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Non sederti sul "trono del cielo" e fare le politiche.

Durante la prima riunione del Comitato direttivo centrale sulla politica abitativa e sul mercato immobiliare, tenutasi nel pomeriggio del 22 settembre, il Primo Ministro Pham Minh Chinh non ha potuto nascondere la sua frustrazione per l'aumento vertiginoso dei prezzi degli appartamenti, ormai inaccessibili alla stragrande maggioranza della popolazione.

Báo Tuổi TrẻBáo Tuổi Trẻ25/09/2025

Đừng ngồi trên 'thiên đình' để làm chính sách - Ảnh 1.

Progetto immobiliare a Ho Chi Minh City - Foto: QUANG DINH

Li criticò aspramente, dicendo: "Se pensate che non ce ne sia bisogno, allora siete tutti in paradiso, nel regno celeste, e sulla Terra non c'è più nessuno".

Tale critica non era rivolta solo ai ministeri e ai dipartimenti coinvolti nel mercato immobiliare, ma veicolava anche un messaggio profondo su un male cronico del processo decisionale: l'elaborazione di politiche prive di vitalità e distaccate dalla realtà.

Il "regno celeste" nella metafora del Primo Ministro rappresenta un'immagine potente ma distante, un luogo dove le persone dimenticano facilmente le difficoltà della gente comune.

Quando le politiche vengono elaborate in sale riunioni climatizzate, basandosi più su documenti cartacei che su indagini sul campo, la conseguenza inevitabile è che i regolamenti risultano "lontani" dalla realtà.

Il mercato immobiliare degli ultimi anni ne è un chiaro esempio: una pianificazione territoriale incoerente, procedure di autorizzazione complicate, un mercato dei capitali ristretto e tasse e oneri irragionevoli hanno portato a una quasi totale assenza di alloggi a prezzi accessibili.

Chi ha realmente bisogno di un alloggio fatica ad accedervi, mentre gli speculatori ne traggono profitto. Sebbene le politiche di edilizia sociale siano oggetto di discussione da tempo, la loro attuazione è stata lenta, le procedure macchinose e gli incentivi poco attraenti, il che ha portato a una situazione in cui si parla molto ma non si fa nulla.

La lezione appresa è che le politiche devono "nascere" dal basso, non "cadere dall'alto". In molti paesi, l'elaborazione delle politiche inizia sempre con indagini sul campo, analisi dei bisogni della società e consultazioni pubbliche.

La politica è vista come un "contratto sociale" tra lo Stato e i suoi cittadini, in cui le voci delle persone e delle imprese – coloro che ne sono direttamente interessati – vengono sempre ascoltate.

Per raggiungere questo obiettivo, sono necessarie tre condizioni essenziali: un ambiente pratico dinamico per identificare con precisione i problemi, un meccanismo di feedback aperto per apportare tempestivamente le modifiche necessarie e dati accurati e trasparenti come base di partenza.

Se queste condizioni non vengono soddisfatte, le politiche possono facilmente trasformarsi in ordini calati dall'alto, difficili da attuare nella pratica e persino avere un effetto controproducente.

Le dichiarazioni indignate del Primo Ministro servono anche da forte monito sullo stile di leadership e di governo. I responsabili politici devono recarsi più spesso sul territorio per vedere di persona, ascoltare direttamente e comprendere le ansie della gente.

Ogni politica attuata dovrebbe essere concepita come una soluzione a un problema, non come un ulteriore onere.

Ciò richiede un cambiamento fondamentale di mentalità, passando da una "gestione orientata alla facilità" a una "orientata all'eccellenza", unitamente alla creazione di un meccanismo per la verifica, il feedback e l'adeguamento continui, anziché emanare regolamenti una volta per tutte e lasciarli immutati.

La responsabilità politica in questo caso non consiste solo nell'elaborare correttamente la politica, ma anche nel garantirne l'efficace attuazione, ponendosi la domanda fondamentale: quali benefici trarranno i cittadini da questa politica?

Il problema del "potere dall'alto" non si limita al settore immobiliare. Si manifesta in molte altre politiche: piani urbanistici grandiosi privi delle risorse necessarie per la loro attuazione; procedure amministrative concepite principalmente dal punto di vista dell'organo di governo piuttosto che dall'esperienza dei cittadini; o strategie di sviluppo eccessivamente ambiziose non collegate a condizioni di fattibilità.

Il filo conduttore è che il divario tra la volontà politica e la realtà sociale rimane ampio, ed è proprio questa discrepanza a creare ostacoli allo sviluppo.

La dichiarazione metaforica del Primo Ministro Pham Minh Chinh può essere interpretata come un messaggio di riforma: torniamo al "mondo inferiore" per elaborare le politiche.

Ciò significa rimanere ancorati alla realtà, valorizzare i dati concreti e ascoltare la gente, affinché ogni documento emanato sia fattibile, pratico e in linea con i desideri del popolo. Solo allora le politiche diventeranno veramente una leva per lo sviluppo, un ponte che colleghi le aspirazioni del Partito e dello Stato con le legittime esigenze della popolazione.

Solo allora il divario tra "cielo" e "terra" si ridurrà, consentendo al paese di procedere con passo costante e deciso sulla via dello sviluppo.

Torniamo all'argomento
NGUYEN SI DUNG

Fonte: https://tuoitre.vn/dung-ngoi-tren-thien-dinh-de-lam-chinh-sach-20250925082731966.htm


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