
In seguito alla fusione, Da Nang sta entrando in una fase cruciale di sviluppo, in cui il suo spazio urbano non è più confinato alla familiare struttura monocentrica, ma si espande in un ecosistema diversificato che comprende montagne, pianure e zone costiere.
In questo contesto, le inondazioni non sono più semplicemente un fenomeno di sovraccarico delle infrastrutture dopo ogni forte pioggia, ma sono diventate una manifestazione della struttura operativa urbana.
Il documento n. 1861/UBND-SXD del Comitato popolare della città di Da Nang, relativo all'attuazione di soluzioni per la prevenzione delle inondazioni nelle aree urbane centrali di Da Nang (ex) e Tam Ky (ex), a prima vista sembra una direttiva per rafforzare le misure di controllo delle inondazioni. Tuttavia, a un esame più attento, segnala un cambiamento significativo: dalla gestione delle infrastrutture di drenaggio alla gestione dei sistemi urbani basata su dati, struttura e pensiero integrato.
Un cambiamento di mentalità
Nell'approccio tradizionale, le inondazioni vengono spesso affrontate secondo la logica di "intervenire sul problema laddove si verifica". Di conseguenza, l'ambiente urbano viene frammentato in problemi ingegneristici separati, dove ogni condotta fognaria, stazione di pompaggio o progetto di ristrutturazione risolve solo una piccola parte del problema, mentre il flusso effettivo dell'acqua segue la logica interconnessa dell'intero spazio.
Il documento ufficiale n. 1861/UBND-SXD ha inizialmente superato tale limitazione inserendo il controllo delle inondazioni nel rapporto complessivo tra altitudine del terreno, bacino idrografico, corridoio di inondazione e struttura dell'uso del suolo. L'enfasi sulla regolazione dell'altitudine del terreno e sulla pianificazione del drenaggio superficiale non è meramente un requisito tecnico, ma il riconoscimento che il "flusso dell'acqua" è un elemento strutturale dell'ambiente urbano, analogamente alla zonizzazione dei trasporti o funzionale.
Questo approccio sposta la gestione delle inondazioni dal livello ingegneristico a quello sistemico. Una condotta fognaria non è più considerata un componente indipendente, ma un anello della rete idrologica urbana; un bacino di ritenzione non è solo un serbatoio d'acqua, ma un "cuscinetto" che regola l'intero flusso; un'area bassa non è più semplicemente un punto debole, ma può diventare una zona di inondazione controllata se progettata correttamente. Ciò rappresenta un passaggio dall'"ingegneria" al "pensiero sistemico", dalla risposta all'incidente alla riprogettazione della logica operativa della città.
Il punto chiave è che il documento inizia a gettare le basi per un nuovo livello di governance: una governance urbana digitale e basata sui dati. Richiedendo la connessione dei dati relativi a precipitazioni, maree e inondazioni a un sistema operativo centrale; menzionando le mappe digitali delle inondazioni; e soprattutto aprendo programmi pilota per la simulazione di scenari di alluvione, la città ha compiuto i primi passi da una risposta passiva a una previsione proattiva. Mentre in precedenza le città si occupavano delle inondazioni solo dopo che si erano verificate, in futuro potranno "sapere in anticipo dove, quando e in che misura si verificheranno le inondazioni". Questa differenza non risiede solo nella tecnologia, ma nella natura stessa della governance: da reattiva a predittiva, da passiva a proattiva.
Questa trasformazione riflette una tendenza più ampia nella gestione urbana moderna: la formazione di un "livello di dati urbani", in cui ogni elemento fisico della città, dalle fognature e dai serbatoi all'altitudine topografica, alle precipitazioni e ai livelli dell'acqua, viene digitalizzato, connesso e analizzato in tempo reale.
Quando questo strato di dati sarà completo e sufficientemente accurato, le città non opereranno più basandosi esclusivamente sull'esperienza o sull'intuizione, ma su informazioni, modelli e algoritmi.
