
Tuttavia, nella pratica si è osservato che in alcuni luoghi e in alcuni settori i risultati conseguiti non sono stati commisurati agli obiettivi prefissati. Alcune politiche sono corrette, appropriate e necessarie, ma la loro attuazione è lenta e la loro efficacia non è ancora chiara. Il divario tra lo spirito della risoluzione e i cambiamenti nella vita delle persone non è un fenomeno isolato, ma un problema che va riconosciuto con franchezza.
A seguito della positiva conclusione del XIV Congresso Nazionale del Partito, la necessità di mettere in pratica le risoluzioni è diventata ancora più urgente. Alla Conferenza Nazionale sull'Attuazione della Risoluzione del XIV Congresso Nazionale del Partito, il Segretario Generale To Lam ha sottolineato: “Per far fronte alle crescenti esigenze del processo di sviluppo del Paese in questa nuova fase, dobbiamo essere uniti e decisi nel nostro pensiero, passando con forza dal “parlare” al “fare”, dalla consapevolezza all'azione. I documenti del Congresso hanno chiaramente affermato che dobbiamo superare risolutamente la situazione del “parlare molto e fare poco”, del “parlare bene e fare male”, del “parlare senza fare”, e porre fine ai metodi di lavoro burocratici e formalistici. Ogni comitato di Partito, ogni organizzazione di Partito, ogni quadro e membro del Partito, in particolare i dirigenti, devono dimostrare un alto senso di responsabilità e dare il buon esempio nel trasformare le decisioni in realtà”. Ciò impone, nella prossima fase, che ogni manifestazione di stagnazione, elusione e sottrazione nel processo di attuazione venga individuata e affrontata seriamente.
In molti casi, le risoluzioni non mancano di orientamento o di soluzioni. Il problema risiede nell'attuazione. In alcuni contesti, dopo la diffusione e l'emanazione dei piani, il compito viene considerato concluso; il monitoraggio e il follow-up risultano insufficienti; le revisioni preliminari e finali tendono a concentrarsi sulla rendicontazione dei progressi piuttosto che sulla valutazione dell'effettiva efficacia. Quando i risultati sono insoddisfacenti, le revisioni sono vaghe e non chiariscono le responsabilità individuali, in particolare quelle del responsabile dell'organizzazione.
Una manifestazione evidente è il fenomeno dello "scaricabarile". Le questioni di competenza locale vengono rimandate fino a quando non vengono fornite ulteriori indicazioni da ministeri e agenzie; le questioni già delegate vengono comunque sottoposte ad autorità superiori per "certezza"; esistono regolamenti, ma si attendono ulteriori documenti specifici. Ogni ritardo allunga i tempi di elaborazione, fa perdere opportunità di sviluppo e aumenta i costi sociali. Molti dossier, progetti e procedure si bloccano non per mancanza di una base giuridica, ma per mancanza di decisione. Quando la responsabilità non è chiaramente individualizzata e quando l'elusione non viene punita severamente, la motivazione ad agire inevitabilmente diminuisce.
Un altro punto debole nell'implementazione è la mentalità che privilegia l'assenza di errori come obiettivo primario, anziché utilizzare l'efficacia del servizio offerto ai cittadini come parametro di valutazione. Nell'ambito della riforma amministrativa e della trasformazione digitale, alcuni enti investono in infrastrutture e creano moderni portali per i servizi pubblici, ma i cittadini sono ancora costretti a presentare contemporaneamente documenti sia in formato elettronico che cartaceo; i processi sono digitalizzati, ma la mentalità con cui vengono gestiti non è cambiata. La ragione non è solo tecnica, ma anche legata a una certa riluttanza ad adottare nuovi metodi.
A seguito della gestione rigorosa delle violazioni, alcuni funzionari sono diventati eccessivamente cauti. La cautela è necessaria, ma se si trasforma in procrastinazione, rimandando le questioni a livelli superiori o ad altri reparti, allora diventa un ostacolo. Quando la "sicurezza personale" prevale sull'"efficienza lavorativa", è improbabile che le soluzioni vengano attuate efficacemente. Ciò richiede una chiara distinzione tra le violazioni motivate da interessi personali e i rischi connessi al processo di riforma per il bene comune, garantendo ispezioni e verifiche oggettive, complete e non meccaniche. Se ci si concentra solo sulla prevenzione delle violazioni, senza prevedere meccanismi di protezione per coloro che osano agire, il sistema finirà per assumere un atteggiamento difensivo.
