Riaccendere la fiamma del cinema vietnamita.
Ajdar Ibrahimov (1919-1993) è stato un regista, sceneggiatore e Artista del Popolo dell'Unione Sovietica di origine azera. Nel corso della sua carriera, Ajdar Ibrahimov ha lasciato il segno con numerosi film ricchi di spirito storico e umanistico, come: "I ventisei commissari di Baku" (1966), "Le stelle non si spengono mai" (1971)... I suoi film rimangono tuttora una parte importante del patrimonio cinematografico azero.
Inoltre, fu anche uno dei pionieri nella promozione della cooperazione internazionale tra il cinema sovietico e quello vietnamita. Dal 1959 al 1962, su invito del presidente Ho Chi Minh e sotto la direzione del Ministero della Cultura sovietico, lavorò in Vietnam, occupandosi della formazione presso la prima scuola di cinema del paese.
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| Il pubblico ha potuto conoscere la vita e la carriera del regista Ajdar Ibrahimov in occasione del lancio della sua raccolta di racconti "Cosa ho visto in Vietnam". |
In quegli anni, il regista azero non solo tenne lezioni, ma accompagnò direttamente i suoi studenti vietnamiti in viaggi di studio, vivendo in condizioni di guerra per realizzare film e gettando le basi del cinema rivoluzionario nel suo paese. Viaggiò attraverso molte zone rurali, mangiando e vivendo con la gente del posto per insegnare ai suoi studenti come trovare materiale cinematografico nella realtà della loro terra. Il film "L'usignolo" (1962), che Ajdar Ibrahimov sostenne e guidò nella realizzazione con gli studenti vietnamiti, vinse il premio speciale della giuria al Festival Internazionale del Cinema di Karlovy Vary (Cecoslovacchia) nel 1962, contribuendo al primo approccio del Vietnam al cinema internazionale.
In un periodo in cui il Paese si trovava ad affrontare numerose difficoltà, il fatto che un artista sovietico si fosse dedicato alla formazione e alla realizzazione di film in Vietnam non rappresentava solo una storia di cinema, ma anche una vivida espressione dello spirito internazionale proletario e della splendida amicizia che gli amici stranieri offrivano al Vietnam. Il signor Shovgi Kamal Oglu Mehdizade, Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario dell'Azerbaigian in Vietnam, ha sottolineato: "Sono molto orgoglioso del particolare affetto e sostegno che l'Azerbaigian ha sempre nutrito per il Vietnam. Dopo la storica visita del Presidente Ho Chi Minh in Azerbaigian nel 1959, la cooperazione tra i due Paesi si è ampliata in molti campi. Tra questi, la visita del regista Ajdar Ibrahimov in Vietnam, che ha portato con sé esperienza, conoscenza cinematografica e il sincero affetto del popolo azero per il Paese e il popolo vietnamita".
Il Vietnam visto attraverso gli occhi cinematografici di Ajdar Ibrahimov
Gli anni trascorsi da Ajdar Ibrahimov in Vietnam non solo hanno lasciato un segno indelebile nei suoi film, ma sono diventati anche un ricordo vivido che ha continuato a rievocare nella sua letteratura dopo il ritorno in Azerbaigian. La sua raccolta di racconti, "Quello che ho visto in Vietnam" (Vietnam Women's Publishing House, 2026), tradotta da Nguyen Van Chien, comprende 25 racconti, memorie e diari. Come un film in parole, ritrae con autenticità la vita, lo spirito combattivo e le aspirazioni di pace del popolo vietnamita durante quegli anni brutali.
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| La raccolta di racconti "Cosa ho visto in Vietnam" del regista Ajdar Ibrahimov. |
Ajdar Ibrahimov non scrive in uno stile puramente descrittivo, ma ricrea i ricordi con la visione cinematografica di un regista. Ogni pagina contiene primi piani di volti quotidiani, vedute panoramiche della campagna e delle montagne, e bruschi passaggi tra pace e guerra. Il popolo vietnamita è raffigurato in modo concreto ed evocativo. Contadini, soldati, bambini e ragazze degli altipiani sono tutti inseriti in spazi dotati di una propria luce, movimento e ritmo. Dettagli come: "Intorno a me, zanzare feroci ronzavano incessantemente" o "Si chiamava Ly Thi Son. Camminava leggera sui suoi piccoli piedi nudi, i fianchi che ondeggiavano leggermente e con sicurezza, come se camminasse su un tappeto..." dimostrano la sua acuta capacità di osservazione e il suo stile riccamente descrittivo. Nella scrittura di Ajdar Ibrahimov, le montagne, i campi e il cielo del Vietnam sembrano possedere emozioni, risuonando con quelle delle persone. Quando la guerra è imminente, la natura sembra tacere; quando le persone tornano alla loro routine quotidiana, anche il paesaggio si fa più dolce e pacifico.
La scrittura di Ajdar Ibrahimov non è solo ricca di immagini, ma anche di suoni. Il rombo degli aerei, le esplosioni delle bombe, il fragore dell'artiglieria antiaerea, i singhiozzi soffocati di una madre o il silenzio delle montagne e delle foreste dopo una battaglia: tutti questi suoni si fondono, a volte rapidi e intensi, a volte profondi e toccanti, guidando le emozioni del lettore.
Sorprendentemente, Ajdar Ibrahimov non vedeva il Vietnam solo attraverso la lente della perdita e delle bombe. Nei suoi scritti, la brutalità della guerra diventava lo sfondo in cui risplendevano la bellezza e la resilienza del popolo vietnamita. "Ai suoi occhi, il Vietnam era una terra di perseveranza e di un intenso desiderio di vivere. La gente comune, nonostante la guerra, si elevava al di sopra delle avversità con incrollabile forza, ottimismo e gentilezza", ha affermato il traduttore Nguyen Van Chien.
Sono trascorsi più di sessant'anni da quando Ajdar Ibrahimov ha lasciato il Vietnam, ma la sua eredità rimane viva nei film, negli scritti e nell'affetto che generazioni di artisti nutrono per lui. Questo regista azero è giunto in Vietnam con la responsabilità di un artista internazionale ed è rimasto nei cuori del popolo vietnamita con un amore sincero e profondo per il paese e la sua gente.
Fonte: https://www.qdnd.vn/van-hoa/doi-song/mot-trai-tim-danh-cho-dien-anh-viet-nam-1040408









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