In questo contesto, il BIM non è più solo uno strumento per la progettazione edilizia, ma è diventato una piattaforma per la descrizione dettagliata delle infrastrutture; il GIS non è più solo una mappa, ma uno spazio dati integrato; e i modelli di simulazione sono diventati "repliche digitali" della realtà, consentendo di testare scenari senza dover attendere che si verifichino incidenti.

Sbloccare una nuova funzionalità
Un altro aspetto progressista del Documento Ufficiale n. 1861/UBND-SXD è la ristrutturazione del meccanismo di attuazione verso una chiara decentralizzazione e una specifica attribuzione di responsabilità. Quando al livello comunale/di quartiere viene affidata la responsabilità diretta della gestione in loco, dal dragaggio e dalla pulizia dei corsi d'acqua al controllo del comportamento dei cittadini, il controllo delle inondazioni non è più di esclusiva competenza di un ente specializzato, ma diventa un'attività di governance urbana multilivello. Questo si adatta particolarmente bene al modello di governo a due livelli emergente, in cui la base agisce sia come "sensore" che come "esecutore diretto" del sistema.
Grazie all'integrazione di dati e tecnologie, ogni quartiere e comune può diventare un'unità operativa intelligente, in grado di rispondere tempestivamente ai cambiamenti locali. Inoltre, la logica suddivisione dei ruoli tra dipartimenti e agenzie dimostra il passaggio da una gestione frammentata a una governance integrata.
Il Ministero delle Costruzioni non opera più in modo indipendente, ma è collegato ai dati ambientali del Ministero dell'Agricoltura e dell'Ambiente, alle risorse finanziarie del Ministero delle Finanze e alla piattaforma tecnologica del Ministero della Scienza e della Tecnologia. Questa è la visione iniziale di una "rete di governance", in cui il valore non risiede nelle singole unità, ma nella capacità di coordinarsi e condividere i dati tra di esse.
Nel complesso, la Circolare n. 1861/UBND-SXD non è solo una direttiva tecnica, ma un vero e proprio cambiamento di prospettiva nello sviluppo urbano. Essa pone le basi per un sistema di gestione delle inondazioni fondato su quattro pilastri: infrastrutture fisiche progettate secondo un sistema logico; dati raccolti e standardizzati; tecnologie digitali utilizzate per la simulazione e la previsione; e un meccanismo di governance organizzato in modo gerarchico e intersettoriale, con responsabilità ben definite. Quando questi quattro pilastri convergono, il controllo delle inondazioni non è più una "battaglia" contro la natura, ma diventa un processo di controllo e ottimizzazione del flusso idrico urbano.
Ancora più importante, partendo da queste basi, Da Nang può spingersi ancora oltre, puntando a costruire un sistema di "replica urbana digitale", in cui tutti gli scenari relativi a pioggia, maree, sviluppo urbano o cambiamenti nell'uso del suolo possano essere simulati prima di essere implementati nella realtà. In questo modo, ogni decisione di pianificazione, ogni progetto infrastrutturale, ogni modifica dell'altitudine del terreno non saranno più scelte sperimentali, ma decisioni validate nello spazio digitale. Si tratta del passaggio da una città che opera sulla base dell'esperienza a una città che opera sulla base della conoscenza.
In tal senso, le inondazioni non rappresentano solo una sfida, ma anche un'opportunità. Costringono le città a riesaminare la propria struttura, a ricostruire la propria infrastruttura dati, a riorganizzare la propria governance e ad applicare concretamente la tecnologia. Quando ciò si realizza, i benefici vanno ben oltre la semplice riduzione delle inondazioni; si sblocca una nuova capacità: quella di comprendere, prevedere e controllare processi urbani complessi. Ed è proprio questa capacità che costituisce il vero fondamento di una smart city nell'era digitale.
Fonte: https://baodanang.vn/tu-duy-moi-giai-bai-toan-chong-ngap-do-thi-3330587.html








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