.

Hà Nội MớiHà Nội Mới01/06/2026

Ta Quoc Ky Nam (nato nel 1990) è un designer con oltre 15 anni di esperienza nel settore editoriale. Dopo anni passati a lavorare dietro migliaia di copertine di libri, questa è la sua prima incursione come scrittore. Definirla una "svolta" è forse riduttivo. "Seguire le orme della madre" non è un cambiamento improvviso, ma il risultato di un lungo processo di accumulo: anni di scrittura silenziosa, nata dalle incertezze che i giovani sono costretti ad affrontare. In questo processo, la scrittura non è più un atto creativo, ma un metodo di dialogo; scrivere non significa più raccontare storie, ma comprendere; scrivere non significa esprimere sentimenti, ma affrontarli.

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Il libro è diviso in tre parti: "Aggrapparsi alla gonna della madre", "Aggrapparsi alla via" e "Rimanere con se stessi". Questa struttura può sembrare semplice, ma in realtà rappresenta un movimento consapevole: dal riconoscimento della disarmonia interiore, alla pratica dell'adattamento, fino alla pausa per guardare direttamente dentro di sé. Non si tratta di un viaggio verso il mondo esterno, ma di un viaggio interiore, un percorso irto di difficoltà, perché non ha una mappa e nessuno che lo guidi se non se stessi.

Anche il titolo, "Aggrapparsi alla gonna della madre", evoca facilmente sentimenti di debolezza e dipendenza. Tuttavia, nell'approccio dell'autore, l'immagine è simbolica: un'ancora spirituale. "Aggrapparsi" non significa rifiutarsi di crescere, ma saper aggrapparsi a un luogo a cui tornare.

I giovani spesso vivono divisi tra due versioni di sé stessi: l'"io fuori", forte, adattabile e competitivo, e l'"io a casa", vulnerabile e fragile. Il problema non è abbandonare una delle due parti, ma imparare a sostenerle entrambe. Ta Quoc Ky Nam scrive basandosi su esperienze molto specifiche. Dopo un trasloco, riconosce "l'odore di casa", qualcosa di apparentemente ordinario ma che offre un senso primordiale di sicurezza, un luogo dove non si ha bisogno di dimostrare chi si è. In mezzo a questi conflitti, sorge una domanda: "La mamma mi vuole bene?". Può sembrare infantile, ma tocca la parte più profonda dell'umanità: il bisogno di essere compresi, accettati e amati. "La mamma" qui simboleggia il luogo, il ricordo e il rifugio sicuro di cui tutti hanno bisogno. Solo osando "aggrapparci" a questo punto di ancoraggio possiamo evitare di allontanarci.

Se la prima parte riguardava l'identificazione, "Rimanere fedeli alla Via" rappresenta il passaggio all'azione, all'adattamento personale. Un punto che induce alla riflessione è la disconnessione tra vita materiale e spirituale. I giovani possono essere molto bravi a "guadagnarsi da vivere", ma sono confusi sul "vivere". L'autore non offre consigli. Si limita a raccontare le proprie esperienze e il prezzo che ha pagato. Alcuni prezzi non si misurano in denaro, ma nell'esaurimento delle forze interiori, nei segnali silenziosi del corpo, in un vuoto difficile da definire. E poi, arriva il momento di fermarsi e chiedersi: "Cosa sto barattando?".

"Non concentrarti solo sul guadagnarti da vivere e dimenticarti di vivere." Non è un consiglio, ma una conclusione raggiunta dopo aver toccato il fondo.

Mentre le prime due parti sono ancora gestibili, la sezione finale – "Rimanere fedeli a se stessi" – non lascia spazio a compromessi. Perché "la battaglia di una persona a volte è contro il proprio io interiore". Qui, il tono dell'autore si fa più diretto. Le domande sono poste con franchezza: quanto riusciamo a comprendere gli altri quando non comprendiamo noi stessi? Viviamo per noi stessi o cerchiamo di compiacere gli altri? Da dove provengono veramente le scelte che facciamo?

Il valore di "Aggrappata alla gonna di mia madre" risiede nella sua onestà. Il libro non cerca di consolare il lettore con parole di conforto, né offre soluzioni o guarigioni. Al contrario, ci costringe a guardare dentro noi stessi. Può essere considerato una forma di "autobiografia interiore", in cui la storia non è raccontata attraverso gli eventi, ma attraverso un processo di autoconsapevolezza. Ciò che rimane non è ciò che è accaduto, ma come l'autore comprende quegli eventi dopo aver osato ripetutamente "riscrivere" se stesso. È un libro che non asseconda il lettore, eppure lo spinge a leggerlo fino alla fine.

In conclusione, da "Aggrappandosi alla gonna della mamma" non emerge un messaggio specifico, ma una sensazione: le persone possono andare lontano, ma hanno comunque bisogno di un luogo in cui tornare. Possono essere forti di fronte al mondo, ma hanno bisogno di comprensione quando sono vulnerabili. E a volte, "aggrapparsi" non è debolezza, ma un modo per evitare di perdere se stessi e per rimanere saldi nel cammino della vita.

Fonte: https://hanoimoi.vn/bam-vay-me-976476.html


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