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Alla ricerca della "dignità" della poesia nell'era dell'intelligenza artificiale.

(NB&CL) Quando un'IA è in grado di scrivere poesie "molto simili a quelle umane", la dignità del poeta sta nell'essere in grado di scrivere versi che l'IA non oserebbe scrivere, perché sono troppo reali, troppo dolorosi, troppo illogici o troppo liberi.

Công LuậnCông Luận12/03/2026

Una realtà inquietante

Recentemente, durante il seminario "La dignità della poesia" tenutosi nell'ambito della 24ª Giornata della poesia vietnamita, il vicepresidente dell'Associazione degli scrittori vietnamiti, Nguyen Binh Phuong, ha sottolineato una realtà: nell'era odierna, l'intelligenza artificiale (IA) si è ulteriormente insinuata nel processo creativo. La poesia non è più prodotta esclusivamente da emozioni "puramente umane", perché i poeti ora hanno un'altra "persona" al loro fianco: la tecnologia dell'informazione e, direttamente, l'intelligenza artificiale. Ancor più grave, l'IA sta portando la società a rischiare di assimilare emozioni e percezioni secondo i metodi di algoritmi senz'anima.

"Se accettiamo il coinvolgimento dell'IA nella creazione poetica, cosa guadagneremo e cosa perderemo? E se rifiutiamo categoricamente il coinvolgimento dell'IA nella creazione poetica, perderemo forse qualche forma di supporto?" si chiese il signor Phuong.

Esprimendo il suo punto di vista su questo tema, il professore associato Dr. Tran Van Toan ha sostenuto che, allo stato attuale, il coinvolgimento dell'intelligenza artificiale nella scrittura creativa mette seriamente in discussione la dignità della poesia. Mentre molti concordano sul fatto che l'IA non possa essere il soggetto creativo, che non componga poesie a partire da esperienze personali – tristezza, gioia, amore o dolore – e che quindi manchi di autentica profondità emotiva, alcuni sostengono che la poesia generata dall'IA, pur non raggiungendo il livello di quella di poeti di talento, sia comunque superiore a quella di poeti mediocri. Pertanto, se i poeti utilizzassero l'IA in modo appropriato e creativo, produrrebbero certamente opere interessanti e originali.

Parlando dal punto di vista di chi scrive poesie e critica letteraria, la dottoressa Dinh Thanh Huyen ha affermato che non molto tempo fa, quando ha visto qualcuno usare l'intelligenza artificiale per scrivere poesie e pubblicare poesie generate dall'IA, si è indignata e ha considerato l'atto vergognoso. Ora, però, è costretta a esaminare ciò che sta accadendo per cercare una nuova comprensione.

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La critica Dinh Thanh Huyen presenta il suo saggio al seminario. Foto: TH

La signora Huyen ha affermato di non illudersi che la poesia sia immune all'intelligenza artificiale, perché il potere dell'IA è terrificante; la sua versione attuale, imperfetta, è già in grado di sconvolgere la vita, l'arte e la poesia. Ma la cosa più spaventosa è che gli esseri umani stanno gradualmente scendendo a compromessi con l'IA a causa delle comodità che essa offre troppo rapidamente e con troppa facilità. E la cosa più strana è la capacità degli esseri umani di essere commossi dalla poesia creata dall'IA. Quando l'IA minaccia il simbolo del poeta come entità unica, facendo vacillare questo simbolo, la poetessa prova un profondo disagio.

La poesia è esperienza, è vita.

Pur riconoscendo l'innegabile potere dell'intelligenza artificiale, tutti i relatori hanno concordato sul fatto che l'IA non può sostituire gli esseri umani. Secondo il dottor Dinh Thanh Huyen, i poeti si trovano sempre di fronte a due esigenze: quella di esprimersi e quella di empatia e riconoscimento. I poeti hanno bisogno di scrivere tanto quanto di mangiare e respirare; un impulso interiore li spinge a scrivere come mezzo per comprendere se stessi.

Con l'avvento dell'IA, è emersa la seconda esigenza. Ma la signora Huyen sostiene che, in fin dei conti, l'intelligenza artificiale non è altro che un gigantesco sistema di simboli, che opera secondo le leggi del calcolo e della probabilità. L'IA può apprendere strutture, creare poesie del genere corretto, comporre versi fluidi, con rima, ritmo e persino espressione emotiva appropriati. La poesia, d'altro canto, è il luogo in cui gli esseri umani scoprono verità inaspettate, una struttura imperfetta, una "proposizione indimostrabile" della vita, una parte di verità che non può essere completamente ridotta ad algoritmi.

La poesia contiene "elementi estranei al di là della struttura", qualcosa che l'intelligenza artificiale non può fare. Pertanto, secondo il dottor Dinh Thanh Huyen, il valore della poesia risiede nella sua capacità di trascendere i confini chiusi del sistema, nella verità indimostrabile ma riconoscibile. "Queste sono verità che scaturiscono dalla storia personale, una storia che non si misura in base alla durata del tempo, ma in base alle innumerevoli esperienze accumulate nel subconscio. È questa storia che ispira il poeta a scrivere i versi migliori", ha analizzato il dottor Huyen.