Rispetto al settore privato, è evidente che, pur dovendo affrontare costantemente fluttuazioni di mercato, costi crescenti e una concorrenza agguerrita, le aziende e le imprese private sono costrette a innovare per sopravvivere. Accettano la sperimentazione e il rischio, perché se non si adattano, vengono eliminate. Le dinamiche di mercato creano una pressione positiva, spingendole a essere creative e innovative. Al contrario, nel settore pubblico, se il meccanismo di valutazione continua a privilegiare il rispetto delle procedure rispetto ai risultati finali; se l'elusione delle responsabilità non viene adeguatamente sanzionata; e se l'innovazione non è pienamente tutelata, l'inerzia persisterà. Questo paragone non intende sminuire l'impegno dei funzionari e dei dipendenti pubblici, ma sottolineare la necessità di migliorare i meccanismi operativi e creare incentivi adeguati all'innovazione nel settore pubblico.
Colmare il divario tra le intenzioni e la realtà è strettamente legato all'esigenza di costruire uno Stato orientato allo sviluppo. Uno Stato di questo tipo non si limita a gestire attraverso il controllo, ma crea proattivamente un ambiente favorevole all'innovazione, sblocca risorse e promuove lo sviluppo. In questo modello, l'efficacia della gestione non si misura solo in base al livello di conformità procedurale, ma anche in base ai risultati ottenuti per i cittadini e le imprese. Funzionari e dipendenti pubblici non devono limitarsi a seguire le procedure, ma devono anche puntare all'obiettivo ultimo dell'efficienza sociale. Per raggiungere questo scopo, sono necessari responsabilità individuale, autorità chiara e limiti legali ben definiti, tutelando al contempo coloro che agiscono per il bene comune. Il potere di controllo è un requisito imprescindibile, ma deve andare di pari passo con l'incentivazione dell'innovazione; altrimenti, ne soffocherà lo slancio.
Nell'attuazione della Risoluzione del XIV Congresso Nazionale, il superamento delle debolezze attuative deve essere un compito centrale: porre fine all'attuazione formalistica; contrastare con fermezza l'elusione e la negligenza; valutare i funzionari sulla base di risultati concreti e della soddisfazione dei cittadini; e tutelare coloro che osano pensare e agire per il bene comune. Parallelamente, è fondamentale l'esemplare responsabilità dei leader. Laddove i leader monitorano attentamente l'operato, osano prendere decisioni e assumersi le proprie responsabilità, la risoluzione verrà attuata più rapidamente.
Al contrario, l'indecisione e la scelta di soluzioni sicure porteranno a una mentalità procrastinatoria. Il divario, quindi, non è solo una questione procedurale, ma un problema di cultura della responsabilità all'interno del sistema. Quando ogni fase può essere giustificata da ragioni oggettive di ritardo; quando "richiedere pareri collettivi" viene utilizzato come mezzo per disperdere le responsabilità; quando l'indecisione non viene considerata o gestita in modo adeguato, il sistema cade facilmente in uno stato di stagnazione, riducendo la sua efficacia ed efficienza.
Avere la politica giusta è una condizione necessaria. Ma un'attuazione efficace è la condizione sufficiente. Quando ogni decisione viene presa nell'ambito delle competenze appropriate, in conformità con la legge e al momento giusto; quando ogni livello e settore affronta proattivamente i problemi invece di scaricare la responsabilità; e quando lo spirito secondo cui "dire e fare vanno di pari passo" diventa il principio guida, allora le risoluzioni prenderanno veramente vita.
Il divario tra le risoluzioni e la pratica non è inevitabile. Tuttavia, se gli ostacoli all'attuazione non vengono affrontati tempestivamente e se persistono esitazioni e reticenza, il prezzo da pagare non sarà solo il ritardo, ma anche la perdita di opportunità di sviluppo. Questa è una preoccupazione condivisa anche dalla popolazione: quando l'aspirazione alla riforma non si traduce in azioni concrete, il Paese farà fatica a risollevarsi con forza nella nuova era.
Fonte: https://nhandan.vn/khong-de-khoang-trong-tu-nghi-quyet-den-cuoc-song-post946592.html








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