
Il silenzio sospetto dell'"algoritmo"
Shopee si vanta spesso del suo ecosistema tecnologico, in cui gli algoritmi di intelligenza artificiale ottimizzano l'esperienza utente e incrementano le vendite. Ma perché, pur possedendo la stessa tecnologia, Shopee è inspiegabilmente impotente contro i venditori di prodotti contraffatti su larga scala?

Non è difficile individuare le bancarelle che mostrano comportamenti insoliti: prezzi notevolmente inferiori a quelli ufficiali, migliaia di recensioni a 5 stelle provenienti da account "falsi" e un tasso di vendita di prodotti insolitamente elevato.
Se la polizia è in grado di utilizzare tecniche professionali per tracciare i flussi di denaro e smantellare queste reti in breve tempo, non c'è motivo per cui una piattaforma di e-commerce con capacità di analisi dati di prim'ordine come Shopee non possa individuarle prima.
Il fatto che numerosi negozi online falsi continuino a esistere, a pubblicare annunci e a trarre profitti illeciti proprio sul "territorio" di Shopee rivela una gestione lassista, o addirittura una tolleranza eccessiva, dovuta alle commissioni e ai costi pubblicitari che questi negozi pagano.
Utilizzare i consumatori come "scudo"
Il pericolo sta nel fatto che Shopee di solito interviene solo in seguito a una segnalazione delle forze dell'ordine o quando gli scandali vengono portati alla luce dalla stampa. In questi casi, la soluzione più comune è chiudere il negozio e rimuovere i prodotti. Si tratta di un approccio reattivo e "alla cieca".
Nel frattempo, milioni di consumatori sono caduti nella trappola, spendendo soldi veri per merce contraffatta, solo per poi trovarsi di fronte a delusioni e rischi per la salute e la sicurezza. Quanto a Shopee, dopo aver chiuso un negozio, lo sostituisce rapidamente con nuovi negozi con nomi diversi, ma mantenendo gli stessi metodi operativi.
La mancanza da parte di Shopee di meccanismi per prevenire le violazioni alla fonte – ad esempio, il ban permanente degli utenti che violano le regole (sulla base di ID, numero di conto e informazioni identificative) – dimostra che la piattaforma privilegia il mantenimento del "numero di negozi attivi" rispetto alla "qualità dei prodotti presenti sulla piattaforma".
Abbattiamo lo "scudo" degli intermediari.
L'argomentazione secondo cui Shopee sarebbe semplicemente una "piattaforma intermediaria" non è più valida nel mercato odierno. Quando Shopee incassa commissioni di servizio e pubblicitarie e trae profitto direttamente da ogni transazione andata a buon fine, la piattaforma non è più un semplice intermediario. Shopee è il beneficiario diretto e condivide la responsabilità dell'origine dei beni venduti sulla sua piattaforma.
È giunto il momento per Shopee di cambiare radicalmente i suoi processi di governance:
- Rigorosa procedura di verifica "Conosci il tuo cliente" (KYC): non sono ammessi venditori "anonimi" o che utilizzino documenti falsi per la registrazione.
- Monitoraggio proattivo: anziché aspettare che la polizia "bussi alla porta", la borsa dovrebbe avere un reparto dedicato al monitoraggio di segnali anomali relativi a prezzi e provenienza dei prodotti 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
- Trasparenza delle informazioni: anziché cancellare silenziosamente le violazioni, rendere pubblico l'elenco delle entità che le commettono, in modo che i consumatori abbiano il diritto di conoscerle ed evitarle.
I consumatori scelgono Shopee per la sua comodità e varietà, non per diventare vittime di "imperi della contraffazione". Se Shopee continuerà a mantenere un atteggiamento gestionale lassista, privilegiando il profitto sopra ogni altra cosa e trascurando le responsabilità, la fiducia dei suoi utenti – la risorsa più preziosa della piattaforma – si eroderà gradualmente.
Il potere comporta responsabilità. Shopee possiede già il potere di una piattaforma di e-commerce leader; ora è il momento per lei di dimostrare una responsabilità commisurata al suo ruolo di "guardiano" del mercato.
Fonte: https://daibieunhandan.vn/hang-gia-hoanh-hanh-บน-shopee-bao-gio-moi-het-10418107.html







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