Mi fermai, presi il calendario dalle sue piccole mani e sorrisi dolcemente: "Domani è il Giorno della Commemorazione dei Re Hung, bambina mia. È un giorno in cui tutto il Paese ricorda i Re Hung, i primi che contribuirono a costruire la nostra nazione come la conosciamo oggi."
La bambina rimase in silenzio per un momento, con gli occhi sognanti, come se cercasse di immaginare un lontano regno delle fate. Poi alzò di nuovo lo sguardo e sussurrò: "Allora, mamma, domani andiamo a trovare i re?"

La processione di portantine provenienti da comuni, quartieri e città delle zone circostanti verso il sito storico nazionale speciale del Tempio Hung. Foto: VNA.
Ho riso: "Il Tempio Hung sarà affollatissimo in questi giorni, con tutti che vengono ad accendere incenso e a rendere omaggio. Quanto a noi, anche se siamo lontani, finché non dimenticheremo mai le nostre radici, persino i re si sentirebbero al caldo nel cuore."
La bambina annuì, ma i suoi occhi brillavano ancora di pensieri lontani, come se la sua piccola anima avesse appena toccato qualcosa di sacro. I bambini spesso pongono domande ingenue, ma è proprio questa innocenza che a volte agisce come un dolce campanello, ricordando agli adulti cose che sono diventate così familiari da essere state dimenticate.
Quella sera, dopo cena, io e mia figlia ci sedemmo a guardare la televisione. Sullo schermo veniva trasmesso un documentario sul Tempio Hung. Silenziose file di persone salivano una dopo l'altra i gradini di pietra ricoperti di muschio, il fumo dell'incenso si diffondeva nella nebbia e, in lontananza, la fitta foresta verde abbracciava le maestose montagne. Mia figlia rimase in silenzio, i suoi occhi rotondi fissi sullo schermo senza battere ciglio. Forse nella sua piccola anima, i frammenti della storia che le avevo raccontato si stavano gradualmente fondendo con le immagini nebbiose, tessendo un filo invisibile che la collegava a un passato lontano.
I ricordi dell'infanzia mi hanno improvvisamente invaso la mente. Allora, sotto la tettoia della nostra vecchia casa, mia nonna mi sussurrava spesso storie su Padre Lac Long Quan, Madre Au Co e le cento uova da cui nacquero cento bambini. Da bambina, pensavo fosse solo una fiaba magica, ma crescendo ho capito che questa leggenda racchiudeva qualcosa di ancora più sacro. È come un filo invisibile che lega silenziosamente milioni di cuori vietnamiti. Forse è per questo che la Giornata della Commemorazione degli Antenati ha sempre un sapore così particolare. Non è una festa per divertirsi o emozionarsi, ma un momento di quiete necessario nella frenesia della vita, che permette a ognuno di rallentare e rivolgere il proprio cuore verso un'origine comune.
Ho anche capito che esistono valori sacri che non necessitano di grandi proclami, ma che si celano nel profumo dell'incenso, nei vecchi racconti di mia nonna, o semplicemente in un calendario rosso acceso appeso al muro. Sono queste piccole cose che mantengono silenziosamente il flusso dei ricordi ininterrotto. E poi, due versi popolari familiari risuonano nella mia mente: "Non importa dove tu vada, ricorda il Giorno della Commemorazione degli Antenati, il decimo giorno del terzo mese lunare". Questi promemoria, tramandati di generazione in generazione, ci fanno capire che alle nostre spalle c'è sempre una fonte a cui guardare, un sostegno da custodire.
Quando saranno cresciuti, questi bambini racconteranno questa storia alle generazioni future. È allora che si eredita l'anima della nazione, come la linfa vitale che scorre silenziosamente in ogni battito del cuore, come fiumi che anelano a raggiungere il vasto oceano.
Secondo l'Esercito Popolare
Fonte: https://baoangiang.com.vn/nho-ve-ngay-gio-to-a483840.html
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