Nei giorni che precedono il Tet (Capodanno lunare), quando le strade sono meno rumorose e il ritmo della vita rallenta, spesso leggo il giornale con uno stato d'animo diverso. Non per cercare notizie, ma per riscoprire me stesso. In questa transizione tra il vecchio e il nuovo anno, le pagine del giornale diventano improvvisamente più simili a un regno di ricordi che a un flusso di eventi attuali. E in quel momento, capisco: il giornalismo, in fin dei conti, non solo accompagna il presente, ma contribuisce anche a preservare la memoria collettiva della nazione.
Sono giornalista da molti anni. Abbastanza a lungo da capire che ogni articolo non solo risponde a una domanda di oggi, ma lascia anche un segno per il domani. Ci sono parole che sembrano insignificanti, ma col passare del tempo diventano frammenti di sedimento, che si accumulano fino a formare la struttura spirituale della società. Il giornalismo, in questo senso, non si colloca al di fuori della patria. Si annida nella patria, come un fiume sotterraneo, che scorre silenziosamente ma inesorabilmente.
Per i giornalisti, la patria non è mai stata un concetto astratto. Si manifesta nelle storie concrete che il giornalismo mi permette di raccontare: un autobus notturno pieno di persone che tornano a casa per il Tet (Capodanno lunare), un mercato di fine anno con ancora qualche pesco in fiore, un'aula scolastica remota illuminata a giorno in pieno inverno. Queste cose non fanno rumore, ma sono ciò che dà peso alla nazione. E il giornalismo, se fa bene il suo lavoro, è il luogo che impedisce a queste immagini di svanire in fretta.

Stiamo parlando di un'era di auto-miglioramento. Trovandomi al confine tra il vecchio e il nuovo anno, percepisco quest'epoca non solo attraverso dichiarazioni forti, ma anche attraverso sottili cambiamenti nella coscienza delle persone. L'auto-miglioramento non significa solo accelerare il ritmo, ma osare guardarsi dentro con maggiore profondità. Non si tratta solo di sviluppo esteriore, ma di maturità interiore. Il giornalismo, se conserva la sua profondità, è uno dei rari spazi che aiutano la società a realizzare questa autoriflessione.
Il giornalismo, ai giorni nostri, non è facile. Le informazioni sono soverchianti, la verità è frammentata e la fiducia si erode facilmente. Ai lettori non mancano le notizie, ma manca il tempo per comprenderle. In questo contesto, il giornalismo non può limitarsi a inseguire la velocità. Il potere del giornalismo non risiede nell'essere i primi a parlare, ma nel parlare con verità e profondità. Quando il giornalismo perde la sua profondità, diventa rumore. Quando la conserva, diventa un'elevazione spirituale.
Mentre l'anno volge al termine, un periodo di riflessione, penso spesso a cosa il giornalismo dovrebbe portare con sé nella primavera. Non tutti gli eventi meritano di essere ricordati a lungo. Ma ci sono piccole storie che, se raccontate con onestà e rispetto per le persone, rimarranno impresse nella memoria collettiva per molto tempo. Cosa scrivere, fino a che punto spingersi e quando tacere: sono scelte silenziose che determinano la qualità di un giornalista.
La primavera ha sempre una luce speciale. Non è abbagliante, ma sufficiente a rivelare questioni in sospeso. Per i giornalisti, la primavera è il momento di chiedersi: ho scritto abbastanza a fondo? Sono stato abbastanza vicino alle persone? Ho osato uscire dalla mia zona di comfort? Queste domande non sono piacevoli, ma evitarle non farebbe altro che svuotare la professione.
Durante il Tet (Capodanno lunare), la patria si sente profondamente unita. Non con grandi proclami, ma con i pasti in famiglia, con l'attesa di chi non è potuto tornare a casa, con le silenziose speranze riposte nel nuovo anno. Quando la stampa racconta storie di primavera, in realtà preserva il legame tra le persone. Ed è proprio questo legame che crea la resilienza della nazione.
Quando queste parole verranno lette durante il Capodanno lunare, magari all'aperto, i fiori saranno sbocciati, le persone saranno tornate a casa e un nuovo anno si aprirà. Non so cosa porterà il nuovo anno al giornalismo. Ma credo che finché i giornalisti scriveranno con responsabilità, con memoria e con fede nell'umanità, il giornalismo rimarrà una parte affidabile della vita spirituale della nazione: una voce silenziosa e discreta, eppure abbastanza potente da sollevare le persone e aiutarle a camminare a testa alta negli anni a venire.
Fonte: https://congluan.vn/mua-xuan-cua-chu-10329501.html








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