Uno dei punti salienti della Direttiva n. 57-CT/TW è l'obbligo di implementare un sistema nazionale di identificazione e autenticazione nel cyberspazio, unificando l'identificazione dei cittadini con quella degli utenti dei social media, degli abbonati ai servizi di telecomunicazione e delle risorse internet come nomi di dominio e indirizzi IP. Parallelamente, la Direttiva prevede un'azione decisa contro le schede SIM "inutilizzabili", gli account "falsi" e l'anonimato, nonché l'applicazione della verifica obbligatoria dell'identità per gli utenti dei social media, unitamente a un meccanismo di controllo dell'età per la tutela dei minori.
Si tratta di un passo fondamentale perché, nel corso degli anni, il cyberspazio nel nostro Paese si è sviluppato rapidamente, ma la governance non ha tenuto il passo. I social media sono diventati un luogo di connessione per le comunità, di condivisione della conoscenza, di avvio di attività commerciali e di innovazione, ma sono anche un ambiente in cui possono infiltrarsi notizie false, truffe, diffamazione, incitamento all'odio e abusi sui minori. La proliferazione di schede SIM "inutilizzabili", account "falsi" e anonimato sono "porte d'accesso" a comportamenti irresponsabili. Quando un individuo può nascondersi dietro molteplici strati di false identità, può facilmente diffondere disinformazione, insultare gli altri e commettere frodi, rendendo molto difficile rintracciarlo. Ciò erode la fiducia sociale, sconvolge lo spazio informativo e danneggia le persone vulnerabili.
Pertanto, richiedere che ogni azione nel cyberspazio sia collegata a un individuo verificato non significa limitare la libertà, bensì stabilire un principio: la libertà comporta sempre responsabilità. Il cyberspazio, dopotutto, è anche parte dello spazio sociale. Lì esistono persone reali, vite reali e valori reali. Pertanto, non può essere un "luogo al di fuori della legge" o un'"area di immunità dalla responsabilità".
Da un punto di vista culturale, questo rappresenta un passo importante nella costruzione di una cultura di comportamento appropriato nel cyberspazio. Quando ogni persona sa che ogni affermazione e azione è collegata alla propria identità reale, sarà più riflessiva e responsabile. Il cyberspazio ha quindi l'opportunità di diventare un ambiente in cui diffondere conoscenza, compassione e valori positivi, anziché un luogo che alimenta estremismo, violenza verbale e odio.
Un aspetto particolarmente rilevante della Direttiva 57 è l'obbligo di applicare meccanismi di controllo dell'età per proteggere i minori nel cyberspazio. Questo approccio riflette chiaramente la filosofia incentrata sulla persona, principio guida dei nuovi orientamenti di sviluppo del Paese.
I bambini di oggi crescono con smartphone, social media e giochi online. Lo spazio online apre le porte alla conoscenza, ma cela anche innumerevoli pericoli: contenuti dannosi, violenza, pornografia, ecc. Senza restrizioni di età e meccanismi di verifica dell'identità, i bambini possono facilmente accedere a contenuti che vanno oltre la loro comprensione e persino diventare vittime di abusi. Ancora più importante, questo contribuisce a formare abitudini di utilizzo responsabile di Internet fin dalla giovane età. Quando ai bambini viene insegnato che ogni account è collegato a una persona reale e che ogni parola pronunciata online ha delle conseguenze, proprio come nella vita reale, svilupperanno presto un senso di rispetto per gli altri e per la legge. Questa è la base per una generazione di cittadini digitali civili.
Dopo il XIV Congresso Nazionale, il Paese è entrato in una nuova fase di sviluppo con una forte aspirazione al progresso. Tale aspirazione è inscindibile dalla costruzione di un ambiente sociale disciplinato e umano, in cui il cyberspazio – dove si svolgono un numero crescente di attività economiche , culturali ed educative – deve essere definito da norme chiare.
L'identità e l'autenticazione digitali sono quindi parte integrante del processo di costruzione di uno Stato di diritto nell'era digitale. In questo Stato, la libertà di espressione dei cittadini è rispettata, ma accompagnata dalla responsabilità nei confronti della legge e della comunità. In questo Stato, la tecnologia viene utilizzata per proteggere le persone, non per occultare atti illeciti.
Si può affermare che la Direttiva 57 abbia gettato le basi per una disciplina digitale di primaria importanza in Vietnam. Quando il cyberspazio sarà "illuminato" da identità e responsabilità reali, la fiducia sociale si rafforzerà, la creatività troverà un ambiente sano in cui fiorire e la trasformazione digitale diventerà davvero una forza trainante per lo sviluppo sostenibile del Paese nella nuova era.
Da una prospettiva strategica, la Direttiva 57 non solo affronta le problematiche immediate del cyberspazio, ma delinea anche una nuova filosofia di sviluppo: lo sviluppo digitale deve andare di pari passo con la disciplina, la tecnologia deve essere legata alla responsabilità e la libertà deve essere inserita nel quadro giuridico e dell'etica sociale. Quando ogni cittadino accede al cyberspazio con la propria identità reale, una reale consapevolezza e una reale responsabilità, non solo si ripulisce l'ambiente digitale, ma si contribuisce anche a promuovere una cultura digitale sana e umana. Questa è la base su cui il Vietnam può fondare la propria visione di una nuova era di sviluppo, in cui la trasformazione digitale non solo crea ricchezza materiale, ma migliora anche la qualità delle risorse umane e il soft power della nazione.
Fonte: https://daibieunhandan.vn/buoc-di-ky-cuong-cho-ky-nguyen-so-10405637.html








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