
Alla chiusura delle contrattazioni del 5 dicembre, l'indice del dollaro USA – che misura la forza del biglietto verde rispetto a un paniere di sei valute principali – è sceso dello 0,1% a 98,994, vicino al livello più basso delle ultime cinque settimane.
La scorsa settimana il sentiment di mercato è stato in gran parte dominato da dati macroeconomici piuttosto deboli e da speculazioni sul futuro orientamento della politica monetaria statunitense. Complessivamente, l'indice ha registrato un calo dello 0,5% nell'arco della settimana.
Fede incrollabile
Secondo un sondaggio condotto dalla società di dati finanziari LSEG, il mercato scommette attualmente con una probabilità di quasi il 90% che la Federal Reserve taglierà i tassi di interesse nella riunione del 9-10 dicembre e che potrebbe effettuare altri due tagli l'anno prossimo.
Questa aspettativa è stata rafforzata dalla pubblicazione, questa settimana, di una serie di dati sul mercato del lavoro piuttosto deboli. Nell'ultima seduta di contrattazioni della settimana, i dati hanno mostrato un miglioramento della fiducia dei consumatori statunitensi all'inizio di dicembre 2025, ma questa informazione non è stata sufficiente a sostenere il dollaro. Inoltre, il rapporto sull'indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE) di settembre 2025 ha indicato che l'inflazione statunitense è rimasta sotto controllo. Anche questi dati non hanno modificato le aspettative di un taglio dei tassi di interesse da parte della Fed.
Nela Richardson, capo economista della società di consulenza ADP, ha affermato che le recenti assunzioni sono state ostacolate da un contesto macroeconomico incerto e dalla cautela dei consumatori. Ha inoltre osservato che i tagli occupazionali di novembre 2025 si sono concentrati principalmente nelle piccole imprese, il gruppo più colpito dalle politiche tariffarie.
Nel frattempo, Heather Long, capo economista della Navy Federal Credit Union, ha avvertito che non si tratta più di un mercato del lavoro con scarse assunzioni, ma che segna l'inizio di un'ondata di licenziamenti.
Secondo Antonio Ruggiero, stratega macroeconomico e valutario presso la società di servizi finanziari Convera, i dati hanno ulteriormente rafforzato la probabilità di un intervento della Fed. Inoltre, il dollaro statunitense è già sopravvalutato rispetto alle altre principali valute. Pertanto, la tendenza all'indebolimento del biglietto verde è del tutto logica.
Anche le principali banche hanno rivisto le proprie previsioni riguardo alla traiettoria di aggiustamento dei tassi d'interesse della Fed. Lo stesso giorno, il 5 dicembre, Morgan Stanley ha annunciato di prevedere un taglio dei tassi d'interesse da parte della Fed di 0,25 punti percentuali nel dicembre 2025, rispecchiando le opinioni di JPMorgan e Bank of America. Tutte e tre le banche avevano precedentemente previsto che la Fed avrebbe mantenuto i tassi d'interesse invariati nell'ultima riunione del 2025.
Inoltre, un altro fattore che sta attirando l'attenzione è la possibilità che il consigliere economico della Casa Bianca Kevin Hassett sostituisca Jerome Powell alla presidenza della Federal Reserve quando il mandato di Powell terminerà nel maggio 2026.
Il signor Hassett, economista con un dottorato di ricerca, ha ricoperto la carica di presidente del Consiglio dei consulenti economici durante il primo mandato del presidente Trump. Attualmente dirige il Consiglio economico nazionale (NEC), un'agenzia della Casa Bianca che fornisce consulenza al presidente e al gabinetto su questioni politiche.
Secondo Chris Turner, responsabile dei mercati globali presso la banca ING, il mercato ritiene che l'ascesa al potere di Hassett renderà la Fed più accomodante, il che significa che la banca centrale attuerà ulteriori tagli dei tassi di interesse.
Previsioni per la prossima settimana: una serie di riunioni delle banche centrali.
La prossima settimana le banche centrali saranno al centro dell'attenzione dei mercati, con una serie di importanti riunioni di politica monetaria.
Questa serie di riunioni inizia con la Reserve Bank of Australia (RBA, la banca centrale) il 9 dicembre, seguita dalla Bank of Canada (BoC) e dalla Fed il 10 dicembre, e dalla Banca Nazionale Svizzera (SNB) l'11 dicembre. La settimana successiva saranno le settimane dedicate alle decisioni sui tassi di interesse da parte della Bank of Japan (BoJ), della Banca Centrale Europea (BCE) e della Bank of England (BoE).
Durante questi incontri, l'attenzione sarà focalizzata sulla Fed. Sebbene un taglio dei tassi di interesse di 0,25 punti percentuali nell'ultima riunione della Fed del 2025 sia quasi certo, la reazione del dollaro dipenderà dal tono che il presidente della Fed Powell adotterà nella successiva conferenza stampa.
Alla luce della situazione descritta, l'analista Michael Krautzberger della società di gestione patrimoniale globale AllianzGI ritiene che, sebbene sia impossibile formulare una previsione assolutamente precisa sulla decisione della Fed, le recenti dichiarazioni dei membri del comitato di politica monetaria, i dati macroeconomici e i prezzi di mercato suggeriscono tutti la possibilità che la banca centrale statunitense riduca i tassi di interesse di 0,25 punti percentuali la prossima settimana. AllianzGI conferma la sua previsione secondo cui la Fed taglierà i tassi di interesse di un totale di 0,5 punti percentuali, portandoli a un intervallo obiettivo del 3,25-3,5% entro la metà del 2026.
Dal punto di vista tecnico, le prospettive per il dollaro statunitense rimangono piuttosto negative dopo che l'indice USD ha interrotto il trend rialzista iniziato a settembre. Attualmente, l'indice trova supporto a 98,80. Se questo livello dovesse essere superato al ribasso, il dollaro potrebbe indebolirsi ulteriormente.
Nel complesso, con il mercato ormai quasi certo di un taglio dei tassi di interesse da parte della Fed, è improbabile che il dollaro statunitense si riprenda con forza nel breve termine.
Fonte: https://baotintuc.vn/thi-truong-tien-te/niem-tin-fed-ha-lai-suat-gia-tang-suc-ep-len-dong-usd-20251206122114324.htm








Commento (0)