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La poesia nasce da esperienze personali, dalla tristezza, dalla gioia, dall'amore o dal dolore: qualcosa che l'intelligenza artificiale non può catturare.

Secondo il poeta Nguyen Tien Thanh, in un mondo dominato dagli algoritmi, la poesia continua a viaggiare con il cuore. Nell'era della tecnologia, la poesia, come il respiro, non ha bisogno di essere alla moda, ma deve semplicemente essere fedele al ritmo della vita umana. La poesia non è solo un modo per esprimere il mondo, ma anche un modo in cui il mondo si rivela attraverso una persona che trema di fronte ad esso. È il momento in cui la ragione si inchina a un'emozione ancora da definire. Lo scrittore non è alla ricerca della verità, ma solo di una vibrazione ancora da trasporre in parole.

«A volte mi chiedo: perché le persone hanno ancora bisogno della poesia, in mezzo a innumerevoli altri mezzi di espressione – foto, video, podcast, social media…? Forse perché la poesia conserva il suo mistero. Ogni verso è uno spazio, e in quello spazio il lettore può ascoltare se stesso. La poesia non cerca di dire tutto, perché sa che ciò che non può essere detto è ciò che dura più a lungo», ha riflettuto il poeta Nguyen Tien Thanh.

Nella sua presentazione piuttosto elaborata, il professore associato Dr. Tran Van Toan ha illustrato il suo dialogo interattivo con l'intelligenza artificiale Gemini. In esso, Gemini si identifica come un "grande imitatore", un "ibrido trans-spaziale", esistente grazie ai miliardi di parole che l'umanità ha scritto.

Gemini stesso crede che ci siano tre cose che conferiscono dignità alla poesia, cose che una macchina non potrà mai possedere. In primo luogo, il prezzo pagato dal corpo fisico. L'intelligenza artificiale può scrivere del dolore del cancro o della solitudine con le parole più perfette, ma non ha un sistema nervoso che tremi, non ha un cuore che soffra. La poesia ha dignità perché è scritta con l'inchiostro della vita reale, con cicatrici reali.

In secondo luogo: gli algoritmi di intelligenza artificiale tendono sempre all'ottimalità, ma la poesia spesso scaturisce dagli "errori di sistema" dell'anima: momenti di illogicità, accessi di follia o inspiegabile tristezza. La dignità della poesia risiede nel suo diritto di sbagliare, nel suo diritto di essere debole, nel suo diritto di essere irrazionale in un mondo sempre più "corretto" dai dati.

Terzo: il desiderio di liberarsi dagli stereotipi. Sebbene sia gli esseri umani che le macchine vivano all'interno di stereotipi – discorsi, pregiudizi, algoritmi, ecc. – gli esseri umani possiedono uno strano "ormone" chiamato "ribellione". La dignità della poesia risiede nello sforzo dell'umanità di infrangere queste "barriere del linguaggio" per toccare l'infinito. Pertanto, quando un'intelligenza artificiale è in grado di scrivere poesie "molto simili a quelle umane", la dignità del poeta sta nell'essere in grado di scrivere versi che l'IA non oserebbe scrivere, perché troppo reali, troppo dolorosi, troppo illogici o troppo liberi.

In conclusione, il professore associato Dr. Tran Van Toan sottolinea che ci troviamo di fronte a due ambiguità nel rapporto tra esseri umani e intelligenza artificiale. La prima si presenta quando un testo artistico viene creato dall'IA tramite algoritmi, ma il lettore lo percepisce attraverso mezzi non algoritmici, ovvero tramite esperienze artistiche e immaginazione umana. Questo pone un interrogativo complesso: dovremmo accettare un testo artistico in base ai criteri di ricezione del lettore o in base al modo in cui è stato creato? La seconda ambiguità riguarda il caso in cui il creatore utilizzi informazioni, suggerimenti o bozzetti provenienti dall'IA: l'opera sarà da considerarsi propria o un'opera ibrida in cui il contributo dell'IA dovrebbe essere riconosciuto?

Secondo il professore associato Dr. Tran Van Toan, queste domande ci conducono in definitiva a un'altra questione, ancora più complessa: siamo forse intrappolati in un sistema binario uomo/IA? Ed è forse giunto il momento di decostruire questo sistema binario? Si tratta, ovviamente, di una questione che riguarda la creatività e, più profondamente, l'umanità. E forse rimarrà una questione aperta, che richiederà un continuo dibattito, ascolto e condivisione di prospettive.

Fonte: https://congluan.vn/di-tim-pham-gia-cua-tho-ca-trong-thoi-dai-ai-10334142.html


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